Beati gli ultimi?

Gli Ultimi – Storie da un posto qualunque (Laida Provincia Crew/Tuscia Clan/Kattive Maniere/Marchiato A Fuoco/Dai Sobborghi/Rumagna Sgroza/Oi Shop Germany,  2012)

[di Denis Prinzio]

Nella laida bastarda e sporca provincia romana – come la definiscono loro – ci sono nato e cresciuto anch’io. Conosco bene le situazioni e le storie d’ordinaria emarginazione raccontate con sapienza e senza banalità alcuna in Storie da un posto qualunque, terzo album de Gli Ultimi, band nata in seguito a diversi split di altri gruppi (altro…)

Never trust a indie

Gradinata Nord – Never Trust a Indie (BaCio, 2011)

Che i Gradinata Nord siano miei amici non è un segreto. Ci conosciamo da quasi 20 anni Claudio (il batterista, nonché losco personaggio che stava dietro alla fanzine leggendaria Nessuno Schema) ed io, tanto per darvi l’idea della faccenda. Quindi chi vuol pensare male, lo faccia pure e morta lì.

Detto questo, è con grande piacere e una certa ilarità (visto che oltre a essere dei rocker di razza mi divertono anche molto) che mi sono trovato nella cassetta delle lettere la nuova uscita targata BaCio Records – con sede nelle Kayman, ovviamente: un cd che nella grafica e nel titolo cita un famoso bootleg dei Pistols. Attenzione, però, perché non si tratta del nuovo disco dei GN, ma di un lavoro dedicato ai veri fan. Never Trust a Indie, infatti, è da interpretare come un compendio all’album uscito nel 2010 e contiene un po’ di chicche del passato recente e remoto.
Si parte con i cinque brani dello split del 2002 con i Rebelde; poi c’è quasi tutto il concerto di ritorno della band dopo sette anni di pausa (del settembre 2010, che ha circolato in edizione limitatissima e con più pezzi in versione cd-r – e io ne sono orgoglioso possessore); a seguire sei pezzi di un live di aprile 2000, con ben quattro cover; infine un brano solo tratto dal primissimo concerto del gruppo, nel gennaio 2000.

E’ interessante ascoltare questo cd seguendo l’ordine suggerito dalla cronologia dei brani, piuttosto che quello della scaletta vera e propria; in questa maniera si coglie l’arco dei Gradinata Nord che, pur fedeli a un’estetica e a un’attitudine street-oi da sempre, mostrano diverse sfaccettature sonore a seconda delle epoche considerate. Abbiamo gli esordi all’insegna del più violento e Nabat-iano oi punk: nichilismo, stadio, rabbia working class, pezzi punk tirati con tendenza a tratti hardcore (non per nulla, dei sette brani più antichi, tre sono cover dei Nabat, uno degli Erode e uno degli Agnostic Front). Poi c’è l’evoluzione del 2002, quando il seme dello street punk inizia a germogliare e a scoprirsi ibridato con il rock e l’heavy: inni da ultras avvelenati, con potenti scariche di hard rock primordiale e qualche notevole citazione metallica (non ultima la cover di “Carry On” dei Manowar, ribattezzata “Carry Oi!”). E, per finire, ci sono i GN dell’ultimo periodo, quelli del “rock da stadio” in cui le influenze più svariate e – sulla carta, almeno – improbabili si amalgamano per dare vita a pezzi che come minimo ti restano in testa per una settimana già dopo il primo ascolto; qui dentro ci sono tanto gli Heartbreakers quanto i Motley Crue, gli AC/DC e i Cockney Rejects, i Motorhead e i Dead Boys, i Manowar e i Faces… del resto è noto, non si risparmiano certo colpi quando c’è da tirar fuori un inno. E i GN lo sanno bene.

Ultima considerazione: il live del 2010 ci mostra i Gradinata in gran spolvero, con un piglio incazzoso e tagliente che dal vivo non è per niente facile mantenere.

