Stella Maris, pensione completa

stella marisStella Maris Music Conspiracy – Operation Mindfuck! (autoproduzione – distr. Area Pirata, 2013)

Lo so, sono un deficiente, ma per quanto il nome di questa band (peraltro – lo dico subito – notevolissima) sia tratto da una trilogia libresca cult anni Settanta, a me Stella Maris fa venire in mente i nomi delle pensioncine sfigate delle località liguri (peraltro se non ricordo male, proprio in uno Stella Maris nacquero più o meno ufficialmente le Brigate Rosse nella notte dei tempi).
Detto ciò, giusto per rendermi subito ridicolo, il cd in questione è una bombetta deflagrante davvero speciale (altro…)

They wanna be your Doggs

doggs1.jpgThe Doggs – s/t (autoprodotto, 2009)

I milanesi Doggs devono amare visceralmente gli Stooges. In particolare quelli dell’era – gloriosa e insuperabile – di Funhouse. Si sente: eccome se si sente.
Bastano davvero una cinquantina di secondi di ascolto del primo brano (ce ne sono quattro nel cd) per intuirlo.

Quindi indovinate un po’ cosa suonano? Certo: protopunk (e non punk: ci si rifà a un’epoca e un’idea di musica precedente al punk così come è stato codificato dopo il 1977) detroitiano con tanto di incursioni di sax, ad aggiungere tocchi di jazz anarchico e rumoroso.

Funhouse docet, dunque; e proprio da Funhouse i Doggs ereditano il loro piglio cupo, scuro e urticante.
Il mid tempo la fa da padrone – esaltato da un drumming pesante e ossessivo e da un basso roccioso – i riff sono minimali (a tratti stoogesiani quasi al confine con la citazione smaccata) e il mood tossico, denso, a tratti psichedelico.
Qualcuno li ha anche paragonati ai Morphine… non è un’immagine del tutto errata, ma direi che in questo caso prevale l’anima pre-punk, piuttosto che quella low-rock che caratterizzò la band di Mark Sandman.

Una prova davvero buona, senza dubbio: molto plasmata e marchiata dall’ombra degli idoli di Ann Arbor, ma lascia il segno. Unici appunti personalissimi sono una scarsa incisività del cantato e una produzione davvero troppo pulita – ad esempio: il sax nel primo pezzo, che è davvero una figata, suona come se fosse stato campionato da un brano di Bonnie Tyler degli anni Ottanta; idem le chitarre, basse rispetto al resto e poco deraglianti, se comparate a quanto il compianto Ron Asheton ci ha insegnato.

Una bella sorpresa questi Doggs… e me lo conferma il fatto che il dischetto l’ho già ascoltato tre volte in due giorni. Bravi, bene, bis.

C’era una volta una macelleria dove si vendeva musica…

The Fabulous Macelleria Ettore 1987/1993 (dvd, Sonar/Sintesi 19)

Colle Val d’Elsa, Siena. Qui, per qualche anno, sembrò essersi spostato il baricentro del rock in Italia. Ma attenzione: non del rock italiano, quello fatto di Vasco, Ligabue e bovini vari. Si parla di rock come concetto puro, come scossa elettrizzante, come underground e fermento.

Insomma, sembra una storia da piccolo film italiano, eppure a Colle Val d’Elsa fiorirono una scena musicale e un collettivo (che ruotava intorno – appunto – all’associazione Macelleria Ettore) coi controcoglioni – scusate il tecnicismo.
Ragazzi e ragazze adolescenti, o poco più che ventenni, che organizzavano concertoni, formavano band (Symobiosi, Wilderness, Funhouse…) e si sbattevano come animali, per la loro passione. Gente che ha fatto suonare gruppetti tipo Naked Prey, Lyres, Fleshtones, Blasters, Celibate Rifles, Died Pretty, Loop, Soundgarden, Yo la Tengo, Leaving Trains, Meteors, Thin White Rope, Miracle Workers, Gun Club, Giant Sand, Fuzztones, Steve Wynn, Vipers, Primal Scream, Droogs, White Zombie e Prime Movers (solo per citarne una piccola parte).

