Addio Captain Beefheart

Il 2010 non si smentisce e nelle sue pendici decide di assestare un altro brutto colpo al rock’n’roll e alla sua mitologia.

Don Van Vliet alias Captain Beefheart (69 anni) è morto il 17 dicembre in California, a causa di complicazioni legate alla sclerosi multipla di cui soffriva.

A darne notizia è stato un portavoce della galleria d’arte Michael Werner di New York City, dove molti dei suoi dipinti sono esposti: Van Vliet, infatti, si era ritirato dalla musica nel 1982, per dedicarsi alla pittura. Lascia la moglie Jen, con cui era sposato da 40 anni e che si è occupata di lui durante la malattia.

Captain Beefheart tra il1967 e il 1982 ha inciso tre dischi live, un ep e ben 14 album in studio:

* Safe as Milk (1967)
* Strictly Personal (1968)
* Trout Mask Replica (1969)
* Hot Rats (con Frank Zappa, 1969)
* Lick My Decals Off, Baby (1970)
* Mirror Man (1971)
* The Spotlight Kid (1972)
* Clear Spot (1972)
* Unconditionally Guaranteed (1974)
* Bluejeans & Moonbeams (1974)
* Bongo Fury (con Frank Zappa, 1975)
* Shiny Beast (Bat Chain Puller) (1978)
* Doc at the Radar Station (1980)
* Ice Cream for Crow (1982)

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Paul Simonon: punk e Pollock

paulsimonon.jpgPaul Simonon nel 1986 – all’indomani dello scioglimento dei Clash – tornò alla pittura, ovvero al suo primo amore. Aveva imbracciato un basso per puro spirito del tempo, ovvero aderendo all’etica per cui tutti potevano suonare e mettere su una band… e si era ritrovato, sorpresa!, in uno dei gruppi più influenti degli ultimi 30 anni.
In una recente intervista rilasciata al Guardian, Simonon ha fatto il punto della situazione sul suo corso post-Clash, sulla scomparsa di Strummer e sui suoi progetti futuri.

Simonon: “Ora posso entrare e uscire dalla musica quando mi va, ma non è più la mia vita. C’è stato un momento, dopo il periodo intenso della fine dei Clash, in cui ho realizzato che la pittura mi coinvolgeva in una maniera che la musica non faceva“.

Paul dal 1986 ha ripreso un’intensa attività come pittore: tornato dalla California ha ritrovato l’ispirazione grazie al clima e ai paesaggi inglesi: “Ne ho vista la bellezza per la prima volta – la pioggia, le nubi, il freddo e anche i cieli grigi. Tutto era così ricco e vario, in confronto con l’omologazione di Los Angeles. Così sono uscito sotto la pioggia e ho iniziato a disegnare le le centrali del gas che ci sono vicino al porto. Quello è stato il punto di svolta“.
Simonon non è affatto un dilettante, né un nome emergente nella pittura contemporanea: dal 19 aprile esporrà in Old Bond Street e i suoi lavori avranno prezzi ragguardevoli, compresi tra le 5.000 e le 30.000 sterline (almeno a detta del suo gallerista).

Quando gli viene chiesto cosa pensi della prematura scomparsa di Joe Strummer risponde così: “Joe ed io eravamo molto vicini, sai. Eravamo molto amici dall’inizio, vivevamo per strada e ci dividevamo i soldi del sussidio. Dopo che la band si è sciolta è stato ospite a casa mia per molto tempo. E’ stato un brutto colpo. Brutto. Subito è stato uno shock così grande che nemmeno me ne sono reso conto. Poi ho dovuto cercare un modo per farmene una ragione, trovare una giustificazione. […] Scoprire che Joe aveva problemi cardiaci congeniti è stato d’aiuto per dare un senso alla cosa, in un certo senso… insomma, voglio dire, avrebbe potuto accadere anche prima. D’altra parte è grandioso che lui abbia fatto tutte quelle cose nel tempo in cui ha vissuto. Ha utilizzato il suo tempo al massimo“.

E la reunion dei Clash paventata nel 2002 in occasione dell’ammissione della band nella Rock’n’Roll Hall of Fame?
Simonon: “Joe la voleva fare, così come Mick e Topper, ma io non ne volevo sapere. Sono l’unico ad avere sempre detto di no. In quel frangente, poi, non mi pareva fosse il momento giusto. Si trattava di un grosso evento, di quelli con posti a sedere da 2000 dollari. No, non era assolutamente nello spirito dei Clash“.

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