I Los Fastidios all’arrembaggio

los-fastidios-allarrembaggio.jpgLos Fastidios – All’arrembaggio (KOB Records/Mad Butcher, 2009)

A tre anni da Rebels’n’Revels tornano i Los Fastidios con un nuovo disco, All’Arrembaggio. Sempre di oi si tratta, naturalmente. E altrettanto naturalmente non ci sono grossi cambiamenti nella musica dei veneti: trentacinque minuti di inni punk rock con ritornelli da cantare in coro sotto il palco.

Rispetto alle ultime prove la novità da segnalare è la minor presenza di brani in levare: il solo “Reggae Rebels” ha ritmi giamaicani al 100% e in un altro paio di occasioni si finisce dalle parti dello ska-core, mentre per il resto del tempo si rimane ancorati ai classici tre accordi punk. Il tiro rimane quasi sempre alto, anche se in passato (penso a Contiamo su di voi) la produzione maggiormente grezza rendeva molto più cattivo e diretto il suono, cosa che in All’arrembaggio non accade con la stessa intensità, se non in un paio di pezzi – cioè “Freedom Town” e “Reds In The Blue”.

Nulla di nuovo anche per quanto riguarda i testi e i temi affrontati: si passa dalla rivoluzione che prima o poi avverrà di “La nostra internazionale”, all’ennesima canzone sui fatti di Genova (“Freedom Town”) per finire a parlare del mondo ultrà in “Football Is Coming” e degli ideali skinhead in “Bottiglie e battaglie” – il brano più elaborato del disco, che parte come una ballata per poi aprirsi a un finale anthemico in crescendo.

Inutile domandarsi se abbia senso parlare ancora di queste cose in Italia nel 2009: i Los Fastidios ci credono, difficilmente convinceranno chi non la pensa come loro o chi ha dubbi, ma andranno sempre all’arrembaggio. E solo per questo, per quanto mi riguarda, meritano rispetto, al di là della perfetta riuscita o meno di un album.

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