Fatto il doveroso pistolotto introduttivo, parliamo di questo dvd. Non sono certo che sia in commercio, ma vi assicuro che vale la pena cercarlo, a costo di rompere le scatole a qualcuno. Si tratta di un documentario-tributo alla Macelleria Ettore e al fermento rock che alimentò negli anni della sua esistenza. Nel dischetto, quindi, sono contenute interviste a chi c’era ed era impegnato nella scena locale, spezzoni (purtroppo brevissimi, mannaggia!!!) di concerti organizzati dall’associazione, schegge audio e video.

Tra gli hihglight del dischetto citerei le varie interviste (brevi, ma ottime), un paio di framenti dei Primal Scream live, uno spezzone dei mitici Husker Du, qualche fotogramma dei Fuzztones con un Protrudi tamarro come non mai e infine il pezzo da 90. Già: un paio di minuti o poco meno di un’esibizione devastante dei Funhouse, veramente giovanissimi (il cantante sembra un bambino… però nato da un terrificante accoppiamento tra Iggy e una comparsa de I guerrieri della notte), con cover degli Stooges annessa.

Un bellissimo documentario, con l’unico difetto di essere troppo breve e un po’ frettoloso in alcuni punti (resta la voglia di vedere e saperne di più!), che farà la gioia di chi ha la mia età e in quegli anni si muoveva – magari a centinaia di chilometri di distanza – in ambiti similari. Ma anche di chi, per motivi anagrafici, quegli anni non li ha visti, ma ha cuore, anima e rock’n’roll da vendere.

Provate a contattare Sonar o Sintesi 19, se volete farlo vostro.

 

 

Funhouse: l’intervista!

sono-stato-pure-giovane-e-munito-di-capelli-lunghi.JPGAbbiamo parlato dei Funhouse qualche tempo fa (esattamente qui) e vi avevamo anticipato di aver preso contatti con un membro della band per un’intervista. Bene: grazie al gentilissimo Maurizio – all’epoca dei fatti chitarrista della band – la cosa è stata realizzata e poco più sotto potrete leggere il risultato della chiacchierata fatta con lui via e-mail. Buona lettura e preparatevi a un viaggetto indietro di una ventina d’anni nella storia del rock nostrano…

Cominciamo dagli albori: dove e quando si sono formati i Funhouse? E poi, soprattutto, come è nata la band: vi conoscevate, qualcuno ha messo annunci da qualche parte… come vi siete incontrati, insomma?
I Funhouse si sono formati a Colle Val d’Elsa nel 1985. Io ed il batterista Paolo Grassini eravamo gia amici fin da piccoli poi si è aggiunto il bassista Fabio Pazzagli e infine il cantante Engels Begani. Paolo aveva 15 anni, io 16, il bassista 17 e il cantante 18: una bella scala… la cosa che ci ha fatto conoscere e iniziare a suonare è stata una grandissima passione per la musica, che tutti e quattro avevamo.

Trovavate spazi per suonare dal vivo? Avete fatto molti concerti nel periodo in cui la band è esistita? Quali esibizioni ricordi, in particolare, per qualche motivo che le ha fissate nella tua memoria?
A Colle Val d’Elsa gli spazi per suonare dal vivo,quando abbiamo iniziato, erano i soliti locali anni Settanta dove veniva suonato prevalentemente liscio. Poi un gruppo di ragazzi ha fondato un’associazione culturale che ha cominciato a organizzare concerti di musica rock indipendente: questa associazione si chiamava Macelleria Ettore.
Di concerti ne abbiamo fatti veramente tanti, ma il primo vero impatto con il pubblico è avvenuto durante le selezioni del rockcontest al Tenax di Firenze (nel 1987), che abbiamo gloriosamente vinto. La finale del rockcontest è stata la prima grande esibizione dal vivo per tutti e quattro, infatti ci siamo ritrovati a suonare con il locale pieno di gente completamente in delirio! Il cantante fece una performance da far invidia al mitico Iggy e penso che metà della vittoria fu decisamente merito suo. Esiste un video del concerto e spero di fartelo vedere così ti renderai conto di quanto detto! Dopo l’esibizione è persino venuto a trovarci nei camerini Ringo de Palma, che era il vecchio batterista dei Litfiba (tragicamente scomparso nei primi anni Novanta), il quale ci disse che anche se non avessimo vinto, la nostra era stata la miglior esibizione della serata. Considera che la vittoria a Firenze fu un vero e proprio successo, dato che nessuno di noi aveva mai avuto esperienze musicali.
Altri concerti che ricordo ancora oggi sono quello all’Officina di Genova (storico locale fatto all’interno di una chiesa sconsacrata, demolita negli anni Novanta), poi quello di Catania al Macumba, con i ragazzi del posto che cantavano a memoria i nostri pezzi, il concerto al vecchio Leoncavallo di Milano che era stato assaltato dalla polizia alcuni giorni prima… ricordo ancora i buchi alle pareti fatti dalle ruspe per lo sgombero. Poi ce ne sono altri: a Montebelluna (TV), a Roma al vecchio Tendastrisce, Bologna al Casalone, Viareggio nel locale (Seagull? Un night club) dove si era esibita la settimana prima la mitica Cicciolina, al Bloom di Mezzago… ogni concerto era sempre una nuova avventura per noi: si potrebbe scrivere un libro.

