Yes we Kaams

The Kaams – She’s a Killer (Bedo Records, 2010)

E cacchio… ci voleva un dischetto così, davvero. Il verbo è quello santissimo del garage rock, interpretato in chiave Eighties revival e con una spiccata predilezione per il lato più R&B bianco da British Invasion (altro…)

Bubca a go-go

bubBrothers and Sisters, I wanna see a sea of hands out there. Let me see a sea of hands. I want everybody to kick up some noise. I wanna hear some revolution out there, brothers. I wanna hear a little revolution.

Insomma, siete pronti a una (over)dose di lo-fipunkgaragebluesrockarolla coi controcoglioni? (altro…)

Body Bag Redemption & Anti-Bodies: madness power

Comunicazione di servizio – alias botteghismo senza limitismo, alias esibizionismo ingiustificato.

E’ disponibile da pochi giorni il cd split Body Bag Redemption (ovvero io che scrivo, nonché Mr Black Milk) & Anti-Bodies, uscito per la 0’Style Records di Ferrara. (altro…)

Jasmine and the Jack Stafford Foundation: sarti subito!

coverJasmine and the Jack Stafford Foundation – Tall Folks From Little Big Town (2009)

Questo Jack Stafford qui è una strana persona. Strana ed eclettica. Anzi, a essere precisi è una persona strana proprio perché eclettica. Intendiamoci: non voglio dire che essere eclettici significhi essere allo stesso tempo strani… io, ad esempio, so giocare alla Wii, scrivo recensioni e lavoro in banca e non per questo sono un tipo bizzarro. (altro…)

Solo limoni per Ty Segall

cover-ty-segall.jpgTy Segall – Lemons (Goner, 2009)

Mi pare già di sentirlo il coro degli stronzetti: “un altro album lo-fi… ma dai!”. Ma qua – amici miei – non c’è alta, media o bassa fedeltà che tenga. Il secondo full length del folletto di San Francisco Ty Segall, che ha pazziato con le migliori nuove band della Bay Area (Traditional Fools, Party Fowl, Epsilons, ecc.), è una bomba. Una micidiale botta sui reni i cui effetti si fanno sentire piano piano, lasciando postumi devastanti.

Il malsano boogie “In Your Car” e ai disperati fantasmi punk che collassano gaudenti sulle note marce di “Johnny” sono tutto un programma. Un miracoloso antidoto per sbollire la frustrazione prima di andarsene in ferie.

Sentite poi cosa riesce a combinare il biondino con sola chitarra e voce in “Rusted Dust”: sembra di essere di fronte a Kurt Cobain bello in carne stretto da una improponibile camicia hawaiana su un isola sperduta dove si è ricostruito un’identità.

Detto per inciso, chi ama Black Lips e Jay Reatard è il caso si fiondi su questo disco dove il nostro, solo come un cane, nuota a grandi bracciate nella fanghiglia melmosa del garage-punk e della psichedelia acida dei ’60 uscendone bello come il sole. Persino sorridente, con in bocca un limone giallissimo e due grandi occhi da cerbiatto ferito che paiono fulminarti all’istante.

Oblivians meet Mr Quintron

Oblivians-Oblivians_Play_9_Songs_With_Mr_3Oblivians – …play 9 Songs With Mr. Quintron (Crypt, 1997)

di Matteo Mulazzi

Se tu ascoltassi certe canzoni gospel con la giusta disposizione d’animo, ti spaventeresti così tanto da correre in chiesa a pregare. Per me questa cosa è meravigliosa. Significa che hai veramente raggiunto il tuo obiettivo. Tu parti con l’idea di fare un disco che piaccia alla gente ma se il risultato è così entusiasmante da far dire a qualcuno “Devo darmi una regolata… Sono cattivo come il ragazzo di questa canzone…” allora è successo qualcosa di assolutamente straordinario.

Sono le parole di Greg Cartwright (per molti ancora Greg Oblivian), chiamato a spiegare durante una breve intervista del 1998 le ragioni che hanno spinto gli Oblivians a registrare l’album …play 9 Songs With Mr. Quintron.

Greg sta alludendo al fatto che la musica gospel ha una duplice missione. In primo luogo, pregare Dio attraverso le canzoni, elevando così gli spiriti del coro e del pubblico verso il Paradiso. In secondo luogo, rivolgersi ai peccatori e ai miscredenti, offrendo loro la salvezza nel Signore. Ed è proprio quest’ultima la parte più difficile. Non potrai mai sapere quale sarà la strategia vincente. Se la paura della dannazione eterna o il caldo abbraccio dell’amore di Dio. In entrambi i casi la musica gospel offre una via d’uscita da una certa condizione dell’anima e/o da un certo stile di vita e, sotto questo punto di vista, non è poi così distante dalla musica suonata per anni dagli Oblivians, che, per quanto primitiva, sgangherata, becera e offensiva per ignoranza e trivialità possa essere stata, ha sempre avuto in se’ qualcosa che è tremendamente raro trovare altrove: il soul. Gli Oblivians parlavano direttamente all’anima delle persone e riuscivano a farlo con un’energia selvaggia e primordiale del tutto comparabile a quella che accompagnò i predicatori e i mostri sacri del gospel degli anni ’40 e ’50, come Reverend Utah Smith o Reverend Louis Overstreet.

