The Wild Brunch #32

plyamobilArrieccoci, persistenti e puntuali come i pidocchi alle elementari, con un nuovo Wild Brunch – numero 32, per servirvi. Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco, bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questa puntatona, varietà come se non ci fosse un domani: Mothers of Mud, Polar For The Masses, Gerson, Collettivo 01, Maleducazione Alcolica (altro…)

Punk alla milanese

Gerson – Il fondo del barile (Indiebox, 2011)

E’ buffo rincoglionire, a volte – non sempre, ma tant’è. Ero convintissimo che i Gerson fossero in giro dagli anni Novanta, nati per sporogenesi durante la dantesca esplosione del punk rock lombardo/brianzolo… e invece mi ricordavo proprio male, visto che suonano dal 2004. Non sono quindi una band di primissimo pelo, ma neppure residuati degli anni Novanta.

Il loro sound, invece, si rifà molto a certe suggestioni di quel periodo, che vengono levigate, indurite, reinterpretate con abilità, per un risultato che è – in pratica – punk rock italiano dello scorso decennio, suonato bene, arrangiato meglio e papabile (potenzialmente) per un pubblico radiofonico nemmeno troppo di nicchia.
Insomma, c’è il proverbiale “mestiere” in questo disco, virtù che non è mai inutile. Ma neppure l’unica richiesta… anzi. Nel caso dei Gerson, per dire, quello che resta è la sensazione di avere ascoltato un cd di buona fattura, anche sincero, ma senza appigli che lo rendano memorabile. Ed è il problema che si fa sentire regolarmente nelle situazioni in cui abitudine, allenamento, disinvoltura e ore di volo hanno un peso specifico molto superiore rispetto all’anima e alla scintilla.

Se amate il punk italico con forti radici ramonesiane, con tocchi street e – perché no – Social Distortion – i Gerson vi daranno grandissime soddisfazioni: vi ritroverete anche a canticchiare qualche pezzo quasi al volo (io, che mi piaccia o no, non riesco a levarmi dalla testa “Fuori il prossimo”, lo ammetto… ha un ritornello che mi piace davvero, bello ignorante alla Mike Ness). Se, invece, il genere in questione non vi attira, troverete poco a cui aggrapparvi qui. Ma è una faccenda di gusti.

PS: il cantato in italiano, come mio solito, mi ha fatto venire i pidocchi. Meno male che ho i capelli a zero.

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