Acchiappasogni a tradimento

steepleSteeplejack – Dream Market Radio (Area Pirata, 2014)

Quando dici Steeplejack sai che, fra gli appassionati, vai a toccare un tasto di quelli che scatenano passione e golosità. Perché sono uno dei classici gruppi che una volta piaceva definire “cult”: un mini-lp e un album pubblicati fra il 1987 e il 1988, poi un nastro (ristampato solo nel 2011 come doppio lp) e un mini-cd nel 2006 (altro…)

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Bacherozzi e confusione

Tbugzhe Bugz – Confusion (autoproduzione, 2014)

Nuovo titolo distribuito da Area Pirata e autoprodotto, per i pisani The Bugz – definiti nel comunicato allegato al cd come “storica e più longeva band pisana” (in effetti pare siano in giro da quasi 20 anni, essendo nati nel 1995).

Questo è il loro terzo lavoro sulla lunga distanza e a quanto intuisco – non conosco i precedenti dischi – la band ha avuto un processo evolutivo piuttosto variegato (altro…)

Send me Strange Flowers every morning

The Strange Flowers – The Grace Of Losers (autoprodotto, 2011)

Quasi un quarto di secolo di storia, vita e musica. Sei album – e altre minuzie sparse. Questo è il curriculum vitae dei pisani Strange Flowers, gente che tra alti e bassi, mode che andavano e venivano, batoste, difficoltà e cambi di formazione non ha mai mollato. A costo di restare un po’ nell’ombra, sulla bocca di un sottobosco di appassionati, cultori di neo-Sixties e psichedelia.
Ma questa è, appunto, la “grazia dei perdenti” a cui si fa appello nel titolo di questo sesto loro disco. L’avere il coraggio di fottersene e continuare per la propria strada, a dispetto di tutto e tutti.
E attenzione, perché questo è il vero elemento che rende speciale un disco come questo. Già, perché il mestiere degli Strange Flowers è innegabile e li guida nel proporre una collezione di brani che spaziano dal Sixties pop alla psichedelia beatlesiana, dal garage rock al beat più solare… ma il mestiere non è tutto. Conta, aiuta, regala importanti appigli, ma non è anima. E a chi piacciono i dischi senz’anima?

E’ proprio grazie a questa impalpabile grazia dei perdenti, alla passione bruciante che ti si avvolge immediatamente intorno al collo già al primo ascolto, che The Grace Of Losers è un signor album; di quelli che possono abbattere senza sforzo le barriere di genere e i pregiudizi legati ad ascolti settoriali. Io per primo, onestamente, non mastico con piacere e assiduità questo tipo di sonorità (del Sixties prediligo il lato più violento e oscuro), eppure riconosco in questi nove brani una forza espressiva, una capacità di stimolare immaginazione e attenzione spiccata e innegabile. Che, in tempi in cui l’offerta è sterminata, non è certo cosa da poco, visto che le band tendono a somigliarsi tutte inesorabilmente, nella riproposizione di formule e schemi da studiare a colpi di discografie scaricate e piazzate in un lettore mp3.

E comunque, se proprio di questi discorsi non dovesse fregarvene nulla perché siete in un momento stile “It’s only rock’n’roll”, poco male. The Grace Of Losers è un bel disco che si presta anche a un ascolto disimpegnato, grazie alla spiccata e fine vena melodica di tutti i brani. Insomma, non avete molte scuse per ignorarlo…

[foto di Giulia Altobelli]

Record collectors are pretentious assholes

Not Moving – Light/Dark (Audioglobe Relics, 2011)

Non prendiamoci per i fondelli. Chi segue Black Milk o comunque le mie cazzate da un po’ di tempo sa quanto io sia da sempre fanatico dei Not Moving – che infatti ricorrono puntualmente in queste pagine: provate a fare una ricerca usando il motore interno di BM e vedrete di cosa parlo.
E’ logico e consequenziale, dunque, che questa uscita targata Audioglobe Relics (una nuova divisione della storica etichetta/distributore) abbia stuzzicato i miei ormoni e attivato l’area più acritica e disposta a bersi tutto del mio cervello. E va bene così, perché questa antologia che raccoglie i due primissimi singoli, tre ep/mini lp (Land Of Nothing, Black’n’Wild e Jesus Loves His Children) e il demo tape d’esordio della band trascende oggettivamente ogni considerazione, opinione e sforzo critico. Semplicemente questa è materia originaria, un elemento fondante della cultura rock alternativa italiana, oltre che underground.
Se non ti piacciono i Not Moving, probabilmente non ti piace il rock’n’roll. E allora hai un problema, baby… ma ognuno ha i suoi, quindi amen. Buona fortuna.

Detto questo, il mio pensiero – e non solo il mio, visto che qualcuno si è mosso per ristampare questo materiale – è che di questi 31 brani non ci sia proprio nulla da buttare; il 90% di queste canzoni è di diritto entrato nel Gotha dei classici della musica sotterranea tricolore degli anni Ottanta, mentre il restante 10% è per cultori e raffinati gourmet – che godranno come ricci ad ascoltare, ad esempio, il primissimo demo tape riemerso dalle nebbie e fino a oggi irreperibile (a meno di non esserselo comprato 30 anni orsono o di avere qualche amico/conoscente compiacente disposto a duplicarvi la cassetta…).

