Sangue di Giuda

Giuda – Racey Roller (White Zoo, 2011)

La tentazione fortissima era di non recensire questo album. Nessuna ragione strana dietro alla scelta, semplicemente il fatto che tutti (e più di tutti) ne hanno parlato, straparlato, riparlato e sproloquiato esaltandolo senza se e senza ma. Insomma, nessuno avrebbe sentito la mancanza di una recensione qui sopra. Devo anche confessare una mia stupida idiosincrasia per i dischi di cui tutti parlano bene (è un problema, ci vorrebbe un po’ di terapia, ma si sa: meglio spendere i soldi in dischi che per lo psicologo), oltre che un ascolto troppo rapido e deconcentrato a un singolo precedente, che non mi aveva detto molto.

Invece tanto di cappello, con inchino e salamelecchi ai ragazzi dei Giuda. Se coi Taxi nel giro di poco tempo si erano guadagnati la reputazione di una delle migliori punk band in circolazione a livello internazionale, con i Giuda ottengono il medesimo risultato quasi istantaneamente, sulla scorta di un album senza pecche e perfetto. Certo, il genere è mutato, ma forse il bello è proprio questo: i Giuda recuperano le sonorità più sanguigne del glam rock britannico, del pub rock e del rock’n’roll che nei primi anni Settanta suonavano i sudditi di Sua Maestà la Regina. In pratica tutto ciò che agitava la terra d’Albione prima che arrivasse l’ondata punk – e che il punk ha spesso precorso.

Ci sono echi inequivocabili dei T-Rex più hard, degli Sweet, dei Cockney Rebel, dell’Elton John degli esordi (“Roll On” è la “Saturday Night’s Alright For Fighting” del 2011), dei Mott The Hoople e di tutto il filone meno mainstream del junk shop glam (termine – almeno secondo il Guardian – coniato da Tony Barber dei Buzzcocks e dall’ex Lush e Jesus and Mary Chain Phil King). E’ rock’n’roll melodico, orecchiabile, duro quanto basta (ai confini del punk), con un’irresistibile tendenza al ritornello killer da gridare tutti in coro col pugno alzato.
Musica che dal primo riff ti porta indietro nel tempo, al 1974 o giù di lì, in qualche pub di Bromley, dove skinhead, rocker, casinisti di strada, delinquenti e operai incazzati si scolano pinte a ripetizione, pronti a tutto o quasi per qualche ora di divertimento.

Bravi loro, scemo io. Consigliatissimo.

Bizzarra coincidenza: c’è un’altra band italiana che si chiama Giuda, formata da buona parte dei ragazzi del collettivo Agipunx. E’ un altro gruppo della madonna con un album del 2009 fuori (almeno che io sappia), che spacca tutto. Genere: metal, punk, crust, black. Evidentemente Giuda è un nome che si associa solo al meglio.

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Faz Waltzing Matilda

Faz Waltz – Life On The Moon (RocketMan Records, 2011)

Parte il riff di “Love Limousine” e sembra di essere catapultati direttamente nell’Inghilterra dei medi Settanta, tra mascara colato, zeppe ai piedi provocanti terribili lordosi, promiscuità e alcool a fiumi.
L’atmosfera non varia nell’arco dei successivi undici episodi e vi assicuro che è un bel sentire. Colpiscono per la freschezza della proposta e soprattutto per il songwriting solido come il travertino di Faz La Rocca i nostri quattro eroi, riproponendo il glitter glam rock che nel periodo storico citato poc’anzi fece la fortuna di Marc Bolan e i suoi T Rex, di David Bowie aka Ziggy Stardust, degli Sweet e dei Mott The Hoople.

Inutile dirvi che con quella musica (ma anche con molte altre) ci sono cresciuto grazie ai vinili del fratellone maggiore, splendida introduzione alle sonorità ancora più sporche e viziose che seguirono immediatamente dopo: New York Dolls, Dictators e Dead Boys. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.
Nel sound del disco ancora non c’è traccia del punk; quello dei Faz Waltz è un rock’n’roll che nei momenti più sporchi ricorda gli Stones erotomani di Sticky Fingers o il Bolan arrapato e fottutamente boogie di brani come “Get It On” (buttate un orecchio a un pezzo come “Nice Bomb”: se non vi fa scuotere il culo siete fatti di pietra), e in quelli più rilassati e pop certe cose del Bowie innamorato del pianoforte (periodo Hunky Dory).

L’album riesce proprio lì dove altre band che si sono cimentate in passato nel riproporre tale genere hanno fallito, ossia nel non risultare per nulla artefatti: i Faz Waltz il glam ce l’hanno sulla pelle, lo dimostra l’aria decadente della title track, avviluppata dietro un giro di chitarra da lecca lecca dolceamaro. Certo che quando si hanno delle coordinate stilistiche così pronunciate il rischio di plagio è sempre dietro l’angolo (si ascolti lo shuffle che sostiene “Teenage Monkey” o l’attacco di “I Long For Your Love”: la somiglianza col buon Bolan qui è quasi imbarazzante), ma i nostri possiedono quel quid di talento in più che dona personalità e una scorta di palle aggiuntiva – se mai ce ne fosse bisogno, non si sa mai.

