Dee Dee Ramone parla italiano

blitzkr.jpgDee Dee Ramone & Veronica Kofman – Blitzkrieg Punk. Sopravivere ai Ramones (Agenzia X, 192 pp.)

E se fosse l’intera famiglia Ramone – a suo tempo – a essere sopravvissuta a Dee Dee, ai suoi exploit tossici, ai “giochi fatti” di siringhe e lame, tra la storica girlfriend Connie e gli inseparabili amici-nemici di buco Johnny Thunders e Stiv Bators?

Sta di fatto che Blitzkrieg Punk è un libro che stende.  Il sovradosaggio e l’intensità di una vita disperatamente on the road da raccontare mette al tappeto.

E’ difficile, in realtà, conciliare le multi personalità di Dee Dee – al secolo Douglas Glenn Colvin – e mettere insieme il puzzle schizoide. Una vera subterranean jungle, in cui troviamo il Dee Dee adolescente ribelle in Germania folgorato sulla via di Elvis e del rock’n’roll anni Cinquanta; il delinquentello del Queens, antesignana e ignara icona del punk a cui Sid Vicious deve praticamente tutto in fatto di iniziazione tossica ed attitudine on stage; e poi il Dee Dee drogatissimo, rinchiuso nel suo bunker privato del Chelsea Hotel, che sbanda barbone per i vicoli del Low East Side di New York solo per racimolare qualche spicciolo da investire in una dose.
Le personalità multiple di Dee Dee si riversano tutte come affluenti alcoolici nei fiumi e fumi catartici di questa autobiografia.
Il bassista dei Ramones è immortalato in mille immagini, poster di concerti, fanzine. La divisa è sempre impeccabile: jeans strappati, testa roteante (o meglio: rivolta all’indietro), caschetto alla Brian Jones, t-shirt bianca con qualche stronzata scritta sopra e basso ciondoloni poggiato sulle gambe. E’ lo stesso che si rimise in gioco, lasciata la sua Ramones-family, inventandosi di sana pianta Dee Dee King, un improbabile rapper bianco tatuato, sbiellato, con cappottone, medaglioni, occhialazzi e capelli zombie alla Lou Reed post elettroshock. Peccato che andasse poco oltre il look, in questa veste trendy.

La confessione di Dee Dee è una vicenda amara. Lui stesso intuisce l’epilogo, è consapevole che non ci sarà un lieto fine, ma piuttosto una end of the century definitiva, fatta di sfighe che non risparmieranno nessuno del giro Ramones. Neanche il padre padrone Johnny (Ramone) con il quale Dee Dee ebbe il rapporto più velenoso e conflittuale, ma proprio per questo onesto fino in fondo.

Caduti uno dopo l’altro sotto i colpi del punk rock, scorrono già i titolo di coda che ne fecero leggenda in tutto il mondo, mentre epica incede “The Good, the Bad and the Ugly”.

Hey ho, let’s go.

Richie Ramone contro Golia

halfway.jpg Il batterista dei “fratellini” Ramone tra il 1983 e il 1987, ovvero il buon Richie Ramone, si era imbarcato in una causa legale contro i curatori del lascito di Johnny Ramone, Wal-Mart, iTunes di Apple e altri: il motivo di questa sfida tipo Davide contro Golia erano le royalties su sei pezzi che Richie avrebbe scritto durante la sua militanza nella band.

Il verdetto (arrivato pochi giorni orsono) è stato negativo, dato che secondo il giudice il contratto firmato da Richie all’epoca prevedeva l’utilizzo delle registrazioni e il loro sfruttamento anche tramite tecnologie ancora da sviluppare (e quindi il download e la rete).
Insomma, la classica fregatura a cui chiunque abbia mai lavorato nel campo dell’intrattenimento deve sottostare: si firma la cessione per lo sfruttamento tramite mezzi di diffusione correnti e futuri.

I pezzi incriminati, firmati appunto anche da Richard Reinhardt, sono: “Smash You,” “Somebody Put Something in My Drink,” “Human Kind,” “I’m Not Jesus,” “I Know Better Now” e “(You) Can’t Say Something Nice”.

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