Sadico on the rocks

the-sadeThe Sade – II (Kornalcielo/Go Down)

I padovani The Sade all’impatto visivo (almeno per quanto concerne il promo ricevuto) ricordano immediatamente i Mentors dei tempi d’oro. Ed è un riferimento intrigante, anche se gravemente scorretto (altro…)

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Walking on a dirty boulevard

dbcover.jpgDirty Boulevard – Radiodirty (Area Pirata, 2009)

Ancora Area Pirata e ancora una band di Las Pezia (sì scritto così) che spacca decisamente. I Dirty Boulevard fanno un punk ’77 che tenta di conciliare un’anima inglese con una statunitense – newyorkese, se vogliamo essere pignoli. A prevalere sembra essere quella d’oltreoceano, ma è una vittoria davvero risicata.

Immaginate una specie di Dead Boys che hanno ascoltato troppo i Damned, ma hanno anche tutta la discografia dei Social Distortion a casa (vedi “Cry Baby”); ed è proprio quando le radici punk’n’roll della band si fanno troppo presenti che i Dirty Boulevard convincono meno… voglio dire, La Spezia i suoi Peawees li ha sfornati. E direi che l’operazione può dirsi conclusa, per quanto riguarda queste sonorità.

I DB, invece, sono perfettamente a loro agio ed entusiasmanti nei brani più abrasivi e scuri, come i tre d’apertura, oppure “Fetish Queen” – con il suo riff portante ossessivo e molto English style. Ottima anche “Radiodirty”, deadboysiana al punto che quasi ci vedrei Stiv Bators a cantarla con disinvoltura, mentre si rotola per terra con un filo di vomito che scende dall’angolo della bocca.

Insomma, un bel disco di punk rock che raramente tradisce le sue origini italiane, in grado quindi di competere anche in territori extranazionali. Vogliamo anche aggiungere che è prodotto da Brian James (Lords of the New Church e Damned)? Aggiungiamolo.

Edizione limitata a 600 copie… io me lo procurerei se fossi in voi.

La parola al Club 27

franz.jpgPochi preamboli… questa volta abbiamo intervistato per voi Franz, bassista dei milanesi Club 27, discepoli del punk rock’n’roll senza fronzoli. Il losco soggetto che vedete qui a lato è stato – come di consueto – loquace e disponibile, quindi eccovi le sue dichiarazioni. Enjoy…

Franz, se avessi potuto salvarne uno solo della leggendaria e un po’ sfigata setta del Club dei 27… chi avresti risparmiato?
Beh, fammene salvare uno per sesso! Kurt Cobain e Kristen Pfaff (bassista delle Hole).

Ne è passata di acqua putrida sotto i ponti dai vostri esordi a oggi. Puoi raccontarci un aneddoto in particolare a cui sei legato nella saga dei Club 27?
Tipo quando siamo rimasti bloccati in aeroporto a Gatewich perché avevano sospeso tutti i voli a causa della neve.

Sono cambiati i vostri riferimenti musicali dall’inizio ad ora? e ti diverti di più a suonare adesso o agli albori?
Beh no, non direi. Alla fine la nostra musica viene fuori dai nostri ascolti comuni : punk 77, hc, r’n’r; so che sintetizzato in tre sigle sembra riduttivo ma non lo è affatto. Ci sono migliaia di canzoni e gruppi e spunti in queste tre sigle. Poi, al di là dei riferimenti comuni, ogni membro della band cerca di inserire nelle canzoni propri riferimenti, che ne so… fumetti, politica, film di guerra, hot rod, ecc.
Ma io penso che gli albori di una band siano sicuramente la parte più divertente… cioè, all’inizio fai una fatica cane a trovare le date e la band è sempre un po’ in balia di se stessa quando è sul palco ed è tutto una cosa nuova, poi la band cresce (sennò muore!) e fai i dischi e le date fighe ecc… però gli incipit sono sempre la parte migliore della storia.

