Depressione & power merda: intervista a Depression House

depression house rec[di Tab_Ularasa]

Ciao Giacomo, raccontaci un po’ di te ?
Ciao sono Giacomo e vengo dallo Yucatan.

Che fai nella vita?
Attualmente nulla. Ho lavorato in fabbrica per più di 10 anni e quest’anno ho deciso di mia spontanea volontà di licenziarmi mandando tutti a fare in culo, in particolar modo le ” pecorelle” dei miei colleghi.

Quali sono i tuoi interessi e le tue passioni?
-musica
-drink (altro…)

Primitivo con classe: intervista ad Alessio (Primitive Records)

primitive02

[di Tab_Ularasa]

Ciao Alessio, raccontaci un po’ di te?
Ho 38 anni, vivo a Tortoreto (Teramo) insieme a mia moglie Delia e al mio cane Argo.

Che fai nella vita?
Da 20 anni lavoro in una fabbrica chimica. Fortuna che ho la passione per la musica altrimenti mi sarei già impiccato (altro…)

Welcome in The Shit Records: intervista al Dr Zitoxil

wints01[di Tab_Ularasa]

Ciao Dr Zitoxil, raccontaci un po’ di te ?
Non amo parlare molto di me, posso solo dirvi che nel lontano 1976, mio padre e mia madre decisero sotto l’influenza di droghe e del Punk Inglese di creare un piccolo mostro. Il risultato fu che il 20 febbraio del 77 nella notte di carnevale  feci la mia comparsa in questo fottuto pianeta!!! (altro…)

Speciale Epidemic Records

logo epidemicIncrocio il postino per caso – e vi assicuro che vederlo da queste parti, ultimamente, era un evento tipo l’apparizione della madonna di fatima (un po’ di minuscole a sfregio, perdonatemele) – e lui mi allunga un pacco di lp. Non mi ricordo cosa sto attendendo via posta, mi pare nulla, ma lo prendo ben volentieri: un pacco di vinili inaspettati ti può ribaltare la giornata. A casa lo apro e ci trovo ben quattro album e un 7″ della Epidemic Records di Brescia – il cui boss (o almeno credo di poterlo definire così, chiedo venia: senza offesa) Gab mi aveva contattato a fine dicembre (altro…)

Cassette bloody cassette (speciale pt.1)

Sarà pure roba per nerd segaioli, ma ormai è molto più di un semplice rumor per addetti ai lavori: le cassette, le famigerate cassettine, stanno tornando. E se ne parla anche uno come Maurizio Blatto, potete fidarvi.

Ok, sarà sicuramente una cosa di nicchia; saranno produzioni ultra-limitate, numerate a mano ecc… Si potrà inoltre obiettare che in alcuni ambiti strettamente underground (tipo l’industrial, la drone music, l’EBM) l’uso e la diffusione di tale supporto non sono mai scemati. Tutto vero per carità, però se si presta attenzione al fenomeno, cercando di analizzarlo attentamente anche da un punto di vista dozzinalmente sociologico – ché mica siamo Simon Reynolds, né pretendiamo di esserlo – è facile rilevare, nel timido riaffacciarsi dei tape sul sempre più asfittico mercato musicale internazionale, neanche troppo scontate analogie con il ritorno di fiamma per il vinile. Ovvero: nostalgia per l’analogico, per il formato fisico, rigetto dell’immaterialità dell’mp3. O semplice sincretismo, come ipotizzano i tipi della Yerevan Tapes nell’intervista che potrete leggere più avanti.

Lasciando da parte, per il momento, le congetture e concentrandoci soltanto sull’analisi dell’esistente, è impressionante il numero di piccole etichette che si stanno dedicando alla produzione e diffusione del supporto oggetto dello speciale in questione. Label che attraversano trasversalmente ogni genere musicale: dai “colossi” del garage punk della Burger Records, all’indie folk di Lost Sound Tapes, all’heavy psych di Who Can You Trust?; passando per le sonorità più avanguardistiche della nostra già citata Yerevan o per il punk fatto in casa della Two Two Cats… non c’è praticamente nulla che non sia messo sul famigerato nastro.

Allora, siete pronti a riesumare le vostre vecchie piastre, o a comprarne una usata su eBay (come ho recentemente fatto io)?

Di seguito leggerete delle brevi interviste (nella forma di cinque domande standard) fatte ai gestori di alcune etichette, i quali ci parleranno un po’ della loro “cosa”: la scelta di concentrarci su realtà – senza alcuna pretesa di esaustività –  è dovuta da una parte alla maggiore facilità di contatto, dall’altra alla speranza di sollecitare la curiosità dei fruitori, favorendo la conoscenza di situazioni che non godono di molta esposizione. Si parte.