Dopo l’esordio dei Giuda (altra fantastica bomba glam) i Faz Waltz si confermano su ottimi livelli, affermando chiaramente di esserci e di poter dire la loro. Queste sono due fantastiche rock’n’roll band da esportazione, speriamo che qualcuno se ne accorga.

Pop according to Trynka

Paul Trynka – Open up and Bleed (Sphere, 450 pp., 2007)

Approfitto dell’uscita in brossura (in lingua originale, perdonate lo snobismo: l’edizione di Arcana proprio non ci pensavo a prenderla e per un paio di motivi almeno, non ultimo un sano e stizzito senso di competizione) e di una commessa FNAC che mi pratica un 20% di sconto ulteriore causa copertina un po’ vissuta. Et voilà: ecco il librone di Trynka su Iggy in mio possesso.

Ho impiegato un po’ a finirlo (quasi un mese, causa lettura discontinua) e la sensazione finale è triplice. Il primo aspetto verte sul fatto che il libro è ben scritto e ha un capitolo intero di materiale totalmente inedito e mai sentito prima – quello sulla vacanza voodoo di Iggy ad Haiti. Il secondo è che, per alcuni versi, avrei preferito un approccio più diretto e meno narrativo (più ricco di citazioni e frasi riportate). Il terzo è che – nonostante le (sacrosante) fanfare all’epoca dell’uscita – questo libro è semplicemente onesto e ben documentato, ma non rivoluziona né chiude il discorso biografico di Iggy Pop. Come dire: bello, ben realizzato, ma manca la sensazione di opera definitiva e insuperabile (almeno nel breve e medio periodo).
Ottimo, manco a dirlo, l’inserto fotografico con almeno tre-quattro scatti mai visti. Ma, in fondo in fondo, non sono le foto a contare, nell’economia di 450 pagine.

Bel libro, ma non epocale.

Iggy Pop does your bookstore

ig6.jpgAggiornamento sulle date di presentazione-promozione del volume di cui sono coautore (insieme a Gabriele Lunati, amico d’infanzia, nonché stimato autore, saggista e giornalista). Stiamo parlando di IGGY POP, CUORE DI NAPALM, la nuovissima biografia italiana di Iggy Pop, l’iguana del rock.

Andate e compratene tutti… e fatelo anche se Arcana ha tradotto, in contemporanea, la bio dell’iguana scritta da Paul Trynka, taroccandone anche il titolo originale (che era diverso).
I motivi per preferire Cuore di napalm? Eccoli qua:
Cuore di napalm non è una traduzione (e conoscendo la qualità media delle traduzioni fatte da poveri cristi pagati 100 euro per millemila pagine… lasciamo stare!)
Cuore di napalm è più maneggevole come formato (pur avendo un bel numero di pagine: garantito)
Cuore di napalm costa quasi la metà
Cuore di napalm è strutturato meglio (modesto eh?)
– e, soprattutto, Cuore di napalm continua a vivere anche dopo la pubblicazione, grazie al suo Myspace (qui) in cui vengono inseriti estratti e capitoletti bonus integrativi, non inclusi nell’edizione cartacea.

Per chi fosse interessato a intervenire a una presentazione per scambiare quattro chiacchiere, ecco le prossime date aggiornate (e in continua evoluzione):

– martedì 22 luglio: Alessandria @ libreria Mondadori h 18:30 (presentazione)
– martedì 22 luglio: Alessandria @ Four Bears Pub h 20:30 (aperitivo al napalm + dj set)
– venerdì 25 luglio: Novi Ligure (AL) @ mostra editoria locale (presentazione)
– mercoledì 27 agosto: Brescia @ festa Radio Onda d’Urto (presentazione)
– sabato 20 settembre: Fidenza (PR) @ libreria La vecchia talpa (presentazione)

Mick Rock racconta Raw Power

rawpower.jpgMick Rock – Raw Power. Iggy & The Stooges 1972 (Omnibus Press, 2005)

Nel 1972 Iggy, i fratelli Asheton e James Williamson trascorrono qualche mese in quel di Londra. Non sono certo in gita, né in tour: sono praticamente sequestrati dal loro nuovo management (la Mainman di Tony Defries e David Bowie) che intende spremere da loro un nuovo album e – possibilmente – un successo che replichi quelli degli altri artisti compagni di roster, ovvero Bowie stesso, i Mott the Hoople e Lou Reed solista.
Un compito non esattamente facile date le condizioni psicofisiche dei membri della band, data la formazione rimaneggiata (Ron Asheton al basso), dati i trascorsi dell’anno precedente – impregnato di eroina, fallimenti e sconfitte – e dati i rapporti con il management.