Qualcosa sullo split 7″ con le Svetlanas e sulla vostra etichetta discografica?
Oh, sì… dunque l’idea delle Svetlanas era venuta a me l’inverno scorso al Den. Io avevo delle canzoni che gli altri Club 27 avevano scartato e una sera parlando con la Angela le ho detto che sarebbe stata una figata una band di sole donne s-vestite da escort russe, ma con falci, martello e iconografia da realismo socialista e mi è venuto in mente il nome Svetlanas.
Poi alla fine le Svetlanas sono diventate una altra cosa ed una band della madonna, poi con il Diste (ex bass di La Crisi e Sottopressione) alla batteria!
La Serpentine Records è un’etichetta svizzera che produce vinili e cd di gruppi che piacciono a loro. Nel senso che producono magari un 7″ punk italiano , poi un album cd death metal svedese, e magari un lp stoner texano. Christian Bamert, uno dei due soci, è un vero talent scout, va ai concerti e compra dischi e demo e poi contatta le band che gli interessano. Così ha fatto con i Club27 e le Svetlanas con lo split Rote Front. La copertina è di Silvano che è un disegnatore bravissimo (è il disegnatore ufficiale di Robert Stanton e disegna per la texana Bad Moon Comics)!

Tra poco andrete a Londra per un paio di concerti…c’è emozione a suonare in un locale storico della scena punk britannica come l’Hope and Anchor?
In effetti ci ho messo un po’ a rispondere a questa intervista e quindi a Londra ci siamo gia stati abbiamo suonato al Grosvenor (Brixton) ed è stato bellissimo, era pieno a tappo e sono stati tutti molto calorosi e gentili; tra l’altro non eravamo con la nostra formazione originale perché Richi (chitarra) si è rotto la spalla al concerto di capodanno al Surfer’s Den in una rissa con dei punk svizzeri, quindi lo ha sostituito Bert dei The Detonators. Invece all’Hope and Anchor non abbiamo suonato perché il cantante-chitarrista subentrato al posto di Joe è scappato la mattina dopo ed tornato in Italia. Robe da matti! Alla fine ci anche fatto un favore perché cantava male e suonava peggio. Beh, ora è tornato il vecchio Joe e la differenza si è vista al concerto del 12/02 al Magnolia, quando abbiamo suonato di spalla ai The Damned. Torneremo a Londra quest’autunno per fare altre date e suoneremo anche all’Hope and Anchor.

Come vedi evoluta, o meno, la realtà del sottosuolo milanese di questi tempi?
A Milano & vicinity ci sono un mucchio di ottime band che non riescono ad avere un’etichetta e fanno fatica a suonare in giro e dei pagliacci incredibili che formano una band a tavolino, che hanno subito un’etichetta e ammorbano la gente con le loro banalità. Personalmente a me piacciono i The Detonators, The Savoyas, Bastardi e molte altre.

Come vi siete trovati a condividere il palco con i Damned e come nasce la tua amicizia con Captain Sensible?
E’ la seconda volta che suoniamo con i The Damned e penso che il 12/02 al Magnolia abbiamo fatto il nostro migliore concerto in assoluto. Sono tutti molto gentili, ci hanno fatto usare la loro batteria e Captain Sensible ha suonato con la t-shirt dei Club 27. E’ veramente un grande. Avrei voluto andare con loro a Bologna ma non ho potuto. Mi è spiaciuto molto.

Chi sono i veri “terroristen” adesso (vedi album dei Club 27)?
Sono la Rote Armee Fraktion. sono dei nostri eroi.

Tra i Ramones e il surf a chi potresti rinunciare?
Quando ho finito di surfare, in genere, mi ascolto un album dei Ramones e mi leggo Punisher War Journal. Non posso rinunciare né all’uno, né a l’altro.