Da sempre il blues, il rhythm & blues e il rock ‘n’ roll, musiche terrene, sporche e maledette, chiamano a raccolta e offrono riparo ai malcontenti e ai disturbati, danno accoglienza e forniscono risposte agli strambi e ai disadattati. La religione predicata dagli Oblivians, dai loro predecessori e dai loro figli bastardi, richiede una fede davvero senza limiti. La via del rock ‘n’ roll, infatti, non è così illuminata e rassicurante come quella indicata dalla Chiesa. Devi essere pronto a farti spingere per terra, essere calpestato, preso a calci e magari lasciato strisciare nel fango. Qua la salvezza si paga in anticipo e spesso a caro prezzo…

Gli Oblivians venerarono e adorarono incondizionatamente i miti del punk e del blues, contribuendo in maniera decisiva a mantenere inalterata tutta la loro crudezza, indecenza e pericolosità nel corso degli anni ‘90. Le loro prime canzoni erano popolate da giovani stronzi ubriachi che hanno voglia soltanto di scopare e vecchi falliti ancora più ubriachi ossessionati dall’idea di uccidere le loro mogli infedeli. C’era comunque qualcosa di più che squallide rappresentazioni del White Trash nella musica degli Oblivians. Greg, Jack ed Eric avevano una distinta sensibilità per la melodia e forti radici nella tradizione musicale del Sud degli Stati Uniti che si combinarono felicemente con il loro suono deliberatamente grezzo e caotico. I ragazzi si alternavano continuamente alla voce, alla chitarra e alla batteria e amplificavano e distorcevano i suoni a livelli a dir poco demenziali. Ed è con la stessa attitudine che diedero alla luce …play 9 Songs With Mr. Quintron, album che mise insieme il sacro, il profano e l’assurdo in una selezione di canzoni gospel tradizionali e originali, suonate però con la perversione del blues e la bassa fedeltà del punk.

…play 9 Songs With Mr. Quintron fu registrato interamente al Cotton Row Studio di Memphis il 3 Gennaio del 1997. Gli Oblivians furono accompagnati all’organo da quel pazzoide di Mr. Quintron, giunto in autobus da New Orleans per l’occasione senza avere la minima idea di cosa lo stesse aspettando, dato che la cassetta con su i pezzi che avrebbe dovuto suonare, speditagli in anticipo, andò persa. Ciascun pezzo fu registrato in presa diretta e sul momento la band si disinteressò del risultato, mettendosi totalmente nelle mani dell’ingegnere del suono Steve Moller. Nessuna operazione di mixing. Nessuna reale produzione. L’album, uscito nel Luglio del 1997 (poco prima dello scioglimento della band), è una vera bomba.

“Feel All Right”, il pezzo di apertura, ha l’incalzare di un treno in corsa ed esprime tutta l’urgenza e la passione con cui gli Oblivians si avvicinarono al mondo del gospel. A metà canzone l’intensità diminuisce per lasciare spazio al messaggio.

God are you up there? I know you’ve got a purpose for me. Just tell me what you want me to do. You know I’m just your pawn. I wanna do your biddin’… On the earth… Spread the Word… You know I will. Tell me what you feel. I wanna know. I wanna know! I wanna know. I WANNA KNOW!

Non è più scopando una puttana, attaccandosi alla bottiglia o impugnando una pistola che si sistemano le cose.

When I talk to him at night, Lord, it makes everything feel all right.

“Live The Life” è un pezzo gospel tradizionale che, nelle mani degli Oblivians, si carica di un nuovo significato.

I’m going to live the life I sing about in my song
I always stand for the right to show the wrong
‘Cause you can’t go to church, child now, sing all day Sunday
And go out and get drunk and greet the Devil all on Monday
You’ve got to live the life you sing about in your song

Devi vivere la vita che canti nella tua canzone. La cosa fa abbastanza sorridere se si pensa ai testi delle canzoni di album come Soul Food o Popular Favorites

Impressionanti l’incedere marziale di “I May Be Gone” (Blind Charles White/Oblivians) e il suo coro sguaiato e feroce.

Oh before this time
Another year
I may be gone
In some lonesome graveyard
Oh Lord how long?

“I Don’t Wanna Live Alone”, rabbioso e devastante chaos ‘n’ roll di vecchio stampo, è seguito da “Final Stretch”, inno lugubre ma speranzoso rivolto al Signore che ci assiste sul letto di morte. Qua l’atmosfera si fa solenne. All’intensa, sofferta e a tratti disperata interpretazione vocale di Greg fa da contrappunto il suono cupo e pesantemente distorto dell’organo di Mr. Quintron.

I’m not
So tired
Anymore
I know
He’s
Going to watch over me
On the final stretch

“What’s The Matter Now” è un’altra perla della tradizione gospel interpretata dagli Oblivians con fervore incendiario. Giro di chitarra semplice e ossessivo, organo malsano e ritmo spacca ossa. La voce di Greg, spiritata e ipnotica, è quella di un pastore di anime che riporta le pecorelle smarrite all’ovile a calci nel culo!

Now People Don’t Sing Like They Used To Sing
What’s The Matter Now?

“Ride That Train”, invito a salire sul treno del Signore, è un pezzo dotato di una forza persuasiva travolgente e un finale in crescendo da paura. “If Mother Knew” è un viaggio spaventoso nell’aldilà, mentre “Mary Lou” (Jesse Young & Sam Ling), a chiusura dell’album, suona sia come un monito sia come un inno alla gioia del peccato.

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