Il maranza(no) del blues

maranzReverendo Maranzano – A 4am Madness Tribute To My Imaginary Friends (Dr. Pazuzu Records, 2014)

[di Tab-Ularasa]

Ecco qua la seconda uscita della Dr.Pazuzu Records, in formato cd-r o download gratuito!
Il disco in questione è cantato-suonato-registrato da un personaggio fondamentale e seminale del r’n’r milanese, ovvero il Reverendo Maranzano aka Bert. Maximum R’n’R tra una cinquantina d’anni manderà i suoi scagnozzi nella città della nebbia per cercare di ricostruire la sue gesta, la sua discografia (altro…)

Corri menestrello, che in mano ho un randello…

body bagBody Bag Redemption aka Barmageddon – One Album In One Week And Other Assorted Fuckology Facts (Dr. Pazuzu records, 2014)

[di Tab_Ularasa]

Pazuzu c’è! E’ nata la Dr.Pazuzu Records! Non si sa bene chi ci sia dietro e in quale mondo e dimensione si trovi, quello che però è sicuro è che Pazuzu ha iniziato tramite questa etichetta a diffondere interferenze sonore che distruggeranno i vostri neuroni per risvegliare i germi della vita che nasce dalla morte sopita (altro…)

Chi non tormenta in compagnia…

summerSei ancora alla ricerca del vero tormentone dell’estate 2014?
Fermati, ora sei a posto. Fatti   t o r m e n t a r e   da “NOW IT’S SUMMER!” (altro…)

La Bible Belt dei Dexateens

lostandfound1.jpgThe Dexateens – Lost and Found (free download, Skybucket Records 2008)

Ancora un’altra band sceglie la strada della libertà e della libera circolazione della propria musica: questa volta si tratta dei Dexateens, quintetto di Tuscaloosa (Alabama), già agli onori delle cronache per aver inciso per la storica Estrus Records e per aver attirato le attenzioni di Tim Kerr.

Questo nuovo album vede i nostri avvicinarsi ancora di più alle loro roots: se Hardwire Healing e Red Dust Rising (i loro lavori precedenti) mostravano una deragliante mutazione elettrica sulla base genetica del southern rock, questo Lost and Found sembra più “laid back”, rilassato, come se i ragazzi avessero deciso di scriverlo sulla veranda, come nel vecchio commercial di un celebre whiskey. E, come tutto ciò che si appiglia alla tradizione, richiede tempo: infatti Lost and Found è un “grower” che richiede qualche ascolto, ma poi si insinua nella mente e si fa canticchiare.

il brano d’apertura, “Lost and Found”, il pezzo più sudista, sta in equilibrio su un giro di accordi di due ottave e le tre chitarre annunciano che per loro ci saranno gli straordinari.
“Out On Your Own” svolta sul versante più agreste e traditional, evidenziando quanto lavoro a livello produzione sia stato fatto per ben preparare la release gratuita: in questo disco si sentono quasi le corde pizzicate, le bacchette sul cerchio della batteria e i calli sul MI grave del basso (ascoltate “Altar Blues”), insieme a un rovente impasto vocale. Quest’ultimo aspetto esce chiaro su “Enough Of Nothing”, un elettrico boogie rock in cui sono gli intrecci vocali a stupire.

Lost and Found è un disco fatto di canzoni genuine e sanguigne, capaci di farsi ascoltare, di emozionare (“Kid” e “Slender Thread”) e di dimostrare quanto la band abbia voglia di comporre, suonare e macinare chilometri su e giù per la Bible Belt, col sole sul parabrezza e il fiume Black Warrior a lato. Proprio questo è l’immaginario che mi ha incollato a questo album per un’intera settimana, e ascoltando le conclusive “You’re Gonna Love Me” e “Sweet Little Loser” sarà facile farsi contagiare. C’è dentro il rock, il blues, il country e il Sud.

Brian Jonestown Massacre… free!

bjm2.jpgBrian Jonestown Massacre – My Bloody Underground (free download)

Come già anticipato ai blackmilkers più attenti, questo album è stato rilasciato in download gratuito prima di una pubblicazione ufficiale per la A Records, etichetta di proprietà di Anton Newcombe, che dei BJM è fondatore e unico membro stabile. Non è ancora chiaro se questo pacchetto contenga un mix definitivo o meno, ma il succo c’è… e ha anche un buon sapore.

My Bloody Underground, come nome di battesimo, è una mescola pericolosa di My Bloody Valentine e Velvet Underground. L’infuso sonoro presentato da Newcombe e dai suoi “sei personaggi in cerca di cervello” (perso da qualche parte nella West Coast) è un altro documento magmatico che vive di oscillazioni ripetitive, stordimento, sfocature e senso di fuga. Viaggiare senza muoversi, sdraiati sul materasso e inondati dalle vibrazioni sonore, per quasi ottanta minuti: My Bloody Underground definsce il trip definitivo secondo i BJM, che in quest’album distillano la carica più acida di tutta la loro lunga carriera. “Dropping Bombs On The Whitehose” materializza lo spirito dei 13th Floor Elevators di “Easter Everywhere”, così come “Infinite Wisdom Tooth – My Last Night in Bed With You”, mentre “Who’s Fucking Pissed in my Well” si regge su bongo e pecussioni, mescolati a chitarre sciamaniche.

Il rumore (sotto forma di spettrale drone) arriva con “Who Cares Why” e “Golden Frost”, l’algido stordimento di “Ljosmyndir” spiazza e apre nuovi e plumbei immaginari alla mitologia dei Brian Jonestown Massacre, mentre “Auto-matic – Faggot for the People” sperimenta le stesse sostanze degli Hawkwind di “In Search Of Space”.
L’oscillazione perpetua è raggiunta nella finale “Black Hole Symphony”: dieci minuti di puro rumore cosmico che non stupirà più di tanto le nostre sinapsi, già ridotte in poltiglia dall’allucinato menu di questo favoloso album.

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