Banana trip

Trio Banana – s/t (Bubca, 2012)

Ancora Bubca, ancora Trio Banana (alias Tab_Ularasa, Mr Wolfman e Doctor Dead), con un cd-r di sublime rumore psichedelico, diy punk lisergico, proto-hardcore intriso di lsd e codeina.  So che molti si domandano perché tanto entusiasmo per uscite così, registrate male, prodotte all’insegna del lo-fi più impenitente e sfrontato, fuori da ogni moda e genere… beh, questi molti evidentemente non hanno ancora compreso la differenza tra prodotto e musica; tra comprare i cd da Mediaworld o all’Esselunga e battere i negozi dell’usato sporcandosi coi vinili mezzi mangiati dal tempo e dai ratti (altro…)

Duodenum limitatum

Duodenum – Brain Brain Brain (Bubca, 2011)

Avete presente una recensione fatta senza sentire il disco? Ecco. Questa sarà così. Ma non per disprezzabile cafoneria e senso di superiorità… semplicemente perché – porco il vaticano – questo mini cd in formato 3” (sì tre pollici… avete presente i cd piccolissimi?) non riesco ad ascoltarlo con nessun lettore presente in casa (altro…)

Sweet home Tor Pignattara

Duodenum – Radical Chic (Bubca, 2010)

Un’altra cassetta – sì, avete letto bene, e tra l’altro è uno di quei vecchi nastri per i computer, da 15 minuti di durata – targata Bubca, l’etichetta per l’uomo che non deve chiedere mai. Ed è nuovamente un’uscita dei Duodenum (altro…)

Abracadabra, cosa ti estraggo dal cilindro?

Abracadabra Zine n.0, ottobre 2010

Otto facciate (copertina compresa) fotocopiate in edizione limitata a 66 esemplari, con impaginazione veramente trucida: per ottenere il fronte/retro sono stati incollati assieme i fogli e non stampati su entrambi i lati… (altro…)

I ladri di radici vanno all’Inferno. E godono

stolenRnR Terrorists – Stolen Blues (Bubca, 2009)

Questa è facile. Potrei scrivere soltanto: “Ordinate questo cd e basta. Ci sono cose che si devono fare senza discutere o pensare”. Ma, oggettivamente, non sarebbe un gran servizio (altro…)

Bubca a go-go

bubBrothers and Sisters, I wanna see a sea of hands out there. Let me see a sea of hands. I want everybody to kick up some noise. I wanna hear some revolution out there, brothers. I wanna hear a little revolution.

Insomma, siete pronti a una (over)dose di lo-fipunkgaragebluesrockarolla coi controcoglioni? (altro…)

Tripla dose d’Intellectuals

The Intellectuals – Triple (Jeetkune, 2009)

Non è difficile farsi conquistare da quest’oggetto ancor prima di averlo ascoltato. Fidatevi. L’unico requisito richiesto, perché ciò accada, è avere vissuto – anche solo di sfuggita – l’era pre-dominio della Rete anche nel circuito punk e d.i.y., quando le fanzine erano di carta fotocopiata, i dischi erano di vinile (se colorato meglio ancora) e i demo erano su nastro. Roba piuttosto comune fino al 1997-1998, per dire.

Comunque, tornando a Triple, gli Intellectuals stupiscono con questo package composto da: vinile (i primi 300 sono bianchi), cd contenente l’album (per chi non ha più il piatto o semplicemente vuole sentirlo in auto o ripparlo per piazzarselo nell’mp3 player) e – chicca finale – booklet molto fai da te, fotocopiato con classicissima copertina di cartoncino giallo da copisteria.
Grande. Anche perché, con questa combinazione di formati, i nostri tre romani de roma mettono d’accordo tutti: i vecchi (e meno vecchi) nostalgici, la iPod generation, i vinilmaniaci, i collezionisti un po’ fetish… e ovviamente gli amanti delle sonorità cazzute e ruvide.

Già, perché in Triple c’è anche – e soprattutto – la musica. Mica me ne sono dimenticato. Era un po’ che non sentivo gli Intellectuals e devo dire che mi hanno colpito davvero. A parte la genuinità che trasudano da sempre (mai intaccata – e ciò fà loro onore – nel corso degli anni), gli Intellectuals sono davvero un grande, saporito e alcolicissimo cocktailone di blues-punk, garage rock, punk 77 e – perché no – un tocco di wave. E buttalo via, dico io… divertenti, duri, diretti ma non banali, abrasivi e orecchiabili, compatti e sgangherati al contempo.

Una nota buffa: nella loro breve bio citano Lost Sounds, Cococoma, Intelligence e Black Lips. A me ‘sta roba non piace paticolarmente – a parte i Lost Sounds – ma è del tutto incidentale. Questo per dire come gli Intellectuals, comunque, spaccano i culi per conto proprio, senza tirare in ballo troppi nomi e paragoni.

Consideratemi convertito al culto di Guitarboy, Drumgirl e Key-Tee.

Maledetta sfortuna

pib016.jpgFine Before You Came – Sfortuna (2009, Triste – LP, La Tempesta – CD, Ammagar – MC)

I Fine Before You Came suonano emo-core. Attenzione però: nel 2009 la propaganda della nuova MTV generation di 15enni ha praticamente distrutto il senso del prefisso “emo”, rendendolo una specie di bestemmia, utile a identificare l’ultima moda passeggera. I cinque milanesi hanno invece alle spalle una decina d’anni di carriera, suonando in giro per l’Europa e producendo, in piena etica DIY e anti-copyright, tre dischi, oltre a 7″ e split vari.

Anche questo nuovo Sfortuna, il quarto della serie, si trova in free download sul loro sito prima dell’uscita in formato CD, LP e anche cassetta (a quanto pare i nastri non sono ancora scomparsi).

Com’è Sfortuna? Un ottimo disco: una botta emotiva fortissima aiutata dai testi, per la prima volta in italiano. Poco più di mezz’ora in cui la formula sonora del quintetto assume forme e mostra influenze varie, con serrate ritmiche new wave, momenti post-hardcore alla Slint o alla Flipper o accelerazioni a sostenere il cantato, che va verso lo screamo senza mai arrivarci pienamente.
In pratica una breve via crucis per cuori spezzati, scritta e suonata con assoluta sincerità e capacità di scavare nell’anima, senza paura di mettersi a nudo davanti a chi ascolta. Adolescenziale quanto volete, ma vera e viva.

Il climax si raggiunge con la terza traccia, “Fede”, una claustrofobica discesa nella solitudine che si spegne lentamente lasciando senza speranza; con “O è un cerchio che si chiude”, che ci accompagna marziale nella disperazione; e con il finale affidato a “VIXI”, che parte incazzata e tirata, per poi contorcersi in epilettiche maledizioni verso la sfortuna.
Forse non è il modo giusto per combatterla, ma qualche minuto liberatorio, se non altro, ce lo regala.

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