Quel gentleman di Jesse

cover-gentleman-jesse-his-men.jpgGentleman Jesse & His Men – s/t (Douchemaster, 2008)

Chi c’ha l’occhio fino, certi dischi li sgama dalla copertina. E questa che fa il verso a This Year’s Model di Elvis Costello non lascia alcun dubbio: si tratta di un album power pop. Per dirla tutta… un grande album power pop di una band nata da una costola dei Carbonas, punkrockers incalliti che menavano fendenti a destra e a manca. I gentiluomini vengono da Atlanta – lo stesso postaccio dei Black Lips – e s’intuisce sin dalla clamorosa doppietta iniziale “Highland Crawler” e “Black Hole” che hanno messo a frutto come meglio non si sarebbe potuto le ripetizioni di maestri del calibro di Paul Collins e Peter Case.

L’album è pervaso da una purezza sconvolgente, melodie cristalline e un tiro della madonna equamente distribuiti su tutti e 13 i pezzi che, tanto per dire, spazzano via in un secondo le paraculate dei “ballerini” Ok Go. Se non fosse una bestemmia questo disco sarebbe etichettato “pop rock”, ma di quello intelligente e cazzuto che in un mondo normale scalerebbe le classifiche a spron battuto. La scanzonata freschezza pop’n’roll di “All I Need Tonight (Is You)”, le chitarre paisley di “Butterfingers”, il passo soul di “I Get So Excited” e la ballata liquida “Sidewalks” potrebbero tranquillamente essere targate 1979, ma “trent’anni dopo” c’hanno ancora il potere di scrostare merda dalla superficie.
Scommetto che Gene Gnocchi ne andrebbe pazzo, ma forse lo è già.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: