Benvenuti nel 1988

goriesThe Gories – The Shaw Tapes: Live in Detroit 5/27/88 (Third Man, 2013)

[di Tab_Ularasa]

Possiamo dire peste e corna di Jack White, ma adesso come adesso personalmente devo solo ringraziarlo per aver stampato questo disco con la sua etichetta Third Man Records, etichetta che comunque sta facendo uscire altre belle cose.

Dimenticate la roba sciapa super pompata che arriva adesso dagli Stati Uniti d’Ameriga e andate in spiaggia a raccogliere il messaggio nella bottiglia che arriva dalla Detroit di fine anni Ottanta (altro…)

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Dottor Morelli and Mister White

Jack White – Blunderbuss (Third Man Records, 2012)

[di Hugo Bandannas]

Per recensire il disco che va più a ruba dai tempi di Thriller di Jacko – ho fatto davvero fatica trovarlo in tempo reale – devo prima di tutto indossare un paio di occhiali professionali per poi  levarli e rimetterli di nuovo (alla maniera dello psicologo catodico, l’affascinante professor Morelli), così da acquistarne un po’ in autorevolezza e “sintomatico mistero” (buffo).

Il professor Morelli affermerebbe che un disco andrebbe ascoltato più volte nell’arco del tempo, perché l’essere umano è umorale, lunatico e squilibrato, per cui il capolavoro esaltante dell’oggi spesso si converte in un fiasco del domani. E viceversa.
Ma vi giuro che  sto ascoltando Blunderbuss di Sir. Jack White, di continuo dal tramonto ieri e ciò mi fa sperare che queste parole scritte restino immutate insieme al mio stato d’animo. Così che non ci sarà una coazione alla ritrattazione, disciplina su cui il compianto e ingombrante Lester Bangs ha costruito una carriera, articolo dopo articolo.
Blunderbuss
è un signor disco. Dimenticate White Stripes, Raconteurs e Dead Weather, ma teneteli a mente per quelli che sarebbero potuti essere dei prestigiosi b-side.

Non so voi, ma io sono solito fare zapping con i formati cd: ebbene con questo lavoro non è possibile… anzi è impensabile, sarebbe blasfemo come pigiare rewind e fast forward durante un film di Jarmusch: un oltraggio alla poesia e all’arte.
White ci accompagna in  un viaggio musicale intorno all’America; quando si passa attraverso i freddi e desolati villaggi il suono si fa più roots e blues, trasformandosi poi in un sincopato rap chitarroso proto Eminem che incontra i White Stripes quando si sfila per le immense metropoli del lago Michigan. E così via: un disco di enciclopedica sintassi di rock’n’roll racchiuso in 13 canzoni (con godibilissimo booklet interno).

Mi sono fatto un giro sul web ed ho constatato sorprendendomi che questo capolavoro ha ricevuto solo tiepidi consensi da alcune delle testate e webzine che contano; o l’aspettativa era troppo alta oppure gli autori delle relative recensioni avevano la loro personale luna di traverso.
Se non vi piace questo disco significa che c’è qualcosa di marcio nelle vostre vite… e state pur certi che se queste 13 canzoni alla dinamite non sono riuscite a rivoluzionarvi la routine, vi resta solo da sperare nel professor Morelli.

Al cinema con gli Stones

SHINE A LIGHT (un film di Martin Scorsese, 2008)

Se non avete mai potuto assistere a uno show degli Stones dal vivo, andate a vedere questo film, sarà un po’ come farsi un regalo da sceicco: allestire in fretta e furia uno spettacolo domestico ed esclusivo delle Pietre Ruzzolanti, dritti nel proprio salotto – e se avete un monolocale va bene anche piazzarli in cucina o al cesso!
Facilmente alla fine del film-concerto vi sembrerà di esser stati sul palco insieme alle leggende linguacciute del rock and roll, sotto riflettori roventi e l’impietoso sguardo delle centinaia di macchine da presa dislocate da Martin.
Ci si trova, in ogni caso, davanti a un film magistrale. Niente a che fare con l’ultima ondata di rockumentary, documentary, monumentary etc. etc. che infestano sale e multisala: qui ci sono gli Stones, i primi piani incessanti sulle rughe e le dentature fasulle di Mick e Keith, le loro smorfie, i ghigni, il fumo che esce diabolicamente dalla Telecaster di Keith quando si intreccia con la Gibson di Buddy Guy, quel fare flemmatico e jazz da british landlord del Sig. Watts, le vene collassate di Ron Wood mentre countreggia con la slide, la sorprendente timidezza di Jack White (White Stripes) mentre duetta in una sublime “Loving Cup” accanto a Mr Sympahty for the Devil , la zoccolaggine esibizionista e mainstream di Christina Aguilera in “Live With Me“.