Ecco come Ron Asheton descrive la situazione: “All’improvviso ci troviamo in Inghilterra, a Bowieland, in Mainman Boulevard. Fu come partire da Fanculonia, dove dovevo solo preoccuparmi di come ammazzare il tempo, per trovarmi in una palta densissima di diplomazia e intrighi. Ci trattavano bene, ma c’erano differenze. La Mainman non voleva una band, loro puntavano su Iggy. Lui ha firmato il contratto con loro. […] Io non avevo firmato, è vero, però tutti insieme avevamo contribuito a creare la leggenda. Invece [Iggy] si prese tutto il merito”.
E poi ancora: “Mi sentivo da schifo, perché anche io avevo delle canzoni da proporre. Ma, ancora una volta, eravamo in presenza del solito… insomma [Iggy] aveva fatto comunella con James. James aveva sempre adorato Keith Richards e lo imitava nel look e nello stile. Ora – finalmente – poteva vivere la sua fantasia alla Jagger-Richards. Così lui e Iggy erano i compositori. Non mi lasciavano fare nulla, anche se se contribuivo. […] Piccoli suggerimenti per le canzoni, minuscole variazioni. Non che io abbia mai fatto grossi cambiamenti strutturali. Ma ho inventato delle parti per migliorare il tutto e non ho mai avuto alcun riconoscimento per questo, neppure un cazzo di «Grazie»”.

ig2.jpgDa questo soggiorno inglese si materializzano, oltre a Raw Power (un dischetto sghembo, pieno di furia non del tutto espressa, registrato in fretta e mixato con mezzi di fortuna ai limiti dell’amatoriale), la prima e unica data europea degli Stooges “d’epoca” e – a posteriori – il libro di cui andiamo a parlare immediatamente.
In questo volume del 2005 è raccolta una nutrita serie di scatti fatti dall’allora giovane Mick Rock, fotografo in erba, agli Stooges durante il loro soggiorno a Londra. Mick si reca alla sala prove dove la band sta tentando di assemblare i brani per Raw Power e inizia a scattare. È un ragazzino, ha solo una macchina e un paio di lenti: questo è uno dei suoi primi lavori, nemmeno ha firmato un contratto… gli hanno solo detto “vai a fare un po’ di foto agli Stooges”.

Il risultato è decisamente per iguanofili e malati di rock – insomma, se poco conoscete la band e cercate informazioni, cambiate mira e procuratevi una biografia tradizionale – ma decisamente intrigante. Considerate, comunque, che chi sta scrivendo non è un fanatico hardcore di Iggy, ma tiene un altarino con il nome di Ron Asheton sul piedistallo, oltre a considerare Kill City un album, nella sua fetente decadenza, assolutamente miliare e fondamentale per il concetto di rock: con questi presupposti di partenza non poteva non piacermi, quindi, il volume di Mick Rock.

Foto spettacolose, assemblate e rilegate in una confezione patinatissima (occhio a lasciare le ditate!), con qualche pagina di testo che male non fa di certo. È interessante vedere le decine di scatti in sala prove, coi ragazzi che sembrano quasi meno minacciosi di quanto ci è sempre piaciuto credere, in mezzo a strumenti scheggiati e amplificatori rimediati alla meno peggio.

Poi ci sono le foto live: un solo concerto, decine di immagini. Quasi tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. La storia di quel memorabile evento, di cui ancora oggi si parla a Londra, è questa: è il momento del lancio del nuovo album di Bowie in Inghilterra; per preparare la campagna statunitense, il 15 luglio viene invitato un gruppo di grossi giornalisti americani nella capitale del Regno Unito. Assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From Mars e poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nell’ex cinema Scala. La sorpresa che li aspetta è un concerto speciale, uno showcase dei redivivi Stooges. In quel medesimo locale rancido e cadente il giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed.
È il primo concerto del gruppo dopo moltissimi mesi di vuoto totale, ma è anche il primo fuori dagli Stati Uniti. Iggy si presenta in tenuta d’ordinanza: magro, glabro, sembra un Mick Jagger zombieficato e poi caricaturato. Indossa pantaloni argentati, un bikini nero e stivali; la pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio, gli occhi truccati pesantemente, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento. Il pubblico, a questa vista, rimane immobile e basito. Tutti sono seduti sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà.
ig3.jpg Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di soli 40 minuti, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul NME: “L’effetto finale è stato molto più terrorizzante di tutti gli Alice Cooper e le Arancia meccanica del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non scherzavano”. Non viene suonata nemmeno una canzone tratta dai primi due album: il set è composto unicamente da materiale nuovo, firmato Pop/Williamson.
Mick Rock scatta e documenta, regalandoci anche qualche scorcio sul pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema Scala: qualcuno sorride, altri hanno lo sguardo confuso, altri ancora sono seri. Come se disapprovassero quello che vedono, ovvero un fantasma filiforme che si dimena come un ossesso su una base strumentale di hard rock ante litteram, duro e bollente come lava.

Una bella testimonianza, quindi, ormai accessibile anche a prezzo decisamente ribassato rispetto ai 29,95 dollari riportati sulla quarta di copertina: provate su Amazon o su Play.
Search & Destroy.

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