La caduta delle iguane

Gli Stooges si esibiscono in “Burning Up” di Madonna alla cerimonia per l’entrata della Ciccone nella Rock’n’Roll Hall of Fame. Quasi una bella idea, direi.

Ma… ecco. La frittata è fatta. Questo invece è il video di Iggy coi suoi Stooges che canta “Ray of Light”. Il pubblico è basito, l’iguana raglia come un asino sfiatato, la band zoppica. Imbarazzante il backstage con Madonna, poi. E vabbè.

Iggy Ciccone?

igvers.jpgIggy Pop canta Madonna? Già: il prossimo 10 Marzo Madonna verrà ufficialmente accolta nella Rock and Roll Hall of Fame, onorificenza che spetta solo ad artisti con almeno venticinque anni di carriera (ovviamente a livelli elevati di vendite e successo). Sarà l’amico Justin Timberlake a consegnarle il prestigioso riconoscimento e, secondo alcune indiscrezioni, si dovrebbe esibire un altro amico… proprio Iggy Pop, accompagnato dai riformati Stooges (ovviamente i due Asheton più Mike Watt), che proporrà un medley in versione punk di alcuni successi di miss Ciccone. Osserviamo un minuto di silenzio e distogliamo l’attenzione da questa raggelante immagine (come se non fosse già bastata la performance dello scorso anno in compagnia di Donatella Versace).

La Rock and Roll Hall of Fame è stata istituita nel 1986. Oltre a Madonna quest’anno saranno accolti nel suo seno anche Leonard Cohen, John Mellencamp, The Dave Clark Five e The Ventures.

Conturbanti Blanche

51adkafpfkl_ss500_.jpgBlanche – Little Amber Bottle (V2, 2007)

Direttamente da Detroit, oggi presentiamo una realtà che, almeno in Italia, rimane una perla sommersa nell’affollatissimo panorama musicale d’oltreoceano. Loro sono i Blanche, una miscela conturbante di country-folk e pop, con delle soluzioni musicali originali e per nulla casalinghe come potrebbe far pensare la copertina del loro ultimo lavoro Little Amber Bottle.

Nascono da un vecchio progetto musicale del loro leader Dan Miller e di sua moglie Tracee, i Goober & the Peas, al quale si aggiungono Dave Feeny alla chitarra, Lisa “Jaybird” Jannon alla batteria e Patch Boyle al banjo. Il loro debutto If We Can’t Trust the Doctors è stato grandioso: un album dai risvolti melodici, ma per nulla scontati. Forse la loro amicizia con i White Stripes potrebbe essere un modo come un altro per convincere delle capacità della band.
Little Amber Bottle inizia con “I’m sure of it”, una ballata a due voci che dall’atmosfera cupa fin dall’inizio, ma non priva di speranza e avvolta nel gelo come si potrebbe pensare… il messaggio non è triste; se mai lo vogliamo definire, allora l’aggettivo sarebbe “riflessivo”.
Si continua con “Last Year’s Leaves”, in cui banjo e una batteria decisa fanno da sottofondo a un cantato che pare fare il verso al Cohen di Songs of Love and Hate.

Molto bella è “No Matter Where You Go”. Cantata a tre voci, è una ballata con archi e banjo che, assieme, creano un mood tetro, quasi spiritato, senza per questo sembrare un prodotto del lontanissimo genere gotico. In “Little Amber Bottle” non c’è niente di dark e, anzi, la vitalità del gruppo si risveglia proprio nella successiva “What this town needs”, in cui le voci (forse un pò troppo simili alla “scassatissima” Curtney Love, per lei, e a Micheal Stipe, per lui) sono supportate dalle distorsioni della chitarra di Dave Feeny.
Insomma, è del tutto convincente e maturo questo nuovo disco dei Blanche, ma difficilmente ne sentiremo parlare in Italia, visto che il genere non è di moda e le star non sono cool!

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