Come dite, voi giovanotti là in fondo? Non avete capito cosa c’è qui dentro? Beh, dovete studiare, per dio. Ma vi voglio dare un aiutino, riportandovi uno scambio di mail con l’amico Tony Face (giovincelli, dovete saperlo, ma lo preciso: lui era il batterista del gruppo, asini!), che dovrebbe se non altro instradarvi leggermente:

Tony: Arrivato alla fine ?
Andrea: Sì ieri. Arrivato, un po’ ammaccato ma arrivato. I corrieri andrebbero fucilati negli androni dei palazzi. Appena riesco a sentirlo recensisco!
Tony: Il contenuto sonoro e largamente inferiore alla confezione. Sappilo !
Andrea: Caro Lei, io quel contenuto sonoro lo adoro e lo possiedo tutto in vinile originale (e nel caso dei due 7″ anche ben pagato – non profumatamente, ma nemmeno poco… ricordo che comprai i due singoli in blocco da uno spacciatore romano che vendeva dischi dal bagagliaio di una Renault scassata; nel 2002 gli diedi 25 euro a pezzo in mint conditions; poi un anno dopo il secondo 7″ l’ho trovato e comprato a 1 euro in ottime condizioni in un negozio di un cretino… così ne ho due copie addirittura hehehe). Mi mancavano però i pezzi del demo, che inseguivo da un bel po’ di anni. Ricordo anche di averti molestato per chiederti se me ne facevi una copia, molto tempo fa; avevo persino rotto le palle a Guglielmi almeno 10 anni orsono, per lo stesso motivo… finalmente sono stato esaudito!
Tony: Hahaha. Non mi ricordo che mi avessi chiesto il demo, che ho recuperato tra le mie infinite scartoffie in stato di salute precaria e sottoposto a qualche cura nell’apposito studio, per ridargli un minimo di dignità. Sinceramente trovo il tutto molto datato. Mi piace molto Movin’ Over per quanto e crudo e cattivo, non so perché ma ogni volta mi vengono in mente i Dead Kennedys, anche se c’entra poco. Black’n’Wild è il migliore. Jesus bello, ma ha dei suoni che mi fanno girare le palle, in particolare quello della batteria. Ma eravamo in trip con gli Hoodoo Gurus, io con i Lime Spiders, e i suoni ci sembravano quelli.

Avete capito? Ecco, ora correte a ordinare/comprare questo cd, che è anche a prezzo super friendly (e ha una confezione da paura, oltre che un booklet con un bel pezzo esplicativo scritto dal Luca Frazzi nazionale). Altrimenti smettete pure di dire che ascoltate il rock’n’roll e sperate che ritorni il Festivalbar.

Bugiardi per cui morire

Liars – Salvation/Can’t Stay Away From You (Area Pirata, 2010)

Fottuto godimento. Dagli umidi e profondi meandri del garage revival italiano riemerge una formazione leggendaria, ossia i The Liars di Pisa – nati nel 1985 e poi andati scemando lungo tutti i Novanta, fino a far perdere le proprie tracce (altro…)

Milano Mod!

fourbyartcopertinaap019.JPGFour by Art – The Early Years ’82-’86 (Area Pirata, 2008)

Milano, 1982: nascono i Four by Art, formazione pionieristica delle sonorità mod e neo-Sixties della penisola.
Pisa, 2008: la Area Pirata dà alle stampe questo eccezionale manufatto, in forma di cd antologico che ripercorre la carriera della band (in edizione limitata, con confezione digipack e liner notes a cura di Luca Frazzi).

A costo di sembrare sempre lo stereotipato mister “una volta era tutto fico, oggi i gruppi fanno cagare”, non posso esimermi dallo scrivere che questo cd è pieno di cosette che fanno mangiare polvere e merda (scusate il francesismo) a tanti contemporanei. Sarà il fascino del vintage (modernariato?), ma il punto è che il mod/psych pop virato garage Sixties dei Four by Art è davvero contagioso, forse anche per il fatto di non essere filologico e pedante – come alcune band del giro amano essere – ma piuttosto aperto e variegato.

Insomma, bando alle stronzate nella lingua della temuta razza dei recensori. Questo disco è davvero da ascoltare, anche solo una volta… ma è un favore che dovreste farvi. Poi potete anche archiviarlo nella parte del vostro scaffalone porta-cd in cui tenete le ristampe e che avvicinate solo per farvi fighi con gli amichetti. Ma ascoltatelo e poi mi saprete dire.

Unico appunto: in quanto antologia (contiene i due album usciti per Electric Eye, il primo singolo autoprodotto e tre inediti live) il disco risulta un filo lungo e dispersivo da ascoltare tutto di seguito. E’ consigliata, quindi, un’assunzione “a puntate” per migliorare l’esperienza sonora.

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