Se già li conoscevate, Never Trust a Indie è senza ombra di dubbio un acquisto obbligato per avere anche questo nuovo tassello della discografia dei rocker valtellinesi. Se siete neofiti, il consiglio è di abbinarlo al cd Valtellina Boyz, per avere solide basi di ascolto ed entrare nel magico mondo dello sleazy rock da stadio gridando i cori più giusti senza sbagliare nemmeno una parola.

The (Valtellina) boys are back in town

Gradinata Nord – Valtellina Boyz (BaCio, 2010)

Sono passati otto anni, durante i quali qualcuno – magari – aveva anche dimenticato gli eroi del rock della Valle: i Gradinata Nord. Invece, come nella miglior tradizione delle storie un po’ epiche e un po’ tamarre, rieccoli – e in gran spolvero (altro…)

I Los Fastidios all’arrembaggio

los-fastidios-allarrembaggio.jpgLos Fastidios – All’arrembaggio (KOB Records/Mad Butcher, 2009)

A tre anni da Rebels’n’Revels tornano i Los Fastidios con un nuovo disco, All’Arrembaggio. Sempre di oi si tratta, naturalmente. E altrettanto naturalmente non ci sono grossi cambiamenti nella musica dei veneti: trentacinque minuti di inni punk rock con ritornelli da cantare in coro sotto il palco.

Rispetto alle ultime prove la novità da segnalare è la minor presenza di brani in levare: il solo “Reggae Rebels” ha ritmi giamaicani al 100% e in un altro paio di occasioni si finisce dalle parti dello ska-core, mentre per il resto del tempo si rimane ancorati ai classici tre accordi punk. Il tiro rimane quasi sempre alto, anche se in passato (penso a Contiamo su di voi) la produzione maggiormente grezza rendeva molto più cattivo e diretto il suono, cosa che in All’arrembaggio non accade con la stessa intensità, se non in un paio di pezzi – cioè “Freedom Town” e “Reds In The Blue”.

Nulla di nuovo anche per quanto riguarda i testi e i temi affrontati: si passa dalla rivoluzione che prima o poi avverrà di “La nostra internazionale”, all’ennesima canzone sui fatti di Genova (“Freedom Town”) per finire a parlare del mondo ultrà in “Football Is Coming” e degli ideali skinhead in “Bottiglie e battaglie” – il brano più elaborato del disco, che parte come una ballata per poi aprirsi a un finale anthemico in crescendo.

Inutile domandarsi se abbia senso parlare ancora di queste cose in Italia nel 2009: i Los Fastidios ci credono, difficilmente convinceranno chi non la pensa come loro o chi ha dubbi, ma andranno sempre all’arrembaggio. E solo per questo, per quanto mi riguarda, meritano rispetto, al di là della perfetta riuscita o meno di un album.

Nabat @ Bovisio Masciago

nabat_logo.jpg7/02/2009: Nabat @ All Blacks, Bovisio Masciago

L’urlo Oi! originario si fa sentire anche nel 2009 nelle fredde terre dell’hinterland milanese. A dargli voce ci pensa Steno, tornato coi suoi Nabat più incazzato che mai. Qualità eccezionali di frontman, trascina il pubblico in cori e pogo come se fosse ancora nel 1980, aiutato da un’ottima band, dal suono compatto e trascinante.

Il concerto dura un’ora, con spazio per tutti i classici del gruppo, veri e propri pezzi di storia del punk italiano. Alcuni esempi: “Potere nelle strade”, “No armi”, “Skin e punk” e “Italia degli sfruttati”. Il meglio in assoluto lo si raggiunge però su “Laida Bologna”, 7 pollici uscito nel 1984 e ancor oggi attuale (grande Cofferati…), “Scenderemo nelle strade” e “Tempi nuovi”, che non vorresti mai smettere di cantare. Ooooooo-oooooo-ooooooo-eaeaeaea!

Citazione per i gruppi spalla: Cervelli Stanki e Senza Frontiere, entrambi di area Oi!, e Svetlanas, hardcore per metà femminile.

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