Frammenti mortali

Cripple Bastards – Frammenti di vita (FOAD, 2010)

Questo cd dei Cripple Bastards è uscito a novembre 2010 e parlarne ora è quasi imbarazzante a livello editoriale – non crediate che non me ne renda conto. Complice, però, il fatto che qui sopra – essendo a casa mia – sono piuttosto libero di contravvenire a qualche regola d’oro, ma anche l’idea che sia importante riconoscere a questa band il giusto merito, me ne fotterò… ed eccoci qui.

La band di Giulio The Bastard e i suoi malefici soci non ha certo bisogno di essere presentata, né raccontata. Anzi, se non sapete chi sono, neppure per sentito dire, avete probabilmente qualche grosso problema – oppure siete appena scesi dal seggiolone e avete digitato “hardcore punk” su Google dopo avere letto le due parole, per caso, su qualche giornale da grandi che non vi è permesso sfogliare normalmente.

Questo cd porta il titolo di un omonimo 7″ uscito nella prima metà dei Novanta, che conteneva sette cover di brani di band italiane del periodo d’oro dell’hardcore (e del punk) anni Ottanta: Wretched, Negazione, Nabat, Underage, Indigesti, Blue Vomit e Impact. A 16 anni di distanza il progetto si ripete, sulla lunga distanza, con i Cripple impegnati a rileggere e reinterpretare 14 brani altrui; la gran parte proviene dalla scena italiana storica, ma stavolta si pesca anche nel florido bacino del thrash e thrashcore tricolore del tempo che fu, riesumando vecchie bombe di Schizo, Bulldozer e Necrodeath). Un indizio più che tangibile dell’ispirazione dei CB, che da sempre non è esclusivamente hardcore, ma deriva anche dal metal più estremo

In coda al cd, due classici originali dei CB, in pratica due inni: “Polizia una razza da estinguere” e “Italia di merda”.

Che piacciano o meno, i Cripple Bastards hanno conquistato sul campo credibilità, nemici, onore e integrità. E nel frattempo si sono anche tolti lo sfizio di contribuire con un tassello non secondario alla storia della musica estrema. Grande traguardo già in sé, ancor più per una band italiana.

Ovviamente se l’hardcore/grind/ultracore vi provoca shock anafilattico, state lontani da questo cd e da tutta la produzione della band. Altrimenti non esitate a procurarvi questo manufatto.

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Nabat @ Bovisio Masciago

nabat_logo.jpg7/02/2009: Nabat @ All Blacks, Bovisio Masciago

L’urlo Oi! originario si fa sentire anche nel 2009 nelle fredde terre dell’hinterland milanese. A dargli voce ci pensa Steno, tornato coi suoi Nabat più incazzato che mai. Qualità eccezionali di frontman, trascina il pubblico in cori e pogo come se fosse ancora nel 1980, aiutato da un’ottima band, dal suono compatto e trascinante.

Il concerto dura un’ora, con spazio per tutti i classici del gruppo, veri e propri pezzi di storia del punk italiano. Alcuni esempi: “Potere nelle strade”, “No armi”, “Skin e punk” e “Italia degli sfruttati”. Il meglio in assoluto lo si raggiunge però su “Laida Bologna”, 7 pollici uscito nel 1984 e ancor oggi attuale (grande Cofferati…), “Scenderemo nelle strade” e “Tempi nuovi”, che non vorresti mai smettere di cantare. Ooooooo-oooooo-ooooooo-eaeaeaea!

Citazione per i gruppi spalla: Cervelli Stanki e Senza Frontiere, entrambi di area Oi!, e Svetlanas, hardcore per metà femminile.

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