Balordi con forbici e fotocopie

Mimetics & Abracadabra fanzine

[di Manuel Graziani]

Sfoglio il Devoto-Oli tutto rattoppato che sta sopra la scrivania e mi fermo alla voce “balordo”. Tra le varie definizioni mi colpiscono: “Che dà poco o nessuno affidamento, spec. sul piano morale” e ancora “Strampalato”, per finire in bellezza con “Malvivente, malavitoso”.

Perché questa premessa? Semplice. Tali definizioni vanno proprio a pennello alle due (irreali) realtà italiane di cui sto per cianciare. Per puro orgoglio campanilistico parto dalla congrega ribattezzatasi Wild Weekend Teramo che, oltre ad organizzare concerti bellissimi e, appunto, “balordi” (cito solo Demon’s Claws, The Feeling of Love, The Tunas, Shiva & The Dead Man, Plutonium Baby, Hell Shovell, Trio Banana) ha avuto la brillante idea di tirar fuori una fanzinetta di quelle di una volta. Ovvero 4 fogli A4 fotocopiati in b/n, stampati fronte/retro, ripiegati e pinzati al centro. La fanzine si chiama Mimetics, scritto con un pennarello mezzo finito, come sottotitolo riporta il bukowskiano “Musica delinquentistica per organi caldi”. Dietro non c’è gente di primissimo pelo, neanche di secondo per la verità. Antonio degli Zitoxil, Alessio dei Singing Dogs e della Primitive Records e Gabriele della Goodbye Boozy Records sono amici a cui voglio bene, ma pure se non fossero amici vorrei bene loro lo stesso per quello che fanno. La fanzine mi piace, e lo dico sinceramente, perché è bella grezza (dalla grafica ai contenuti passando, ça va sans dire, per la grammatica), fuori di testa e, soprattutto, perché non ha alcuna pretesa o strane puzze sotto il naso. Sul numero 3 si (s)parla di Dan Sartain, del detroitiano Timmy Vulgar (Clone Defect, Human Eye, Timmy’s Organism, ecc.), c’è un bel bezzo/racconto su J Mascis e una storia tra il demente e il demenziale sulla Bubca Records. Non ho idea di quanto costi e vi avviso subito che sul web non trovate un beneamato cazzo. Per saperne di più vi tocca scrivere a antoniomasci@live.it o a acdog@hotmail.it.

Dalla mente creativa, e alquanto deviata, di colui che sta dietro alla Bubca Records di cui sopra, è uscita un’altra bella fanzine cartacea chiamata Abracadabra. Anche in questo caso si tratta di quattro fogli A4 fotocopiati in b/n, stampati fronte/retro, ripiegati e pinzati al centro, ma il tema non è la musica bensì la fotografia. Quella fotografia dura che racconta la realtà senza filtri e bisogno di aggiungere inutili parole. Se non fossi allergico all’uso della parola “arte” (“prendi l’arte e mettila da parte”, sempre!) direi che proprio di questo si tratta. Arte nella sua accezione più pura, alta, etica, che non dà risposte ma stimola domande. Il resto ce lo dice tab_ularasa, al secolo Luca Tanzini: “Da quando mi sono trasferito a Roma mi è ritornata la voglia di fare foto che si era spenta negli anni. Ho deciso di fare questa fanzine che fotografava la vita pulsante di Roma, adesso una città cosmopolita a tutti gli effetti. Qui la vita la si tasta con mano, soprattutto se si vive al di fuori del centro verso le ex borgate che adesso sono città a tutti gli effetti. La vera Roma di ora sono gli extracomunitari, gli indiani, la gente dell’est, i cinesi, gli africani, ed io ho vissuto nei loro quartieri, ho frequentato i loro mercati e mi sono sentito parte integrante di questa Roma. Poi c’è una realtà sotterranea enorme di poveri e barboni con dignità assoluta che popola Roma, un’altra città nella città: le foto che ho fatto la ritraggono così com’è senza voler dare giudizi sulla povertà e sul loro malessere”.

