Altamont reloaded

altamont1.jpgAltamont Railway, sei dicembre 1969 ovvero il giorno in cui il r’n’r ha perso l’innocenza.
Un’innocenza che è scivolata via assieme alla vita del diciottenne di colore Meredith Hunter, ucciso per mano degli Hell’s Angels che si occupavano della security dell’evento durante l’esecuzione di “Under My Thumb” da parte degli Stones.
Una data emblematica che evoca immagini nette e precise nella mente di ogni amante della musica che ci piace di più e che mette una pietra tombale sulla favola del peace & love, traghettando la musica – e non solo – nei ben più violenti e meno colorati anni Settanta. Tanto si è parlato del concerto di Altamont e tanto se ne potrebbe ancora parlare, ma non è questo il momento. Magari ci torneremo in futuro.
Da quel tour del 1969 era stato tratto un bel film-documentario, Gimme Shelter, girato da Albert e David Maysles e Charlotte Zwerin. Ora, a quasi quarant’anni di distanza (l’11 agosto), è prevista la pubblicazione in dvd del film, che oltre a un completo lavoro di restauro audio-video comprenderà anche un bel book di una quarantina di pagine e copiosi extra.
Va ricordato che oltre agli Stones – che organizzarono l’evento e lo chiusero (suonando invero maluccio) – parteciparono al festival anche Ike & Tina Turner, Jefferson Airplane e i Flyng Burrito Brothers di Gram Parsons.
L’occasione è, quindi, più che mai ghiotta per portarsi a casa l’ennesimo pezzo di storia (nera in questo caso).

Black Keys: all’attacco…

black-keys-attack-and-release.jpgThe Black Keys – Attack & Release (2008, V2)

A due di distanza dal loro ultimo – peraltro ottimo – album Magic Potion, il duo di Akron (Ohio) torna in pista giocando il jolly a sorpresa. Per Attack & Release, infatti, per la prima volta Patrick Carney e Dan Auerbach si affidano a un produttore e lo fanno scegliendo nientemeno che Brian Burton aka Danger Mouse (Gorillaz, Gnarls Barkley). Un’unione insolita nata per mano di Danger Mouse stesso che aveva chiesto espressamente al duo di comporre dei pezzi per il nuovo album di Ike Turner.
Saltato il progetto per ovvi motivi (Ike r.i.p.), lo strano trio ha continuato a lavorare a quello che è sicuramente un album diverso da ciò a cui ci aveva abituato il duo della rubber city. Un disco che mostra un deciso passo verso nuovi lidi, evitando così un possibile precoce inaridimento della vena compositiva dei nostri.

A essere sincero il mio primo impatto con l’album non è stato dei migliori: era proprio la produzione di Danger Mouse, che mi sembrava un po’ sfocata, la causa principale dei miei dubbi. Che sono poi scomparsi ascolto dopo ascolto: poco a poco il disco ha cominciato a crescere e ora gira nel mio lettore che è un piacere.
Gli stampi della fabbrica, sia ben chiaro, non sono certo stati accantonati, ma molta carne è stata aggiunta al fuoco. Se il blues iperamplificato in salsa Zeppelin di “I Got Mine” rappresenta la continuità con il passato, le ballate drammatiche ammantate di riverbero (“Lies”), i groove r&b (“Same Old Thing”, con tanto di flauto), i sapori country e i piccoli accenni di elettronica costruiscono un più che robusto ponte verso il futuro.
I Black Keys decidono anche di offrire due esecuzioni dello stesso pezzo (“Remember When” in versione “side A” e “side B”): una in chiave soul-malinconica, per un risultato molto suggestiva,  l’altra è un selvaggio standard garage-rock… si capisce che la voglia di giocare con la musica per stupire e stupirsi è rimasta intatta, e che il gruppo può ormai decidere di manipolare la propria musica a piacere, suonando sempre e comunque personale.

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