Senza troppo indugiare sugli arcinoti classici stonesiani o sull’involontario compiacimento rodato da un quarantennio da migliori artefici di rock and roll sulla piazza, riducendo al minimo indispensabile i filmati di repertorio con tanto di interviste stile Mai dire Rolling Stones, il binomio Stones-Scorsese fa scintille. Il regista italoamericano, di sicuro non di primo pelo in fatto di scenari rock-diabolici (The Last Waltz, 1978), supera i precedenti lavori visivi “stonati”, Godard e Altamont compresi: in Shine a Light sembra assecondare la logica richardsiana secondo cui “il palco si sente”, nel senso che va vissuto pienamente. Ecco: le pietre rotolano ancora sul palco, nonostante qualche affanno e qualche acciacco di troppo, e quello che fanno fuori – vizi e stravizi inclusi – non è parte del rock… lo si lasci a Novella 2000. It’s only rock and roll, but we like it.

Racounteurs & consolers

racocd.jpgThe Racounteurs – Consolers of the Lonely (XL Recordings, 2008)

Seconda fatica per questa band americana capeggiata da Jack White e Brendan Benson, i due maggiori portabandiera del classic rock contemporaneo. In un’epoca di sintetizzatori e continui rimandi agli anni Ottanta, i Raconteurs rimangono comodi nel loro spazio temporale che va dai Cinquanta ai Settanta, e riprendono il discorso interrotto con il precedente album.

Questo Consolers è un disco lungo e complesso, completamente adagiato su una forma rock più dilatata, cesellata da strumentazione calda e vintage (compresi piano, armonica e fiddle). A un primo ascolto si potrebbero cogliere atmosfere splendidamente memori del miglior Neil Young primi Seventies (“You Don’t Understand Me”), ma molteplici sono le rifrazioni offerte da White e soci: dal chitarrismo alla Who (“Salute Your Solution”, “Hold On”), fino a una componente folk-progressiva che traspare da alcune tracce (“Old Enough”, “The Switch and the Spur”).

Il rimbalzo di voci tra i due cantanti continua a tenere vivo l’interesse anche sulle canzoni più lunghe, e l’empasse causata da un disco meno pop del precedente si scioglie dopo pochi ascolti con le vibrazioni del suo solido impianto rock.
I Raconteurs sono diventati una band “di cui ti puoi fidare”: l’età, il talento, la carriera, l’esperienza e il rispetto per i mostri sacri sono la loro vera forza rivoluzionaria. Qualcuno potrebbe tacciarli di essere conservatori, ma chi al giorno d’oggi è così rivoluzionario da ricordarsi di scrivere delle vere canzoni prima di mettere fuori un disco? I Raconteurs e pochi altri potrebbero alzare la mano.

Raconteurs all’improvviso

img_0141.jpgI Raconteurs annunciano a sorpresa l’uscita del loro secondo album, Consolers Of The Lonely, per martedì 25 marzo prossimo. Il disco arriverà tramite i canali di distribuzione tradizionali, così come attraverso quelli digitali, ma senza alcun giro pubblicitario, promozione e ascolto anticipato per gli addetti ai lavori.

Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler scelgono questa tattica da guerriglia per giungere direttamente ai fan, senza essere sottoposti ai giudizi e ai pilotaggi (talvolta decisivi) di certa stampa musicale cartacea e digitale, evitando anche i consueti leaks in rete.

Il master dell’album è stato completato nella prima settimana di marzo e immediatamente avviato alla stampa in vinile. Gli altri formati sono seguiti a breve distanza. L’idea del gruppo è quella di consegnare l’album direttamente agli ascoltatori per poi promuoverlo di persona; non ci saranno formati speciali, bonus track o edizioni limitate. Il tutto arriverà il 25 marzo e il comunicato del 18 lascia tempo una settimana per i preordini.
L’album conterrà 14 nuove tracce e il 25 marzo sarà disponibile sul sito www.theraconteurs.com il video di “Salute Your Solution”, le cui riprese sono state terminate ieri l’altro.

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