Everything went Robanera

Robanera – s/t (autoprodotto, 2011)

E’ incredibile come girando in Rete io non abbia trovato praticamente nessuna traccia dei Robanera, eccetto la loro pagina Myspace. Non una recensione, un’intervista, una segnalazione… beh, cara la mia “critica” musicale italiana, hai cannato, cappellato, sbagliato, pestato un merdone.

Va bene confesso che – anche se mi bullo e faccio il brillante – ho comunque scoperto solo casualmente la band; ma detto questo è innegabile che basta un grammo di curiosità per rendersi conto di quanto i Robanera meritino e siano un gruppo peculiare, soprattutto in questo momento storico. Quindi il concetto resta il medesimo: informatevi, ascoltateli, parlate di loro. Cazzo.

“E da cosa deriva cotanto entusiasmo, di grazia?” vi starete domandando… è presto detto: provate a immaginare una versione più lo-fi, acida (e meno autoreferenziale) dei Black Flag dell’ultimo periodo miscelata a succo di Saint Vitus e Obsessed; marinate il tutto in una dama di vino rosso da 13 gradi almeno e via, il gioco è fatto: avrete questo cd con otto brani di ottimo sludge core/proto-doom pesante come un cingolato sovietico e nero come la ruggine più infetta, raschiata da carcasse metalliche improbabili.

Lo schema è minimale, ma di quelli rischiosi: riff a martello su tempi per lo più rallentati, con stop & go per creare la tensione e cantati disperati (con testi di poche parole: ho trovato eccezionale questa cosa… il testo del brano “Robanera” è composto solo e unicamente da tre vocaboli, per fare un esempio). Il margine per cadere nella banalità da tredicenni pseudometallari è altissimo, ma è proprio qui che emerge la stoffa di questi ragazzi, che vanno ad attingere in quel medesimo pozzo putrescente e pulsante da cui pescarono i loro numi ispiratori.

Se la sacra triade di cui sopra vi dice qualcosa, sapete cosa fare. Anzi, cosa dovete fare. Robanera.

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Obsessed by the Obsessed

Qui il metal d’annata, quello sanguigno, minimale e “storico” ci piace. E parecchio.
Gente come gli Obsessed, per esempio, padrini del sound doom, eroi sfigati, perdenti con capelli lunghi e chitarre ruggenti.

E allora, grazie al solito provvidenziale Youtube, godiamoci un mini-documentario proprio sugli Obsessed di Wino; si tratta di un oggettino ormai vintage, uscito su VHS nei primi anni Novanta, frutto di uno sforzo della Columbia che voleva promuovere la band dopo la reunion.
Il disco (The Church Within) però non vendette e il gruppo venne scaricato. Con buona pace dei membri che si divisero andando incontro ad altre avventure musicali.

Eccolo, nella gloria del formato analogico riversato in digitale.
Fate attenzione a Rollins, che è sempre fonte di aneddoti.

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