Attack of the killer 7″: Barsexuals, Pat.Pend. & Wasted Pido

barsexualsThe Barsexuals – s/t (autoprodotto, 2012)

Un trio maleducatissimo chitarra/voce/batteria; una registrazione che definire lo-fi è un complimento, visto che questa delizia di singoletto fa sembrare gente come Cramps, Morlock e Gravedigger V il corrispettivo garage/psychobilly/r’n’r dei Queen; copertina fotocopiata e centrini scritti a pennarello… avete capito che aria tira?
Esatto: aria di genio e demenza. Questa è roba che tanti schiferanno, ma che è la quintessenza del fare esattamente il cazzo che si vuole, alle proprie condizioni e senza guardare in faccia a nessuno (altro…)

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Guitar, stompbox & voice

milaneseMarcello Milanese – Goodnight To The Bucket (Helleluja, 2013)

Vanno un casino di moda le one-man band, i bluesman lo-fi maledetti alla pizzaiola, vero? Può anche essere. Ma se state pensando che il buon Marcello Milanese sia uno che salta sul carretto perché fa figo, avete cannato brutalmente, visto che questo signore la suddetta roba la suona e la macina da una ventina d’anni almeno.

Questo suo nuovo lavoro è essenziale, rosicchiato all’osso – stripped down direbbero gli americani – e minimale; un blues tradizionale e scheletrico, sepolcrale, sanguigno e a volte anche sanguinante, suonato con una chitarra autoprodotta che si chiama Helleluja H1 e una stompbox altrettanto autoprodotta. Tutto in presa diretta (altro…)

Il vangelo secondo Tony La Muerte

Tony La Muerte One Man Band – DimonioColombo (autoprodotto, 2012)

Questo pazzoide con dobro, cassa (o comunque percussione a pedale) e ugola vociante è un mito a modo suo. Davvero… se penso alle one man band da sballo, penso a gente come lui: folli insensati che suonano un pastone fetido e indispensabile fatto di rockabilly, blues, rock’n’roll e punk; il tutto con piglio da zappatore a cottimo dopo il secondo bottiglione di rosso, la finezza di un mercenario serbo e il background di un reietto dell’Alabama.

Ovviamente il signor La Muerte non è nulla di tutto ciò – almeno che io sappia – ma risulta credibilissimo, coinvolgente e con vincente nella sua proposta. Niente di nuovo, sia chiaro, ma questa è una di quelle musiche che reiterando stilemi sempre identici è in grado di farti venire la pelle d’oca se fatta con trasporto, indipendentemente da quante centinaia di dischi simili tu abbia sentito.

Tony spacca, ha il blues e il punk. solo una cosa… il cantato in italiano non lo reggo. E’ ridicolo, quando sento dire “Diavolo” mi cadono i coglioni. Problema mio, come al solito – e ben noto. Però tu, Tony, facci un pensierino sull’inglese…

Il ragazzo del garage

Garage Boy – Gonzo Muziko (Lepers Produtcions, 2011)

Non si può proprio dire che questi della Lepers Productions siano banali. Ho già avuto modo di recensire una delle loro creature (i Cristio) e di notare come con i loro gruppi il “l’ho già sentito” è sempre difficile lasciarselo scappare. Così quando ho iniziato ad ascoltare i Garage Boy sapevo già di predispormi all’inconsueto. E infatti l’album Gonzo Muziko è una vera catarsi di differenti generi musicali dal punk (e cowpunk) all’hip-pop, dal dub alla tecno, dal funk al pop anni Ottanta, da cui trae a mio avviso la maggior ispirazione linfa, il tutto con una spruzzata di campionamenti dei principali rumori e jingle della modernità (suonerie di cellulari, trasmissioni cine-televisive, etc.).

Dimenticavo i Garage Boy sono in realtà una one man band. La leggenda narra infatti che dietro a questo gruppo si celi un posteggiatore abusivo e clandestino proveniente dal Tagikistan. L’ironia di questa operazione di maquillage della propria identità in stile “Borat dei poveri” non è male e rende ancor più concettuale questo lavoro: questo è quasi sempre il destino delle creature musicali che nascono da una sola mente eclettica. Mi vengono in mente, pur con differenze sostanziali, gli esperimenti di Cornelius, DJ Shadow, Pepe Deluxe episodi di musica più vicina a tecno e discoteca, rispetto ai mondi più industriali di NIN e Ministry, comunque in alcuni episodi evocati. E non manca neppure qualche passo basso e batteria stevealbineggiante (“Gimmie Gimmie”, “Le Grand Passion d’Amour”) tanto per dare un ulteriore contributo alla voce eclettismo.

Ma non fatevi scoraggiare da questa patina di seriosità, perché Gonzo Muziko è molto bello e merita di essere ascoltato: a dire il vero non vi ci vorrà molto a restare intrappolati nelle sue ardite melodie, tanto da far emergere quasi una certa vocazione pop.
Tra i pezzi migliori il reggae dubbato di “La Moderna Vivo”, la onirica “Tajik-Soviet Fantasy” e il pezzo dall’ispirazione maggiormente punkeggiante e cioè il già citato “Gimmie Gimmie”.

Bravo Garage Boy, vai con l’avanguardia.
Pubblico di merda.

[Potete scaricare il disco di Garage Boy, legalmente e gratuitamente, nel sito della Lepers Productions, cliccando QUI]

Dementi e monobande: il lo-fi come non l’hai visto mai

Thee Dements/Number 71 Monobanda – split tape (Bubca, 2010)

Continua imperterrita e cieca la crociata lo-fi della Bubca. Una guerra santa che ha quasi connotati autistici, ormai, visto l’accanimento e i mezzi squisitamente – ma tragicamente, per contrario – obsoleti con cui viene combattuta… tipo le cassette (altro…)

Docteur Legume on the planet of the vinyl

Docteur Legume et Les Surfwerks – 3D Robot Monster (Bad Man, 2010)

Ci siamo occupati del Docteur Legume a fine 2009, recensendo il suo promo cd. L’articolo si chiudeva così: “L’unico dubbio che rimane, tanto per tornare su un concetto espresso all’inizio, è come mai il Doc non riesca a trovare un’anima che gli produca un cazzo di dischetto (altro…)

Body Bag Redemption & Anti-Bodies: madness power

Comunicazione di servizio – alias botteghismo senza limitismo, alias esibizionismo ingiustificato.

E’ disponibile da pochi giorni il cd split Body Bag Redemption (ovvero io che scrivo, nonché Mr Black Milk) & Anti-Bodies, uscito per la 0’Style Records di Ferrara. (altro…)

Oh my God! It’s a surfing Docteur Legume

legume cd cover3 (front)Docteur Legume et Les Surfwerks – Spaghetti Surf From Outer Space (promo, 2009)

Campa cavallo che l’erba cresce. Son passate le settimane (i mesi?) e questo promo si era infilato nei meandri della scrivania, anzi era rimasto imprigionato in uno degli strati geologici mediani che affollano il mio piano di lavoro. (altro…)

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