Buon fuzz a tutti

Fuzz_LiveInSanFranciscoFuzz – Live in San Francisco (Castle Face, 2013)

[di Manuel Graziani]

Altrove ho scritto che il 2012 è stato l’anno di Ty Segall. Qui sopra vi dico che l’anno appena concluso non è stato da meno. Per esempio il nostro biondino californiano ci ha mostrato che coi Fuzz fa sul serio e che non si tratta solo di una valvola di sfogo. Dopo l’omonimo album e due 7” su In The Red, è uscito in zona Cesarini questo EP live disponibile in cd digipack e in vinile 12”, anche nella versione bianco trasparente che farà bagnare più di un collezionista (altro…)

Annunci

Ti cavo il terzo occhio

threeeyesleftThree Eyes Left – La Danse Macabre (Go Down, 2013)

Italianissimi e ormai con un bel numero di ore di volo sulle spalle, i Three Eyes Left arrivano con una nuova prova sulla lunga distanza – griffata Go Down.

Questo La Danse Macabre è un godurioso mattone di stoner, southern metal e hard psichedelico anni Settanta: dai Blue Cheer ai Down, passando per i mastri Black Sabbath e i Kyuss (ma anche un po’ gli Screaming Trees, per il lato più psych e alcune timbriche vocali) qui c’è tutto. E buttiamolo via… non saranno i re dell’originalità, né si inventano nulla, ma i Three Eyes Left dominano la materia e sono convincenti (altro…)

Alla corte di Ty

MCIIMikal Cronin – MCII (Merge Records, 2013)

[di Magda Cane]

Con il suo secondo full lenght, nonché album d’esordio su Merge, il compositore e polistrumentista Mikal Cronin, conosciuto anche per le sue collaborazioni con Ty Segall, preferisce prendere le distanze dal new garage e ci propone un disco rock-pop.

MCII contiene 10 canzoni ben arrangiate, dal suono solido e dalle vocalità pop ma accattivanti (altro…)

Attack of the killer 7″: Barsexuals, Pat.Pend. & Wasted Pido

barsexualsThe Barsexuals – s/t (autoprodotto, 2012)

Un trio maleducatissimo chitarra/voce/batteria; una registrazione che definire lo-fi è un complimento, visto che questa delizia di singoletto fa sembrare gente come Cramps, Morlock e Gravedigger V il corrispettivo garage/psychobilly/r’n’r dei Queen; copertina fotocopiata e centrini scritti a pennarello… avete capito che aria tira?
Esatto: aria di genio e demenza. Questa è roba che tanti schiferanno, ma che è la quintessenza del fare esattamente il cazzo che si vuole, alle proprie condizioni e senza guardare in faccia a nessuno (altro…)

Weekend con il bigfoot

T.H.U.M.B. – Primordial Echoes For Modern Bigfoots (Go Down Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Credevamo di esserceli persi per strada i T.H.U.M.B., e invece eccoli di nuovo in sella al loro bigfoot, pronti a scaricarci addosso tonnellate e tonnellate di pesantissimi riff (altro…)

Beatbreakers at dawn

The Beatbreakers – Night’s Shamans (autorprodotto, 2011)

Credo siano milanesi o giù di lì, questi The Beatbreakers, il cui demo/promo mi è giunto dopo varie peripezie legate al caro vecchio sistema delle consegne a mano tramite amici comuni. Ma oltre a questo, posso dirvi con una certa soddisfazione che mi sono piaciuti parecchio e mi hanno sorpreso. E’ vero che non frequento più molto le serate e il giro dei concerti, quindi non sono mai aggiornato su ciò che succede qui intorno… però vedo che nella Merdopoli ci sono buone cose che si muovono e i Beatbreakers sono senza alcun dubbio tra queste.

La band propone quattro brani di garage fuzz perverso, oscuro, acido e bastardo – con qualche striatura rockabilly, che male non fa mai. Mi hanno ricordato un frullatone tossicissimo di Count Five, Cramps, 13th Floor Elevators e Meteors – se mai una cosa del genere può avere senso compiuto.
E’ un sound vizioso, che spadroneggia disinvolto tra atmosfere soffocanti, tarantolate, e momenti che costruiscono una tensione hollywoodiana, da thrillerone in odor di Oscar. In poche parole garage rock come Pazuzu comanda.

Menzione speciale per la traccia quattro (“Alien”): colpisce e lascia il segno su tutte; una lunga cavalcata garage, fuzz, psych tra San Francisco e Los Angeles. Sfuriate solforiche e brandelli dilatati che si alternano, in un crescendo allucinatorio da trip notturno in solitaria.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15784660&show_comments=false&auto_play=false&color=0044ff Alien by The Beatbreakers.

A Sestri Levante con la moto di Irene

Motorcycleirene – s/t (Alkemist Fanatix, 2011)

Questi ragazzi (ma non troppo) di Sestri Levante sembrano essere finiti sotto all’ala protettrice di Fabio Treves e ci tengono a scriverlo e a sbandierarlo. Onestamente ci metterei uno “e sticazzi” di rigore a commento, con una scrollatina di spalle per buona pesa… ma a onor del vero – Treves o non Treves – i Motorcycleirene non sono affatto male (altro…)

Ancora miele di fango

mudlucky.jpgMudhoney – The Lucky Ones (2008, Sub Pop)

Ne sono passati di anni da quando Mark Arm e soci si sono affacciati con la prima ondata grunge, quella che alcune penne dell’italico panorama giornalistico – a fine anni Ottanta – definirono (chissà poi perché) “il nuovo punk”. Ma bando alle polemiche, che in fondo non servono a niente e oggi non ho testa per perdermi in queste cose.

Parliamo di questo freschissimo (o quasi) lavoro della band di Seattle, che segue l’apprezzabilissimo Under a Billion Suns del 2006. Parliamone, già. Anche se in realtà non ci sono grandissime cose da dire. Nel bene o nel male (per me sicuramente nel bene) i Mudhoney sono davvero una garanzia e sembrano proprio incapaci di deludere le aspettative, sia dei fan che dei detrattori.
Quello che voglio dire è che, anche dopo 20 anni, mantengono la loro personalità, il loro sound, il loro trademark e non sembrano accusare cedimenti strutturali degni di nota. Anzi, continuano per la loro strada e a più di 40 anni sfornano ancora un album registrato in meno di quattro giorni, con un fuzz molesto e Stooges-iano ad accompagnare l’ululato di Arm e una batteria da trogloditi in fregola. Certo, c’è qualche piccola pesantezza, forse dovuta al passo non troppo sostenuto della maggior parte dei brani, ma sarebbe davvero ingeneroso e sciocco lamentarsene: i Mudhoney versione 2008 spaccano ancora e – anche se non cambieranno la vita di nessuno – hanno il sacrosanto diritto di entrare nell’Olimpo dei rocker. Ma non prima di produrre ancora una manciata di sani dischi carichi di feedback, riff e distorsione mortifera.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: