Whatever happened to Iggy’s jacket?

Pensate a un’icona dell’immaginario rock’n’roll. Oltre alla scontata lingua degli Stones, probabilmente – se avete un po’ di cuore – tra le prime immagini a venirvi in mente ci sarà la giacca con il leopardo sulla schiena che Iggy Pop indossa nella foto sul retro di Raw Power (altro…)

Cocktail e pistole con Pierce

drink-b-cover1.jpgThe Gun Club Drink Book (fan club fanzine, 1984)

Prima metà anni Ottanta. L’informazione musicale è – ovviamente – relegata a due media principali: carta e radio. Siamo in pieno periodo delle fanzine, in particolare e, sebbene in Italia la situazione sia ben lontana dall’esplosione di circa 10 anni dopo, almeno fuori dai confini il quadro è vitale e movimentato.

In tale scenario, e più precisamente nel 1984, si colloca questo mucchietto di fogli ormai ingialliti scovati in quella che – repulisti ed epurazioni violente a parte – è la collezione del sottoscritto. Stiamo parlando di The Gun Club Drink Book, 24 facciate formato A5, fotocopiate (maluccio), curate direttamente dall’Official International Gun Club Fan Club, con sede nel Surrey, Inghilterra. Chissà cosa ne pensa Gene Temesy, ovvero l’uomo monomaniaco che da vent’anni almeno si proclama unico tenutario del solo fan club della band di Pierce, con sede operativa nel New Jersey (Temesy è anche la persona che ha curato l’edizione finale di Go Tell the Mountain e le liner notes di diverse ristampe).

Il presidente di questo club inglese è Mike Mastrangelo (che, peraltro, ha recentemente curato il booklet di quella mezza fuffa che è il doppio cd Da Blood Done Signed my Name) e nei suoi intenti The Gun Club Drink Book deve divenire l’organo ufficiale degli iscritti. Il problema è che non si hanno notizie di altri numeri, a parte quello che ho qui davanti a me.

drink-b-edit.jpgThe Gun Club Drink Book (il cui titolo è rippato pari pari da quello di un raro libro statunitense degli anni Trenta del secolo scorso – quotato intorno al migliaio di dollari – che parla di cocktail e alcoolici) è un classico esempio di ‘zine do it yourself monotematica, con un obiettivo unico: raccogliere informazioni un po’ ovunque e assemblarle in una sola pubblicazione, a uso e consumo dei fan e degli adepti. In pratica l’evoluzione di quelli che gli statunitensi chiamano scrapbook.
I contenuti, quindi, sono una specie di collage – diciamo naif, via – di materiale proveniente da pubblicazioni musicali legittime, foto di diverse incarnazioni della band, l’imancabile testo di canzone trascritto, qualche recensione, disegni da terza media, spezzoni scritti a mano in cui si parla – sempre in maniera molto generica e sibillina – di novità e grosse sorprese per il futuro.

E’ palese che The Gun Club Drink Book è stato assemblato in un arco che abbraccia il periodo compreso tra Miami e Las Vegas Story – più precisamente ancora da dopo l’uscita di Death Party a quella di Las Vegas Story. E’ veramente buffo e naif come gli articoli scritti prima della pubblicazione di TLVS siano rimasti nella fanzine, creando così una schizofrenia per cui in alcune pagine si parla con ansia e aspettativa di questo disco che forse uscirà in un futuro prossimo, mentre in altre ci sono parole, recensioni e foto tratte dall’album stesso.

I pezzi da novanta del numero in realtà sono tre. Il primo, quello davvero interessante, è un’intervista del marzo 1982 presa dal New York Rocker, in cui Pierce, Terry Graham e Ward Dotson rispondono a turno. Uno scambio di vedute su vari argomenti e – in particolare – una chiara esposizione di come viene vista la scena losangelena dai tre gun clubber. Non hanno molte buone parole: anzi. E’ il concetto stesso di scena a ripugnarli e a tenerli lontani il più possibile da quei giri.

drink-b-back.jpgSeconda perla, dal sapore più che altro folkloristico, è la quarta di copertina, ovvero la pagina dedicata ai Gunslinger in cui svetta questo disclaimer: “Volete essere anche voi dei Gunslinger, proprio come questi tizi fichissimi!!? Certo, e allora mandatemi una vostra foto ADESSO!!”. Indovinate, quindi… si tratta di una galleria di fan del gruppo in formato foto-tessera. Buffo come uno dei Gunslinger sia nientemeno che sua maestà Long Gone John, guru e mente della Sympathy for the Record Industry (che anni più tardi ha pubblicato un singolo e alcune ristampe dei Gun Club, come ben saprete).

Il terzo e ultimo highlight della fanzine è la pagina espressamente dedicata al fan club, in cui si pubblicizza il merchandising in vendita. Ci sono dei poster e delle foto live (da comprare a scatola chiusa), due tipi di t-shirt (uno con Patricia Morrison, l’altro con un pastrocchio di disegno incomprensibile) a 5,50 sterline l’una e – infine – un fantomatico nastro intitolato The Live Club Tape – Feeling Lucky Punk?, disponibile per 3,50 sterline.

Ultima nota di colore, per chiudere con un tocco sempre più naif: nella fanzine trovate l’indirizzo di casa di Mastrangelo, nonché il suo numero di telefono fisso. Chissà perché, ma mi ha fatto impressione… altro che MySpace e posta elettronica.

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