In allegato al numero 3 di Abracadabra c’è un assurdo cd-r a nome RTG (qui si può scaricare un po’ di roba: e-x-p.it/rtg), che definirei “rumore esoterico urbano”, dietro cui si cela sempre il nostro Luca: “RTG è il mio progetto di sperimentazione di elettronica primitiva. Il cd risale al 2008, è stato registrato in una giornata usando un vecchio eco a nastro LEM (da qui il nome LEMBA) e facendo in seguito sovraincisioni di theremin, RTG, organo vecchio e moog. Io sono quasi fissato con la musica primitiva elettronica e sperimentale, partendo dagli anni ‘20 fino agli anni ’80. Tutta la musica elettronica dei pionieri per me è come il punk, come attitudine e sostanza. Diciamo che quello che facevo negli Ultra Twist e adesso nei Trans Upper Egypt viene da lì e dalle mie cose sperimentali di RTG. Anche per questo da poco ho deciso di mettere su destroYO Records, l’altra faccia sperimentale e più strana della Bubca Records. Per questa nuova etichetta usciranno fuori tutti i miei deliri e anche deliri altrui che mi piacciono ovviamente, ma non vanno presi sul serio e ascoltati come musica. Sono un po’ come le mie fotografie: fotografie sonore di giochi di scoperta con nuovi e vecchi strumenti verso la creazione di paesaggi sonori dove si sta bene o male“.

Merda che ‘zine…

Devo ammetterlo: Merda si presenta davvero in maniera che fa fede al suo nome… merdosa e come poche altre. Mi ricorda certe fanzine primi anni Novanta assemblate da alienati delle provincie più improbabili, che disegnavano col pennarello i logo dei gruppi, usavano una Olivetti anni Sessanta rotta e incollavano le foto ritagliate dai giornali per assemblare lavori ignobili scritti col culo.

La vera differenza è che in Merda ho trovato roba buona – seppur in sole sei pagine. Tipo: Merda mi ha fatto conoscere Mike Rep che nella mia ignoranza abissale non sapevo chi fosse. E già solo per questo la devo ringraziare umilmente.
Poi, visto che ci sono altre 5 pagine che avanzano, potrete leggere una storia trash-romanzata degli Ultra Twist (di cui è incluso un cd-r di quelli mini da due pollici o giù di lì), Psandwich (chi cazzo sono? Leggete Merda e scopritelo), un elogio in poesia ai Velvet Underground.

Beh, farà anche cagare come impatto visivo, ma Merda ha il suo bel perché. L’unica cosa che gradirei sarebbero articoli più lunghi: per il resto va bene così, cari Bubca boys (chi poteva concepire una fanzine simile se non loro?).

Non ho idea di quanto costi, ma voi scrivete a merdazine@gmail.com e chiedete.

Abracadabra, cosa ti estraggo dal cilindro?

Abracadabra Zine n.0, ottobre 2010

Otto facciate (copertina compresa) fotocopiate in edizione limitata a 66 esemplari, con impaginazione veramente trucida: per ottenere il fronte/retro sono stati incollati assieme i fogli e non stampati su entrambi i lati… (altro…)

Xerox Militia!: fanzine heroes never die

04042009001.jpgXerox Militia! n.2/primavera 2009 (76 pagine, fotocopiata, A5)

A distanza di quasi un anno dal numero uno, ecco la seconda uscita di Xerox Militia, una delle ultime pubblicazioni autoprodotte old school – ovvero cartacee – in circolazione.

Per i dettagli principali e un excursus sul numero 1 (procuratevelo!) vi rimando alla recensione già pubblicata qui su Black Milk. Veniamo invece direttamente al sodo per quanto concerne questo numero targato primavera 2009. Il primo rilievo è che – in perfetto stile fanzine – le tempistiche sono piuttosto dilatate, quindi non dovete aspettarvi una lettura che vi sommerga di news e aggiornamenti freschi. Piuttosto da Xerox Militia! dovete pretendere – e vi assicuro che non sarete delusi – analisi, commento, riflessioni e interviste.

Aumentano le pagine, la qualità resta invariata: sempre elevata, per un lavoro ineccepibile già graficamente e formalmente.
Il menù, poi, è  variegato e stavolta comprende soprattutto interviste: Soglia del dolore, The Fanatic Pillows, Serpentcult, Sea Dweller, Port of Souls, Gnaw Their Tongues, Viaje a 800, Electric 69, Crucial Blast records, The Snake Cult, Black Rainbows, Putiferio, The Sick Rose, Valerio Mattioli, El Thule. Poi le consuete recensioni, una retrospettiva e qualche altra chicca seminata.

Si parla davvero di tutto, senza confini di genere. Dal Sixties al dreampop, passando per sonorità più brutali. E’ disorientante a tratti, soprattutto se – come me – conoscete meno della metà delle band di cui si parla (e qui ho faticato un po’, a essere onesto).
Non aspettatevi, comunque, di avere vita facile anche se avete una vasta e onnivora cultura musicale: Loris scrive tanto e con passione; e soprattutto in un italiano più che forbito, quindi scordatevi le costruzioni da seconda elementare che trovate spesso in giro (Web docet, visti gli scempi che si incontrano).

Supportate. Subito.

Per averne una copia scrivete a: loriszecchin@gmail.com

Xerox Militia! numero 1

xeroxmilcover.jpgXerox Militia! n.1 (47 pagine, fotocopiata, A5)

Sono un po’ d’anni che manco dall’universo delle fanzine. Una sorta di crisi di rigetto, forse, dato che durante tutto l’arco dei Novanta fare fanzine è stata una delle cose (insieme al suonare e al gestire un’etichetta e mailorder) che più mi piaceva e a cui più mi dedicavo nel tempo libero. Ricordo annate auree in cui sembrava nascere una ‘zine nuova a ogni battito di ciglia e non c’era giorno in cui non ne trovavo almeno una nella cassetta delle lettere. Poi tutto – con Internet a fare la parte del leone – si è afflosciato e anche io, come tanti altri, mi sono dedicato alla rete, che trovavo più veloce, comoda, nuova e curiosa.

Ora, a circa 10 anni di distanza, mi accorgo che è rimasto qualche eroe della fotocopia; prima incappando nella più situazionista e meno music oriented Deadskyline (che oltre al formato pdf scaricabile esiste in versione cartacea gratuita), poi in questa più old school e tradizionale Xerox Militia!, direttamente dalle lande triestine

In queste 47 pagine formato A5 (il caro vecchio foglio A4 piegato a metà), spillate e fotocopiate, c’è il classico profumo di fanza – anche se il layout è molto pulito e innegabilmente computerizzato: ma non ci si lamenta certo per questo… anzi!
Loris, la mente dietro all’operazione, parla della musica che più lo colpisce e lo fa con cognizione di causa, passione e varietà: non aspettatevi una fanzine monogenere, infatti, perché in Xerox Militia! si parla di garage revival italiano, di stoner, di indie, di lo-fi anni Novanta, di garage punk… e poi ci sono un paio d’interviste a personaggini del calibro di Federico Ferrari (storica penna di Rockerilla e membro dei garagers nostrani Ugly Things, tra le tante cose) e Chris D. (Flesh Eaters, Divine Horsemen, Stone by Stone).

Insomma, nostalgici delle fanze, ma anche giovani virgulti abituati a Myspace e alla rete, dovreste farvi un favore e procurarvi Xerox Militia! per (ri)assaggiare un piatto dal sapore ormai poco consueto: la carta stampata do it yourself. Certo, non ci sono i link cliccabili sulle pagine fotocopiate, ma il gusto di piazzarvi sul divano, magari con un disco sul piatto dello stereo (evitiamo gli mp3 su Winamp: rovinerebbero l’atmosfera, per dio!), è impagabile.

Per averne una copia scrivete a: loriszecchin@gmail.com
xeroxmilindex.jpg

[Le foto sono di Ginevra]

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