Dannati Damned

The Damned, Milano @ Musicdrome 11/05/2008

Un doppio filo spinato di affetto e nostalgia mi lega ormai indissolubilmente ai Damned. Senza stare li a menarvela troppo – magari a ricordare i vecchi tempi andati sull’attitudine punk ’77 con tanto di sputi annessi e connessi – taglierò subito la testa al toro “dannato” ammettendo che nel ’77 avevo tre anni e, a quell’età, anche lo Zecchino d’Oro sembra no wave stile No New York.
Ho ingoiato di traverso l’ondata punk tramite canzoni e racconti di tossiche iguane di Detroit o di sadiche litanie del velluto sotterraneo fatto in Factory – e un discorso a parte lo meriterebbero i Ramones, che mi hanno fulminato la pubertà al primo one-two-three-four. Insomma, tra uno spezzone biografico di Iggy Pop che ci racconta che quando faceva la checca isterica insieme a Bowie a Berlino all’epoca di The Idiot, e di come si trastullassero entrambi ascoltando nei lunghi tragitti in macchina i nuovi eroi del punk britannico (tra cui, per l’appunto, i Damned, che non potevano esimersi dal baciare il culo e riproporre in maniera meno incarognita, ma comunque sempre feroce, l’epopea sonica di padri e padrini della Motor City)… insomma tra questo e quello, nell’estate del ’91, scaldato da frammenti di biografie di rockstar decedute e da sonorità punk ’77 addizionate ai neo loser grunge (Nirvana in primis), mi recai a Brighton per provare a capirci di più.
Invece non ci capii un cazzo da subito.

Già, perché arrivai il giorno dopo che a qualche cacchio di Pavillon della ridente cittadina balneare britannica avevano suonato Iggy Pop (periodo Brick by Brick) e proprio i Damned; pare, infatti, che Captain Sensible bazzichi spesso la cittadina a sud di Londra e la band sia quasi di casa, lì.
Unico riscatto per quella totale mancanza di tempismo e disfatta vacanziera venne dallo zanzamento – presso i locali negozi ancora, deo gratias, senza gingillo anti-taccheggio – delle musicassette di Brick by Brick e Damned Damend Damned. A loro spettò il compito di strigliare a dovere il mio cervelletto brufoloso di adolescente per l’intero soggiorno UK.

Ieri sera un dubbio mi attanagliava: andare o non andare al concerto dei Damned? Quando si è presi da questi interrogativi retro-punk amletici, in realtà, la scelta la si è già fatta nel proprio intimo e blindato ego punk ’77 (quello che ognuno di noi dovrebbe ancora possedere insieme alle spille da balia con cui autoflaggellarsi come il rito vuole). Ci vado.

Location: il Musicdrome. A parte la convenienza di avercelo a 20 minuti da casa, il localone alternative milanese non mi esalta. Lo trovo loffio, finto… però, alla fine, il locale non fa la musica, giusto? Mi gusto seduto come in un incontro di onesto tennis amatoriale le esibizioni apripista di Undead e Club 27. Poi tocca ai Dannati
L’estroso Captain Sensible, uscito pressoché indenne dall’epopea punk, introduce il resto dei Damned. Praticamente nessuno si aspetta più che faccia l’ingresso l’elegante vampiro alter ego di Mr. Dave Vanian e neanche il proto cyber punk che siamo riusciti a vedere nel video della reunion Final Damnation. E infatti, sul palco insieme all’eccentrico chitarrista fondatore, troviamo un imbolsito Vanian alter ego di Adolf Hitler più burocratizzato per l’occasione, con tanto di baffetto e ciuffo di lato anziché all’insù.
La festa dei dannati ha inizio. Si alternano pietre miliari come “Neat Neat Neat” e “New Rose” a brani più synth e power goth oriented. La voce di Vanian e il piglio chitarristico nervoso e spastico di Sensible restano inconfondibili, l’asse ritmica è più che rocciosa; gustoso il siparietto di due fan che salgono sul palco insieme ai nostri per cantare l’inno “Smash it up” su invito di Sensible. Il pubblico è in pogo perpetuo.

Infine quando si accendono le luci sul palco mi accorgo che si sono saltate le tre cover-gemma da sempre repertorio classico Damned: “Help”, “Feel Alright (1970)” e “Last Time”.
La sensazione è, comunque, quella di essere stati invitati a una festa tra amici; e sembra ancora di vedere i nostri sporchi delle torte in faccia con cui vennero immortalati sulla copertina del loro primo epocale disco.

DAMNED
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