La progenie bastarda di La Muerte

The Headbangers – More Hate Songs (autoprodotto, 2011)

La Toscana colpisce ancora. E a scaricarci addosso otto brani di rock’n’roll lercio sono questi figli bastardi del loro mentore Dome La Muerte, ossia i The Headbangers (di cui abbiamo recensito uno split proprio con i Diggers di Dome).

Il nome di questa band è talmente semplice e candido da essere geniale; sicuramente da fine anni Settanta a oggi ci saranno state altre venti formazioni – almeno – con la medesima ragione sociale, che fa molto NWOBHM o Motorhead sound. Insomma, un nome che crea aspettative… e la band non le disattende.
Questi ragazzi si muovono su coordinate variegate, ma ben distinguibili: c’è il protopunk, c’è un pizzico di garage rock, c’è la lezione protohardcore dei primi Black Flag e devianti contemporanei, c’è la puzza sulfurea degli stivali di Lemmy e compari, c’è l’ingenuità taurina dei gruppi più sconosciuti della NWOBHM (quelli che suonavano punk senza saperlo in pratica). Insomma, non si tira fiato facilmente ascoltando More Hate Songs, ma si gode parecchio, perché questa è la musica dei giusti, la musica di quelli che ci buttano l’anima e se ne fottono del resto. A costo di rompersi le corna contro a un muro.

Se proprio devo trovare un difetto, avrei preferito un’uscita su vinile, che avrebbe donato un calore più pulsante al tutto. E la copertina ricorda più un artwork degli Screeching Weasel…

Detto questo: avanti Headbangers, c’è bisogno di voi.

Il cd è distribuito Area Pirata: garanzia anche per i più scettici. Gente di poca fede.

Tutto Lemmy minuto per minuto

Lemmy: The Movie (2010, di Greg Olliver, Wes Orshoski)

Quell’attacco sbrindellato di basso in “Ace Of Spades” è uno degli assiomi del rock and roll. Un altro assioma è l’autore di quel riff.

E da qui partiamo per parlare di Lemmy: The Movie, un documentario che per la monotematicità e l’incenso profuso se la gioca con Padre Pio da Pietralcina Santo Subito.
“Lemmy è Dio”, esclama in visibilio un fan delle Testeaspinterogeno (Motorhead è un brano che risale al periodo in cui  Lemmy militava negli Hawkwind ed è una termine che indica i consumatori di speed); gli fanno eco uno stuolo di  viziosi colleghi rockstar Alice Cooper, Ozzy Osbourne, Dave Grohl, i Metallica, Joan Jett, Dee Snider, Slash che tessono così tante lodi in pompa magna da rendere questo rockumentary una specie di coccodrillo visivo ante-mortem del più filo esteta nazista della storia del rock: Mr. Lemmy Kilmister.

In effetti il rantolo asmatico di Lemmy, unito a un colorito ceruleo e soprattutto i 63 anni suonati sul groppone (molti dei quali trascorsi con una bottiglia di Jck Daniel’s in mano, per annaffiare lo speed troppo amaro da mandare giù) non fanno ben presagire. Lui stesso, durante un programma radiofonico, a un fan canadese che gli domanda  come abbia fatto a sopravvivere a tanto risponde semplicemente: “Non morendo”.

Per chi è più o meno della mia generazione non sarà difficile accostare il bulboso ufficiale Kilmister a Big Jim 004, quello con la valigetta multifaccia, dopo aver visto questo bio-film definitivo.
C’è un Lemmy Facciadibronzo che – come da cliché – va al Rainbow a bere whiskey e toccare i culi delle escort di turno, vabbè questo lo fa anche il Berluska. C’è il Lemmy Facciadaelmetto che scorrazza su un carro armato preso a nolo da due nostalgici del baffetto con la svastica. C’è il Lemmy Facciadapredica che consiglia al figlio di farsi di speed, invece che di coca. C’è il Lemmy Facciadapadrinodelmetal che gigioneggia con i suoi figliocci Metallica. Infine c’è il Lemmy Facciadamicrofonosopralatesta, planetariamente noto, che con le corde vocali infiammate dall’alcool e gli stivalazzi customizzati ci annichilisce: “Se vuoi scommettere, sono l’uomo che fa per te, che tu vinca o perda, per me non c’è differenza”.

