Xerox Militia!: fanzine heroes never die

04042009001.jpgXerox Militia! n.2/primavera 2009 (76 pagine, fotocopiata, A5)

A distanza di quasi un anno dal numero uno, ecco la seconda uscita di Xerox Militia, una delle ultime pubblicazioni autoprodotte old school – ovvero cartacee – in circolazione.

Per i dettagli principali e un excursus sul numero 1 (procuratevelo!) vi rimando alla recensione già pubblicata qui su Black Milk. Veniamo invece direttamente al sodo per quanto concerne questo numero targato primavera 2009. Il primo rilievo è che – in perfetto stile fanzine – le tempistiche sono piuttosto dilatate, quindi non dovete aspettarvi una lettura che vi sommerga di news e aggiornamenti freschi. Piuttosto da Xerox Militia! dovete pretendere – e vi assicuro che non sarete delusi – analisi, commento, riflessioni e interviste.

Aumentano le pagine, la qualità resta invariata: sempre elevata, per un lavoro ineccepibile già graficamente e formalmente.
Il menù, poi, è  variegato e stavolta comprende soprattutto interviste: Soglia del dolore, The Fanatic Pillows, Serpentcult, Sea Dweller, Port of Souls, Gnaw Their Tongues, Viaje a 800, Electric 69, Crucial Blast records, The Snake Cult, Black Rainbows, Putiferio, The Sick Rose, Valerio Mattioli, El Thule. Poi le consuete recensioni, una retrospettiva e qualche altra chicca seminata.

Si parla davvero di tutto, senza confini di genere. Dal Sixties al dreampop, passando per sonorità più brutali. E’ disorientante a tratti, soprattutto se – come me – conoscete meno della metà delle band di cui si parla (e qui ho faticato un po’, a essere onesto).
Non aspettatevi, comunque, di avere vita facile anche se avete una vasta e onnivora cultura musicale: Loris scrive tanto e con passione; e soprattutto in un italiano più che forbito, quindi scordatevi le costruzioni da seconda elementare che trovate spesso in giro (Web docet, visti gli scempi che si incontrano).

Supportate. Subito.

Per averne una copia scrivete a: loriszecchin@gmail.com

Benvenuti al porto delle anime

pos-rehab-city.jpgPort of Souls – Rehab City (demo 2008)

(di Frank Solitario)

Viziosi e contraddittori, svogliati e psichedelici come la sinusitica e sexy donzella della copertina, ecco a voi i Port of Souls.
Mocassini senza calzino, sacchetto per il vomito, reggiseno e tanta sinusite occipitale da sostanze illegali, vino rosso al posto dell’aspirina; eppure la vorreste per ore nella vostra stanza, come il vizioso garage psichedelico con robuste dosi di rock desertico di Rehab City.
Si parte con “Mutant Tonight”, in robusto tiro Radio Birdman, muscoli hard-rock e una viziosa vocalità punk. Poi, ecco “1000 flowers”, psichedelica e guidata da un ritornello psicotico come la scuola texana 13th Floor Elevators insegna e nuovi gruppi di perdenti alla Pyramids confermano.
Guidata lungo la prateria da cavallo pazzo Bandannas, “Charred Hopes” è puro rock desertico da Route ’66 o entroterra australiano se preferite. “Portrait of a ghost family” è arricchita di venature blues e sudiste, mentre “Guerrilla Tactics for Divorcees” è un country-western distorto ed elettrificato.
“Lacklustre Morals” schiaccia sull’acceleratore, ma è sulla pigrizia e visionarietà grezza che i Port giocano le loro carte migliori.
Se avete un lungo viaggio da fare e un’autoradio scassata alla quale chiedere un ultimo sforzo per accompagnarvi attraverso pompe di benzina abbandonate e cactus marci, sapete già bene cosa dovete assolutamente portarvi dietro.

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