Sadico on the rocks

the-sadeThe Sade – II (Kornalcielo/Go Down)

I padovani The Sade all’impatto visivo (almeno per quanto concerne il promo ricevuto) ricordano immediatamente i Mentors dei tempi d’oro. Ed è un riferimento intrigante, anche se gravemente scorretto (altro…)

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Ti cavo il terzo occhio

threeeyesleftThree Eyes Left – La Danse Macabre (Go Down, 2013)

Italianissimi e ormai con un bel numero di ore di volo sulle spalle, i Three Eyes Left arrivano con una nuova prova sulla lunga distanza – griffata Go Down.

Questo La Danse Macabre è un godurioso mattone di stoner, southern metal e hard psichedelico anni Settanta: dai Blue Cheer ai Down, passando per i mastri Black Sabbath e i Kyuss (ma anche un po’ gli Screaming Trees, per il lato più psych e alcune timbriche vocali) qui c’è tutto. E buttiamolo via… non saranno i re dell’originalità, né si inventano nulla, ma i Three Eyes Left dominano la materia e sono convincenti (altro…)

Weekend con il bigfoot

T.H.U.M.B. – Primordial Echoes For Modern Bigfoots (Go Down Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Credevamo di esserceli persi per strada i T.H.U.M.B., e invece eccoli di nuovo in sella al loro bigfoot, pronti a scaricarci addosso tonnellate e tonnellate di pesantissimi riff (altro…)

Manta Rays’ nuggets

Manta Rays -s/t (Garage Records/Go Down, 2012)

Un trio con un gran tiro, ecco come si presentano i veneti Manta Rays fin dai primissimi brani di questo album – omonimo – uscito in aprile.
In questo bel cd digipack sparano 12 tracce di garage rock di ispirazione puramente Sixties che spazia dal rock’n’roll al garage punk più esuberante, passando per il surf, il soul, il sound californiano alla Beach Boys, i Kinks e gli Who. Insomma, numi tutelari mica da poco, ma è giusto tirarli in ballo visto anche come i Manta Rays riescono a rendere giustizia alle loro fonti di ispirazione, con un songwriting filologico e curato, raffinato senza essere prolisso o troppo autoindulgente.

L’unica pecca, forse, è la produzione molto patinata e pulita, che rende il tutto un filo troppo commestibile e pastorizzato. Invece un pizzico di sporcizia in più non avrebbe certo guastato, per accentuare l’esperienza d’ascolto di questi brani.

Se amate il sound del rock’n’roll anni Sessanta (che spazia in tutte le sue declinazioni fondamentali e in maniera disinvolta) i Manta Rays saranno una bella scoperta: tre accordi, convinzione, sudore e immediatezza. Con un (bel po’) di classe, aggiungerei.

Un ascensore per gli anni Novanta

Love In Elevator – Il giorno dell’assenza (Epic&Fantasy Music/Go Down Records, 2010)

Figli della gioventù sonica di metà anni Novanta, unitevi e copulate. Possibilmente in ascensore, come suggeriscono da ragione sociale i Love In Elevator (altro…)

La Muerte non aspetta

domeDome La Muerte and The Diggers – Diggersonz (Go Down/Area Pirata)

Vecchia conoscenza di Black Milk, Dome La Muerte and The Diggers… e alla fine si dicono sempre le stesse cose: Dome non ha bisogno di presentazioni (il suo passato in Chelsea Hotel CCM e Not Moving parla ampiamente da sé), Dome è un rocker di quelli veri che suona il rock’n’roll senza compromessi, i suoi Diggers trasudano punk/garage/rock da ogni poro… (altro…)

Surf-O-Rama: whisky, tabacco e pelle sudata

cover Link Protrudi and The JaymenLink Protrudi and The Jaymen – The Best Of (Go Down, 2010)

Penso si possa dire e pensare tutto e il contrario di tutto della surf music. Per capirci, non sono tra coloro che osannano Tarantino per aver tolto dall’oblio questo genere musicale, facendolo (involontariamente?) schizzare alla ribalta con Pulp Fiction (altro…)

Giacche piccole, chitarre grosse

smalljackcd.JPGSmall Jackets – Cheap Tequila (Go Down, 2009)

Capita di vedere un gruppo dal vivo in situazione non congeniale e di farsi idee sbagliate. A me con gli Small Jackets è successo… si parla del Rock in Idro di qualche anno fa, quello con Iggy & The Stooges. Ero lì appunto per l’Iguana coi fratelli Asheton e per i Not Moving. Il resto mi interessava veramente poco e ho quindi ciondolato piuttosto annoiato per tutta la giornata.
Nel palco secondario suonavano anche gli Small Jackets: dopo un paio di pezzi me n’ero andato sbadigliando. Sarà anche per questo – lo confesso – che rimando questa recensione da almeno una settimana. E invece mi ricredo ampiamente. Anzi, dico che sono stato pirla a non sentirlo prima ‘sto cd.

Hard boogie (parecchio hard, con grossi sconfinamenti nell’hard rock più classico e nello street) di quello molto Seventies – con forti venature Creedence/Grand Funk Railroad (la cover di “Are You Ready” non è casuale), un po’ di MC5, un filo di AC/DC, qualche rimando zeppeliniano e – soprattutto – tutti i trucchi del mestiere ben assimilati. Certo, ogni tanto emerge anche qualche fantasma glam anni Ottanta, ma ci sta tutto.

Davvero un buon disco ROCK, dal respiro internazionale, per una band solida e destinata a lasciare il proprio segno nelle coscienze dei rocker più attenti.

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