Taxi Driver Records

Qui si respira aria di deserto, suoni psichedelici e pesanti, di chiara matrice stoner USA (Gandhi’s Gunn), ma anche sperimentalismo spinto, con la drone ossessiva miscelata al kraut e all’industrial dei vari Nant, Sepvlcrvm e Ur. Confezione stilosissima, artwork serigrafato, edizioni ultra-limitate (33 copie). La parola a Massimo Perasso.

Quando, dove e come nasce Taxi Driver Records?
Taxi Driver Records nasce come naturale prosecuzione dell’avventura iniziata nel 2000 come webzine musicale (taxi-driver.it) e nel 2008 come negozio di dischi, ma devo confessare di aver perso parecchio tempo nel cercare una direzione precisa ma ho capito col tempo che il bello era proprio quello di non porsi limiti. Apprezzo etichette di cui compri i dischi a scatola chiusa e hanno uno stile ben definito, ma in realtà preferisco etichette sbilenche come SST, Sub Pop (primo periodo), Man’s Ruin, Amphetamine Reptile. Ovvero cercare nuovi suoni e nuove band attraverso il marchio che le pubblica. Etichette “ortodosse” come Rise Above, che rispetto ma sai già che quello che acquisterai sarà del doom psichedelico, attirano la mia attenzione per poco tempo. Mentre il catalogo SST continua ad appassionarmi pur avendo smesso da anni di pubblicare nuovo materiale. L’obiettivo di Taxi Driver Records è di non soddisfare un pubblico preciso ma di stimolare nuovi ascolti, per questo pubblichiamo in ogni tipo di formato.

Analogico contro digitale è la contrapposizione storica su cui si fondano leggende e verità (anche mezze verità): voi da che parte state, e perché?
Da informatico conosco bene il digitale e ne capisco i limiti. Il digitale ha cambiato il modo di pensare, togliendoci pian pianino ogni volontà di possesso. Che cosa serve comprare se puoi averlo in streaming? Da fonico, invece, sono cosciente che la maggior parte degli impianti audio non dia dignità al tempo speso in produzione. Il digitale abitua gli ascoltatori a perdere le migliaia di emozioni che le compressioni tolgono. Ogni scuola di pensiero ha i suoi pro e i suoi contro. Da negoziante, infine, vendo perlopiù vinili, ma non potrei ignorare coloro che mi chiedono un cd da ascoltare in macchina. O che non vogliono tornare al giradischi, men che meno alla cassetta. Per esempio il disco dei Gandhi’s Gunn suona meglio in vinile, ma ha più senso ascoltarlo mentre si sfreccia in autostrada, quindi in cd. Ma la versione in cassetta ha un fascino tutto suo.

Perché produrre cassette nel 2011?
Banalmente: perché no? Taxi Driver Records nasce come etichetta varia, che non vuole porre limiti all’ascoltatore. La prima uscita era un CD, poi un 7″ split, poi un LP, poi sono iniziate ad uscire le cassette. Se non riusciamo a sperimentare col formato proviamo con il packaging. Volevo pubblicare Nant e Sepvlcrvm e il genere suonato mi ha fatto pensare alle cassette carbonare del giro industrial. Oltrettutto è l’unico formato che ti consente tirature basse senza dover spendere migliaia di euro. Ma per distinguerci e per accrescere la curiosità abbiamo optato per un packaging misterioso.

Parlateci un po’ delle vostre produzioni…
Come ti dicevo prima sono sempre state piuttosto varie. La costante è una base geografica piuttosto definita, ovvero la Liguria. Ma in realtà perché la zona è poco battuta da altre etichette ed è un peccato lasciare andare via nel nulla così tanta musica. La prima uscita è stata quella dei Cartavetro, in co-produzione con altre label. Nel disco partecipa in un brano Mike Watt dei Minutemen, e se non se li è fatti scappare lui dall’altra parte del mondo come potevo farlo io che li vedo e ascolto quasi quotidianamente?
Il parto numero due è stata anch’essa una coproduzione, a nome Third Conspiracy, in 7″ split fra i californiani Fatso Jetson e gli italiani Oak’s Mary. Questa doveva essere la prima uscita di una serie di split a nome Third Conspiracy. Ma purtroppo per ora è tutto in standby. Successivamente venne la naturale pubblicazione del disco della mia band: Gandhi’s Gunn. Prima in vinile in 300 copie con CD-R, che a distanza di un anno è stato ristampato in CD e ora in cassetta. La musica è facilmente definibile come stoner rock. Nel genere abbiamo pubblicato anche dischi più grunge-oriented ma sempre con la matrice Kyussiana in evidenza come l’esordio dei PEK e l’ep d’addio delle glorie locali 2 Novembre.
Nant, Sepvlcrvm e Ur fanno parte di una trilogia di uscite oscure in contrapposizione al deserto dello stoner. Siamo dalle parti di industrial, ambient, krautrock e abbiamo deciso per una pubblicazione a tiratura carbonara: 33 copie ciascuna con artwork in calcografia ad opera di Jessica Rassi e Sara Twinn che si occupano di tutta la parte più “artigianale” di Taxi Driver. Nel mezzo abbiamo pubblicato un CD-EP dei Big White Rabbit in 53 copie e il 22 Ottobre uscirà l’ep di esordio de Gli Altri, gruppo molto giovane e altrettanto interessante. Per quest’ultima uscita la tiratura sarà di 150 copie, con uno splendido packaging fatto a mano.

