Los Angeles dreaming

cover BleachedBleached – Ride Your Heart (Dead Oceans, 2013)

[di Manuel Graziani]

Evidentemente è vero che col tempo ci si ammorbidisce. Per averne conferma citofonare a Jennifer e Jessica Clavin che dal punk riottoso delle Mika Miko hanno fatto un triplo salto mortale e sono atterrate sul morbido materasso del power-pop. Saranno i Ray-Ban, quelle pose da ragazze stonate e la psichedelia Sixties sottopelle (“Dreaming Without You”) fatto sta che le sorelle losangeline più che alla coppia di fatto di un tempo Peter Case- Paul Collins mi fanno pensare alla coppia di fatti William e Jim Reid (altro…)

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La Muerte goes solo

Dome La Muerte – Poems For Renegades (Japanapart, 2011)

Chi, leggendo, ha già rispolverato immagini legate a “gruppetti” tipo CCM, Not Moving (e Diggers, più recenti), farebbe meglio a tirare immediatamente il freno a mano e a fare un bel respiro.
Già, perché questo debutto solista di Domenico Petrosino, alias Dome La Muerte, non ha nulla a che fare – a livello di sonorità – con quanto lui ha fatto nelle sue esperienze musicali più note (altro…)

Steve Wynn & the Miracle Three

Clip di “Amphetamine” dall’album del 2002 Static Transmission. Puro Wynn sound con echi dei Syndicate. Enjoy.

I got my Mojomatics working

mojorecord.jpgThe Mojomatics – Down my Spine/The Diamond Jack (Wild Honey, 2008)

Dalla neonata Wild Honey Records (label italiana collegata all’universo di Bam Magazine) ecco arrivare un bel dischetto a 45 giri fumante. Fumante non tanto per il fatto che è nuovo e il vinile è ancora caldo di pressa, quanto piuttosto per il contenuto, davvero rovente.

I Mojomatics non sono certo esordienti nel panorama nazionale ed europeo, anche se io confesso di avere finora tranquillamente glissato sul loro conto, perso nelle mie disordinate e farfuglianti peregrinazioni musicali. Che errore. Che grande errore. Già, perché se la loro produzione pregressa si avvicina minimamente a ciò che è contenuto il questo singolo, credo di avere trovato una delle poche, pochissime band contemporanee che mi piace davvero e mi riconcilia (almeno per la durata dei due lati di questo 7″) col concetto di acquistare dischi che non siano usciti quando ero bambino o ancora non ero stato concepito.

Loro sono in due (chitarra + batteria), anche se non si direbbe, tanto potenti, compressi e saturi suonano in questi due brani. Anzi, quasi c’è da domandarsi come dal vivo possano ricreare una tale muraglia sonica, che si abbatte compatta come un mattone sulle nuche degli ignari ascoltatori. Questi due pezzi, poi, mescolano senza troppe paranoie diverse suggestioni, che vanno dal garage rock più assatanato, al punk 77, al Sixties pop anfetaminico, al paisley… insomma un bel frullatone ipervitaminico, di quelli che rinfrancano e rinvigoriscono.

Bravi, grazie e datecene ancora.

PS: il disco è disponibile anche in edizione superlimitata con copertina serigrafata. Contattate la label per accaparrarvelo (se ce ne sono ancora copie in stock).

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