Me lo immagino sornione che se la ride, essendo sopravvissuto anche alla sua santificazione su celluloide.

Ghost on… dvd

ghostdvdslick.jpgDa sabato 1 marzo è disponibile in edizione dvd il film-documentario Ghost on the Highway (2006, di Kurt Voss). La pellicola, che dura 98 minuti, è un ritratto di Jeffrey Lee Pierce e dei Gun Club, con interviste a Dave Alvin, John Doe, Henry Rollins, Mike Martt, Peter Case e Lemmy, oltre che agli ex membri del gruppo Kid Congo, Ward Dotson, Terry Graham, Jim Duckworth e Dee Pop.

Ghost on the Highway è in vendita tramite la French Fan Club Films e potete richiederlo in questo sito; il dischetto è region free, quindi va con tutti i lettori senza problemi, ma attenzione: pare che le copie tirate siano piuttosto poche, quindi se siete veramente interessati muovetevi per tempo.
In attesa di poterlo recensire, vi anticipiamo che forse in aprile uscirà un secondo documentario di un altro regista, sempre incentrato su Pierce, ritratto nel suo periodo da Rambling Jeffrey Lee Pierce con Cypress Grove (1994). Alcolismo, nefandezza e sbando assicurati. More to come…

LA SOTTILE LINEA BIANCA, di Lemmy & Janiss Garza (2004, 301 pg, Baldini Castoldi Dalai)

E’ difficile creare una miscela musicale che sia in grado di mettere d’accordo tutti: punk, metallari, rockers, hardcorers… i Motorhead, come ben saprete, sono uno di quei gruppi che ci sono riusciti. E continuano a farlo, a un quarto di secolo di distanza dalla loro fondazione. Certo, non saranno raffinati, innovativi, sensibili o stuzzicanti, ma… alla fine sono sempre lì ed è un piacere sapere di poter contare su di loro. Sulla cartucciera di Lemmy, sul suo Rickenbecker tonante, sui suoi porri, sulla sua voce al vetriolo e bourbon, su quelle canzoni ruvide che mischiano il blues, l’hard rock, il punk e il metal in un modo così semplice e basilare che nessuno riesce però a imitare appropriatamente.

E poi, Cristo santo, se escono libri di teste di sughero come Tommy Lee, spiegatemi perché il mondo non avrebbe dovuto godere di un’autobiografia di Mr. Lemmy in persona.

Di primo acchito, uno potrebbe anche essere scettico: il concetto, in sé, forse non è dei più allettanti. Ma è con grande delizia che vi annuncio che Lemmy sa scrivere e soprattutto è dotato di una notevole dose di ironia e spirito. Certo, la traduzione in italiano a tratti è zoppicante e penso che la versione in lingua originale sarebbe più godibile, ma accontentiamoci… anzi, ringraziamo e stupiamoci che un tale libercolo venga tradotto in italico idioma, dando così un seguito alla precedente uscita della bio dei Motley Crue (e già pareva una cosa strana!).

Da Lemmy cosa ci si può aspettare? Basta guardarlo in faccia ed è subito chiaro. Droga a pacchi, donne, comportamenti e abitudini che travalicano qualsiasi elementare regola socialmente accettata.

E noi lo vogliamo così: vagabondo imbottito di pasticche nei primi anni Sessanta, chitarrista in una cover band, poi bassista negli Hawkwind più per caso che per vocazione e – infine – cantante, bassista e fondatore del gruppo con cui ha raggiunto la notorietà.

Quello che colpisce è la quasi totale assenza di compiacimento da racconto al bar (un esempio opposto? Il libro dei Crue); Lemmy racconta una notevole dose di porcate, ma lo fa in modo che te lo immagini con quel ghigno da paresi e il tono tipo: “Sì, lo so, sono tutte cazzate… però le ho fatte. Passami lo speed che mi faccio una botta”.

Sì, diciamolo: non sarà un libro che ti cambia la vita, ma si fa leggere più che volentieri. E poi Lemmy ha il rock.

Voi forse no.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: