Bastardi di confine

BorderBastardBorder Bastard – XVII (Kornalcielo, 2014)

Sono triestini i Border Bastard e sono altri alfieri dello speedrock-turborock, quello che tanti anni fa chiamavamo metal-punk, definizione desueta e che mai ha attecchito troppo, ma che ha sempre il suo perché.
A parte questo, inizio a pensare che in nordest dello stivale, per qualche motivo particolare, sia terra fertile per questo tipo di band… (altro…)

La progenie bastarda di La Muerte

The Headbangers – More Hate Songs (autoprodotto, 2011)

La Toscana colpisce ancora. E a scaricarci addosso otto brani di rock’n’roll lercio sono questi figli bastardi del loro mentore Dome La Muerte, ossia i The Headbangers (di cui abbiamo recensito uno split proprio con i Diggers di Dome).

Il nome di questa band è talmente semplice e candido da essere geniale; sicuramente da fine anni Settanta a oggi ci saranno state altre venti formazioni – almeno – con la medesima ragione sociale, che fa molto NWOBHM o Motorhead sound. Insomma, un nome che crea aspettative… e la band non le disattende.
Questi ragazzi si muovono su coordinate variegate, ma ben distinguibili: c’è il protopunk, c’è un pizzico di garage rock, c’è la lezione protohardcore dei primi Black Flag e devianti contemporanei, c’è la puzza sulfurea degli stivali di Lemmy e compari, c’è l’ingenuità taurina dei gruppi più sconosciuti della NWOBHM (quelli che suonavano punk senza saperlo in pratica). Insomma, non si tira fiato facilmente ascoltando More Hate Songs, ma si gode parecchio, perché questa è la musica dei giusti, la musica di quelli che ci buttano l’anima e se ne fottono del resto. A costo di rompersi le corna contro a un muro.

Se proprio devo trovare un difetto, avrei preferito un’uscita su vinile, che avrebbe donato un calore più pulsante al tutto. E la copertina ricorda più un artwork degli Screeching Weasel…

Detto questo: avanti Headbangers, c’è bisogno di voi.

Il cd è distribuito Area Pirata: garanzia anche per i più scettici. Gente di poca fede.

Rabies in Leicester

Agony Bag – Feelmazumba (Black Widow, 2001)

Sono da sempre tra i campioni della NWOBHM più oscura, questi Agony Bag (con ex membri della cult band Black Widow); il ruolo se lo sono meritatamente guadagnato sulla scorta di un singoletto contenente due soli brani, che è una specie di Santo Graal per diversi collezionisti: Rabies is a Killer/Never Ever Land (1980, Monza Records).
Il mito e la leggenda, poi, sono stati per anni potenziati dal fatto che la band – di stanza a Leicester, UK – aveva inciso un album mai uscito, visto lo scioglimento precoce.

Ed è qui che entra in gioco la genovesissima Black Widow Records, che con un colpo di mano, nel 2001, si aggiudica la possibilità di riesumare i nastri originali del disco e pubblicarli in pompa magna, in edizione cd. Nel 2001 esce, dunque, Feelmazumba, con “soli” 21 anni di ritardo.

La sensazione, ascoltando gli Agony Bag in una dimensione più dilatata (e con il proverbiale senno di poi) è che per anni la percezione sul loro conto sia stata falsata in buona parte. Perché la NWOBHM non è per nulla la componente maggiore del loro sound, in cui – al contrario – sono rintracciabili residui punk, suggestioni gothic rock, parecchio progressive di quello scuro, l’immancabile hard rock anni Settanta, una buona spolverata di glam e qualche pizzico di folk/psych inglese. Insomma, un bell’ibrido straniante, che necessita una certa predisposizione d’animo per essere affrontato.

Le vere schegge soniche del disco sono tre: i due brani d’apertura (ossia quelli già inclusi nel signolo), in cui si respira aria di NWOBHM piuttosto ruvida; e poi “Sally of Leicester” che è il manifesto dell’anima punk che alberga negli Agony Bag, con un riff semplice e ignorante, quasi degno (se così si può dire) degli Exploited o dei GBH. Nei restanti pezzi si alternano segmenti hard sabbathiani a momenti progressivi che richiamano i Jethro Tull più ispirati, glam stralunato, divagazioni psichedeliche e fraseggi blues rock.

A calamitare all’ascolto – sempre se vi troverete nel mood giusto – è proprio la caleidoscopicità dei brani, insieme alla totale assenza di pretese: non lasciatevi ingannare dagli stereotipi… prog, hard, blues e glam per gli Agony Bag significano prendere gli stilemi basilari dei generi e proporli nudi e crudi, quasi involvendoli e riportandoli a uno stato in cui necessiterebbero del suffisso “proto” per essere meglio inquadrati.

Naïf? Probabilmente sì. Anzi di certo. Ma sanguigni e in preda a quel demone che possiede chiunque si trovi almeno una volta a settimana in una sala prove: avete presente quei momenti in cui vorreste fondere insieme, negli stessi tre minuti di brano, tutto quello che vi ha formato, colpito, influenzato e stregato in anni di ascolto? Ecco. Gli Agony Bag sembrano essere in quello stato di grazia per l’intero disco. A tutto questo aggiungiamo un gusto per la teatralità stile Rocky Horror Picture Show… et voilà.

Come dice Punk Not Profit: “Blast from your ass”. Prendere o lasciare, con gli Agony Bag non ci sono vie di mezzo (ma un paio di ascolti, prima di decidere da che parte si sta, sono necessari).

[Scaricate il cd QUI, e se vi piace ricordate di comprarlo… lo trovate ancora facilmente]

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Se ai Maiden serve una nursery

Iron Maiden, @ Villa Manin, Codroipo (UD), 17/08/2010

Villa Manin è una figata costruita nel nulla vicino a Udine. Immensa, immersa nel verde, con un parco meraviglioso e fiorito. Il palcoscenico ideale per le invasioni barbariche del capelluto popolo del metallo vecchia scuola (altro…)

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