Natale, tempo di marchette…

Chiamatela marchetta, se volete. E infatti è vero. Però visto che le cose si fanno in piccolo, visto che è difficile far sapere che sono state fatte, visto che pochi leggono, visto che mancano gli inciuci giusti, visto un po’ quel che vi pare, vi beccate i consigli per gli acquisti anche qui. E che sarà mai… (altro…)

Oops… I did it again (third time)

E’ accaduto nuovamente, e non nascondo di essere piuttosto contento della cosa.

Dopo Iggy Pop, cuore di napalm e 3.7.69 morte di un Rolling Stone, è la volta di Kill ‘Em All, una bella (ok, me lo dico tutto da solo e sono scemo) monografia tutta dedicata all’esordio fondamentale dei Metallica (altro…)

Back to 1985?

metallica_death_magnetic.jpgMetallica – Death Magnetic (Universal, 2008)

Nel 1985 l’amico Fulvio mi fece una cassettina che ancora conservo. Era una di quelle Sony da 60 in cui se registravi un LP restava sempre spazio per qualche pezzo random per riempire il nastro. In questa cassetta c’era un disco intitolato Kill ‘em All, di tali Metallica, più un paio di pezzi dei Fear e altri dei Circle Jerks, tra cui “Red Tape”. A me ‘sti Metallica non avevano mai pagato l’occhio, pur non avendoli mai ascoltati… il nome mi sembrava un po’ da ridere e a 15 anni, per me, un gruppo metal doveva chiamarsi come minimo Iron Maiden, per evocare la giusta dose di cattiveria, anglofonia e borchie. Metallica mi sembrava un nome latino e mi stava sulle balle.

Invece Kill ‘em All mi fece esplodere il cervello, per un po’ d’anni, non ci fu più storia: ero diventato un thrasher e da lì ad Anthrax, Exodus, Megadeth, ondata crucca e compagnia pogante il passo fu brevissimo.
Ogni cosa fatta dai Metallica fino a Master of Puppets compreso per me era legge, Bibbia, costituzione, comandamento, imperativo categorico. La prima delusione me la diedero con …And Justice for All: uscì proprio nei primissimi giorni di scuola dell’ultimo anno di superiori, per me; ricordo che lo prese sempre Fulvio, soffiandomelo da sotto al naso in un negozio improbabile che solitamente teneva dance e roba pop. Me lo feci registrare al volo il pomeriggio stesso, ma non mi quadrava. Meno furia, più complessità. Ricordo che dissi a Fulvio: “Non so se mi piace… è un disco che fa pensare”. Che come recensione non è esattamente epocale, ma se consideriamo che per me il top erano Among the Living e Reign in Blood, forse un senso ce l’ha.

Il Black Album lo ascoltai un paio di volte e basta, registrato sempre su nastro. E da lì il capitolo Metallica per me si chiuse, o meglio: rimase fermo a Master of Puppets e dischi precedenti. Ora, spinto dalle recensioni che parlano di Death Magnetic come del ritorno alle origini, mi spingo ad ascoltarlo… e quello che trovo è un gruppo più o meno fermo là dove l’avevo lasciato. Quindi mi piace? Sto pogando in cucina? Faccio headbanging rimpiangendo i miei capelli lunghi fino al culo? Tiro fuori la chitarra e seguo i riff di Hammett e Hetfield?
Temo di no.

I Metallica del ritorno alle origini – nell’anno del signore 2008 – sono piuttosto ammorbanti, questa è la verità. Riffoni che avrebbero avuto un senso nel 1985, ora suonano un po’ come fanfaronate. Soprattutto perché i ragazzi (?) si autocitano un po’ troppo, creando un effetto tipo: “siamo una band che si ispira ai Metallica e rubacchiamo qualche loro riff qua e là”.
Insomma, loro sono invecchiati, io pure e il risultato di questa bella situazione è che né io né loro siamo più credibili in queste vesti. Loro in quelle dei thrasher di Frisco, io in quelle del thrash fan della provincia piemontese. Perché io non ho più 16 anni e loro non ne hanno più 23.

Detto questo, sono convinto che un sedicenne di oggi, se non ha ancora sviluppato il gusto per la dietrologia musicale (cosa che – fortunatamente – avviene di solito avviandosi verso la trentina), troverà Death Magnetic esaltante. Speriamo, poi, che abbia un fratello maggiore o uno zio che gli faccia sentire per bene i primi tre dischi dei Metallica, però.

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