rockerilla-88.JPG Come avete iniziato la collaborazione con la Electric Eye, che ha pubblicato il vostro 7″ e l’album The Way Things Will Be?
La collaborazione è avvenuta grazie a un incontro a un Independent Music Meeting a Firenze (1988 circa): facemmo avere il nostro demo a Claudio Sorge, che era il fondatore di Electric Eye, e il giorno dopo ci telefonò e ci mise sotto contratto per un 7″ e un album. Il contratto però, più che avere una validità legale, era una specie di scrittura privata.

Che tipo di accordo avevate con Electric Eye? Mi spiego: l’etichetta si occupava solo di gestire gli oneri della distribuzione (facendo pagare a voi costi di incisione e di stampa dei dischi) oppure si sobbarcava anche alcune spese?
Il produttore ci pagò la stampa del singolo, dell’LP e una parte delle spese di studio per l’album.

Puoi elencarci la vostra discografia dettagliata, nel caso ci siano altre uscite oltre al 7″ e al citato LP? Non vorrei fare la figura del pirlone, ma ho la sensazione di avere visto, anni fa, un altro album targato Funhouse, ma potrei sbagliarmi… mi sono inventato tutto?
La discografia dettagliata è la seguente:
Demotape (1987)
– “Nothing To Do” nella compilation Rockcontest (1987)
You Rules Not mine/Screamin’ Eyes 7″ (1988, Electric Eye)
The Way Things Will Be LP (1989, Electric Eye)
– “People Wanna Stay Together” nella compilation Rock Against Proibitionism (1990, Wide Records)

Quando si è sciolta la band? Posso chiedere i motivi, sempre se non è una domanda troppo indiscreta?
La band si è sciolta nel 1992, mi pare. Lo scioglimento è avvenuto perché non credevamo più in quello che facevamo, poi ci sono le altre cose che ti mette davanti la vita: il lavoro, le donne… insomma avevamo perso lo stimolo di andare avanti. Era triste ma vero.

Momento Meteore: sei rimasto in contatto con gli altri membri? Se sì, sai se hanno continuato con la musica? Insomma… che fine hanno fatto?
Certo che siamo rimasti amici, infatti per alcune risposte mi sono fatto aiutare dal bassista e dal batterista… anche con il cantante ci sentiamo spesso. Comunque gli altri hanno tutti smesso di suonare.

Chi scriveva i brani e come nascevano i pezzi dei Funhouse?
Prevalentemente i pezzi nascevano insieme, durante le prove. Certe volte portavo un riff di chitarra e lo sviluppavamo, oppure c’era un idea del bassista o del batterista: nasceva tutto molto naturalmente.

Avevate rapporti con altre band in circolazione all’epoca? Gente tipo Not Moving, Boohoos, Starfuckers… insomma: vivevate la presenza tangibile di una scena rock’n’roll (passami il termine un po’ ammuffito), oppure ognuno faceva repubblica a sé?
Con i Not Moving sì, abbiamo suonato spesso insieme, addirittura ci siamo incontrati con Dome (chitarrista) diverse volte anche ultimamente; poi anche con diversi gruppi stranieri tipo Died Pretty, Celibate Rifles ecc… ottenemmo la collaborazione di Giovanni Villani, un componente degli Steeplejack (gruppo di Pisa) per registrare un inserto di pianoforte nell’LP. All’epoca c’era anche una florida scena garage senese, i cui gruppi più rappresentativi erano Pikes in Panic e Motorpsyco Pluck: con loro ci frequentavamo ogni tanto. Eravamo amici anche dei Gang che incontravamo quando erano in concerto in Toscana.

So che hai cambiato piuttosto radicalmente frequentazioni musicali, a livello di genere e di progetti. Cosa ti è rimasto, oggi, dell’esperienza (umana e “sonica”) con i Funhouse?
Dell’esperienza con i Funhouse mi è rimasto tantissimo: più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto siano stati importanti quegli anni. Sembra strano, ma nel mio modo di suonare e di comporre c’è tantissimo rock, anche se la musica che suono adesso è molto differente. Per me la musica che facevamo era come una specie di jazz, perché tutto nasceva spontaneamente e senza regole, era una specie di improvvisazione radicale…
fun-house-tutto1990.JPG

Funhouse all’italiana

funhouse.JPGFunhouse – The Way Things Will be (Electric Eye, 1989)

Tra i vari ricordi indelebili della mia lunga parentesi di vita romana ormai terminata (mai dire mai, si dice… chissà) c’è quello legato al negozio dell’usato di Disfunzioni Musicali. Ha chiuso da anni e io ho avuto modo di viverlo partendo da pochi istanti prima della crisi, fino allo smantellamento finale, con annessa svendita feroce di tutto il materiale (cosa di cui approfittai senza pudore: avrei voluto vedere voi…).

Tra le decine e decine di vinili comprati là per poche migliaia di Lire (eravamo appena prima dell’Euro, già) ricordo in particolare quasi tutta la discografia dei Not Moving, bootleg dei New York Dolls, punk californiano a go-go, punk francese (Real Cool Killers e Cherokeees su tutti) e un bel numero di album del vecchio catalogo Electric Eye – ovvero l’etichetta defunta di Claudio Sorge, penna storica (d’antiquariato?) di rockerilliana memoria.
Nel lotto di vinile razziato proprio negli ultimi giorni dell’impero, ossia quando il negozio liquidava tutto col 50% di sconto, infilai – più per curiosità e golosità, che per altro – un album di tali Funhouse, toscani. Costava solo 6.000 lire, era del 1989 (quindi vecchio di una decina d’anni) e l’avevo già visto in giro, senza mai soffermarmi più di tanto sull’ipotesi di acquisto.

Epifania. Rivelazione. O meglio: ennesimo colpo di fulmine, di quelli che ti lasciano un po’ ubriaco e confuso, perché non ci pensavi mica che poteva andare così.
Insomma: la copertina è poco esaltante, i nostri quattro toscanacci hanno l’aspetto di pseudo-metallers (la Kramer bianca del chitarrista non è certo una garanzia, da questo punto di vista, a voler essere snob fino alla morte), il pressoché totale anonimato della band non promette bene… eppure ci siamo. L’ennesima epifania rock, che dopo tanti anni di collezione e acquisti è sempre più rara, ma quando arriva sa di prima volta e basta.

Veniamo al sodo. In questo The Way Things Will Be troviamo una band dedita a un rock scuro, sotterraneo, con pesanti influenze proto-punk alla Stooges e sventagliate di chitarrismo hard Seventies. Tempi rocciosi lontani dalle sfuriate hardcore-punk che negli Eighties tanto andavano, schitarrate lisergiche con un wah-wah hendrixiano/ashetoniano, voce sofferta da Iggy meno psicotico, basso solido e saltellante… ogni brano del disco ha almeno un riff che si ricorda con facilità (anche se a volte leggermente derivativo: ma se per “derivativo” intendiamo che ricorda qualcosa degli Stooges 1969-1970, insomma… evviva il derivativo, per dio).

A dispetto di una registrazione un po’ pulita (ma piuttosto compressa, il che dona una certa cupezza e sapore genuino) e del tempo che è trascorso facendo perdere le tracce della band (cercate in rete: il nulla totale), questo vinilaccio va ricordato e riesumato. E ben figura nel mucchio selvaggio degli italici desperados dell’epoca: da piazzare tra Boohoos e Not Moving (e non solo per motivazioni alfabetiche). Fatelo vostro, non circola a cifre spaventose (con un po’ di fortuna investendo una decina di Euro potete procurarvelo): non ve ne pentirete.

Abbiamo recentemente provato a contattare l’unico membro della band di cui abbiamo trovato notizie online. Ha già gentilmente acconsentito a una bella chiacchierata retrospettiva, che non mancheremo di pubblicare. Stay tuned, come si diceva tanto tempo fa…

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