Domandona da un milione di euro: come vedete l’evoluzione della fruizione musicale? L’immaterialità dell’mp3 sembra aver provocato una reazione nella direzione della riscoperta dei vecchi supporti (vinili, tape); da addetti del settore che opinione vi siete fatti? Provate a prevedere il futuro…
Le case discografiche, anche le major, si sono accorte che è sbagliato ignorare completamente una fetta di mercato che vuole ancora ascoltare musica in vinile. E’ un pubblico che ha speso migliaia di euro in impianti e vuole sentire la musica nel suo formato più vero. Per me il disco in vinile è l’unico vero formato, gli altri ne sono una sua involuzione con fini pratici. La cassetta manterrà un interesse carbonaro: conta che anche band “grosse” pubblicano edizioni speciali di loro dischi in questo formato ma la tiratura non supera mai le 500 copie. Ma se l’mp3 viene considerato un formato per ascoltare musica (in modo tremendo aggiungo io) ha più dignità la cassetta. Come ti dicevo prima da informatico conosco bene il digitale e ne conosco il valore: 0 e 1. Il supporto fisico non lo puoi spiegare a parole: è un’esperienza sensoriale che comprende anche il tatto, la vista e l’odore.

Yerevan Tapes

Cambiamo totalmente atmosfera, con le contaminazioni tra sonorità bianche (post punk/wave) e musiche etniche, world music nell’accezione più ampia del termine. Etichetta giovane con due sole (ottime) uscite all’attivo,  dedita esclusivamente alla produzione di cassette. Alle domande hanno risposto Silvia e Andrea.

Quando, dove e come nasce la Yerevan Tapes?
YT è un’idea che continuava ad affacciarsi da un po’ di tempo e ha preso forma tra qualche birra nella primavera bolognese del 2011. Dal nome, i simboli, o più in generale l’immaginario che la veste, risulta già evidente una comune fascinazione verso sonorità orientali. Ed è stato in questo senso che abbiamo messo sul tavolo ognuno i propri interessi e capacità, da una parte la conoscenza di un certo mondo musicale, di certe dinamiche e realtà (Andrea già Avant! Records), dall’altra la voglia di poter tradurre secondo un’ottica iconografica quello stesso mondo (passando per film, libri, colori ed ovviamente l’Armenia – intesa più come ideale che come realtà).
Considerato che fare una cassetta oggi si potrebbe definire artigianato, che la cassetta di per sé viene spesso recepita da chi l’acquista più come un oggetto estetico che come un mezzo per ascoltare musica, il passaggio a un’omogenea veste grafica è stato pressoché naturale. Di qui l’idea di creare una collana, proposta con un’impostazione comune del layout, con l’utilizzo di fotogrammi consecutivi nella parte esterna ed interna delle copertine o la stampa su carta fotografica del piccolo inserto.

Analogico contro digitale è la contrapposizione storica su cui si fondano leggende e verità (anche mezze verità): voi da che parte state, e perché?
Indicare un’afferenza a una parte piuttosto che l’altra sarebbe probabilmente fuorviante, considerato che non notiamo nessuna netta contrapposizione tra analogico e digitale. Se si esclude chi ascolta musica in senso lato, collezionando mp3 per poter riempire il proprio lettore, chi è effettivamente interessato ha in genere a che fare sia con il digitale che con l’analogico. Non c’è distinzione, ma “sincretismo”, per lo meno oggi nel 2011. Due esempi su tanti: la nostra ultima uscita prevedeva oltre all’oggetto fisico – la cassetta – la possibilità di scaricare in formato mp3 lo stesso album. O anche, considerando il fenomeno più a monte, a livello di duplicazione, non utilizziamo di certo il master su nastro per registrare, ma un digitalissimo cd-r (e lo stesso vale oggi per la produzione di dischi in vinile).

Perché produrre cassette nel 2011?
Le ragioni principali sono sicuramente due. Innanzitutto la cassetta è l’unico modo – insieme al cd-r – di fare delle uscite a tiratura ultra-limitata, con costi ultra-limitati. Inoltre, o meglio, proprio per questo, ti permette da una parte il “rischio” di pubblicare un gruppo sconosciuto (vedi i bassi investimenti) e dall’altra la possibilità di riproporre un’edizione in cassetta di un disco che ti è piaciuto, magari di un gruppo già avviato con l’album uscito per un’etichetta più nota.

Parlateci un po’ delle vostre produzioni
Essendo nata da qualche mese YT ha all’attivo solo due uscite. Come prima produzione la scelta dei Dreams – che uscivano in quel periodo con lo stesso album su Kill Shaman – è stata in un certo senso automatica: se da una parte c’è piaciuto il loro mescolare il rumore bianco del post-punk e della no-wave con i ritmi esotici del reggae e del dub, dall’altra è intervenuta anche la componente “umana”, avendo avuto modo di conoscerli ed ospitarli durante il loro tour europeo con gli Scorpion Violent. In un certo senso si può dire che un percorso simile è stato fatto anche per la seconda uscita. Con Stefano, frontman dei Movie Star Junkies, ci si conosceva già da qualche anno, e sua è stata l’idea di farci ascoltare le registrazioni del nuovo progetto solista; anche al primo e più distratto ascolto l’affinità d’intenti è evidente, tradotta qui nell’ipnotico ed esoterico terreno sonoro che Stefano sta esplorando sotto il moniker Gianni Giublena Rosacroce. Trattandosi di un neonato progetto, e qui ci colleghiamo alla seconda domanda, abbiamo pensato per l’occasione di fornire anche un link gratuito per il download dei pezzi: (soundcloud.com/yerevan-tapes/sets/gianni-giublena-rosacroce-la-1/).

Domandona da un milione di euro: come vedete l’evoluzione della fruizione musicale? L’immaterialità dell’mp3 sembra aver provocato una reazione nella direzione della riscoperta dei vecchi supporti (vinili, tape)…da addetti del settore che opinione vi siete fatti? Provate a prevedere il futuro…
Ah, questione spinosa… in poche parole se da una parte il boom dell’mp3 gratuito ha ingrossato le fila dei potenziali ascoltatori, dall’altra ha sottratto un numero altissimo di clienti, visto che non è più necessario né l’acquisto né la conoscenza diretta di qualcuno in possesso di una copia originale (come accadeva prima con la duplicazione delle cassette a la masterizzazione dei cd-r).
Verosimilmente, quindi, chi è ancora intenzionato a mettere mano al portafoglio per acquistare della musica sarà così interessato a un oggetto fortemente fisico, che si distanzi ancora di più dall’immaterialità del digitale. Non stupisce in questo senso la cosiddetta rinascita dei formati analogici. A onor del vero, va comunque detto che si tratta di un fenomeno piuttosto circoscritto, di una cerchia molto ristretta, anche in relazione al fatto che sempre meno persone hanno un giradischi o una piastra per cassette. A fronte di questo il futuro ce lo immaginiamo come un’estensione del presente, vale a dire un ristretto zoccolo duro di affezionati disposti a comprare oggetti fisici, e un ben più ampio numero di persone costantemente alle prese con il download gratuito – almeno fintanto che questo sarà possibile. Dire se, quando quest’ultimo non sarà più così accessibile, le persone cominceranno ad acquistare musica in formato digitale o torneranno al supporto fisico è una previsione che va al di là delle nostre capacità.

La nicchia non muore mai

Angela Monteiro e Tommaso Floris fanno le cose per bene. C’è, nel loro lavoro, una cura per il dettaglio, un amore per le cose belle fatte con dedizione da non lasciare indifferenti chi, come me, pensa che la buona musica sia una forma d’arte troppo significativa per essere relegata nel limbo sfigato dei file mp3, dei link da scaricare, dei brani in streaming.
La musica va posseduta, annusata, catalogata, fatta sporcare, pulita, osservata. Deve essere oggetto di vanto per chi la detiene (“Ti piacerebbe avere il mio rarissimo 7” dei Weirdos, eh?? Beh, fottiti”).

La Shit Music For Shit People nasce nel 2008, con lo scopo di pubblicare solo in formato vinile/tape e in edizione limitata. Scelta suicida? Non credo. Parafrasando la loro ragione sociale, infatti, è “musica di nicchia per gente di nicchia” (senza snobismi di sorta, altrimenti s’incazzano) e, credetemi, la nicchia non muore mai. Meglio: la nicchia è quella che ti compra i dischi, che viene ai concerti. Prova ne è il fatto che quasi tutte le uscite dell’etichetta sono andate sold-out in breve tempo.
Altra prerogativa dei nostri è di affidare le copertine dei dischi a illustratori affini ai loro gusti e non necessariamente legati al mondo della musica, rafforzando il binomio tra suoni e immagine, promuovendo il concetto del valore dell’oggetto fisico che vince sull’immaterialità del download.

Ma bando ai preamboli, veniamo alla musica. Che, per inciso, raccoglie alcune delle migliori realtà in ambito lo-fi garage presenti sul nostro paese (e non solo).
La prima uscita dell’etichetta è il 7” dei Capputtini i’Lignu (Cheb Samir, noto agitatore della Roma Est-zona Pigneto, affiancato da Kristina) che propongono uno sgangheratissimo garage punk, sferragliante quanto basta (“God Never”), come degli Stones chiusi in cantina rimasti infoiati col peggior blues del Delta (“Digging U A Hole”).
I Two Bit Dezperados (franco-portoghesi-italiani) suonano invece più eterogenei, mescolando praticamente tutto ciò di buono uscito dagli States in materia di roots music (country, garage, folk), unendola ad una sensibilità pop parecchio affine ai B52’s (li ricordate?). “Devil In Me”, “Pretty Girl”, che inaugurano il primo lato del 7” “Macumba Para Exù” sono brani assolutamente deliziosi, che ti svoltano la giornata.
Stesso effetto che vi farà il lavoro appena uscito dei Love Boat (“Sliding Deck”), twee pop garage festaiolo, coretti la-la-la (“Song About Flying Sebadas”), Small Faces, Beach Boys, un’attitudine festaiola unita a una capacità di scrittura veramente notevole. Ah, sono italiani.
Chiudiamo la carrellata coi più schizzati del lotto, i franco-italiani Sàtan (ora J.C. Sàtan, usciti con un full-lenght su Slovenly), che attaccano con la potente e sguaiatissima “Lick My Feet”, continuano con la dinoccolata “More Funny Than A Mini Horse”, passano per le isterie garage-synth di “Sàtan”, e chiudono con la notturna e soft “Loin De Moi” un lavoro da spellarsi le mani.

In conclusione, tenete d’occhio i tipi della Shit Music For Shit People. Ne vale la pena.
Chiudo con cinque domandine fatte a Tommaso via e-mail, che ringrazio per la disponibilità. Buona lettura.

Come, dove e quando nasce la S.M.F.S.P?
Il progetto è nato verso la fine del 2008 a Roma dal desiderio di far conoscere e promuovere nuovi musicisti e illustratori.
E intendevamo sviluppare questo attraverso un linguaggio originale che ci permettesse di creare degli oggetti accattivanti e interessanti.

Perché solo edizioni in vinile/tape? scelta editoriale nostalgica, filosofia di vita, o semplice snobismo (che ci piace tanto) elitario?
Per diversi motivi. È una specie di ritorno alle origini e anche un modo per distinguerci. Ma essenzialmente perché sono degli oggetti con i quali ci identifichiamo e con cui abbiamo stabilito una relazione affettiva che è legata alla nostra infanzia. Nessun snobismo elitario, chi compra i nostri dischi ha il download gratuito dei brani in mp3 e presto potrà trovarli in vendita sui vari mercati di musica digitale come itunes o amazon.

Come scegliete gli artisti da produrre?
La maggior parte delle band che abbiamo scelto fin ora le conoscevamo personalmente o le abbiamo incontrate ad un loro concerto. Usiamo anche Internet per scovare nuove bande e soprattutto illustratori.

Il sogno nel cassetto?
Riuscire a vivere della nostra passione e trasformarla in lavoro a tempo pieno.

Fresca fresca è l’uscita del 7″ dei Love Boat, di cui parlavamo sopra. Prossimi progetti? Cosa bolle in pentola?
Attualmente bollono molte cose in pentola, ma non vogliamo rivelare troppo. Possiamo dire che per la fine della primavera daremo alle stampe dei 12”  con un concetto seriale in cui due band che condividono una stessa anima s’incontrano per un confronto musicale. Inoltre espanderemo il lato artistico con la promozione del lavoro degli illustratori con cui collaboriamo.

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