Ultraviolenza per tutti

Ape Unit – Unforgivable Holidays (Grind Promotion/Tanto Di Cappello Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Il disco si apre con una vocina di bimba, in sottofondo le tenui note di un carillon: niente di più lontano – ovviamente –  da quello che segue, ovvero una manciata di minuti di furibondo assalto grindcore. Band di Cuneo formata da membri di Septycal Gorge e The Glad Husbands, gli Ape Unit esordiscono con questo Unforgivable Holidays (co-prodotto da Grind Promotion e Tanto Di Cappello Records) confermando la felice tradizione di terroristi sonici di cui gode la loro regione. Ma non tutto è grind ciò che luccica: pur restando fedeli ai canoni del genere (tempi velocissimi, voce che alterna scream e growl, stop & go così repentini che nemmeno un giro sulle montagne russe manovrate da Lapo in pieno trip da coca) nei 16 pezzi dell’album sono disseminati numerosi cambi di registro (seppur spesso di ridotta durata, ma in generale raramente si supera il minuto e mezzo a canzone) che differenziano il sound del gruppo da buona parte delle band dedite agli estremismi del grind.
Mid tempo, frammenti del buon vecchio mosh anthraxiano, chitarre noise che poco hanno a che fare col metal: gli Ape Unit dimostrano di aver recepito la lezione dei Brutal Thruth, distanti dai triti e ritriti clichè dell’extreme metal e più vicini, per filosofia ed attitudine, alla violenza dell’hardcore più brutale e del crust. I ragazzi dimostrano di possedere anche un discreto senso dell’ironia, evidente da alcuni titoli dei brani (“The Difference Between You And Bahamas”, “Motochrist Supercrust”, “The End Is Near Tijuana Is Nearer”) che permettono di stemperare un pochino l’iperviolenza sbattuta in faccia per tutta la durata del disco.

Un bel dischetto, ovviamente per orecchie avvezze ed allenate.

Annunci

Spiritual nelle langhe

ipiguitar.jpgMiss-Ipi – Spirit of St Louis (Jacob/Circolo dei Briganti, 2007)

L’abbiamo intervistata di recente e ci ha colpito dal primo istante, questa blueswoman e one-woman-band delle lande cuneesi. Finalmente siamo in possesso del suo primo lavoro, un cd-r autoprodotto e molto casereccio, con un piglio deliziosamente low-fi, fin dal look.

Low-fi quindi è l’aggettivo chiave, soprattutto per quanto riguarda l’apertura del cd: “Just that Song”, con l’accompagnamento slide dal sapore hawaiano è davvero reminescente di quelle registrazioni stile Lomax, piene di fruscio, live che più live non si può, in cui senti il respiro di chi suona e di chi canta. Idem per la seconda “My Troubles”, che ha il gusto pungente della jam macerata nel whiskey e nel vino, con la chitarra rimbombante, l’armonica sfiatata e la voce nuda e cruda.

Ma il motore, in effetti, inizia a scaldarsi davvero dal terzo brano, “Morning Train”: la registrazione è leggemente più pulita, il tempo si fa sostenuto, la pennata dura, il ritmo serrato, la voce ferma e sicura. Un minutino e 43 secondi dritti e feroci che precipitano nel pezzo da novanta del disco: “Walking Blues”, col suo ritmo sostenuto e l’interpretazione cupa. C’è il blues che ti cammina davvero dietro le spalle, lo senti, e l’unica cosa da fare è aprire un altra bottiglia di Nebbiolo.
Con “The Dog” si tocca il terreno più weird e sperimentale del cd… un brano scuro e tirato, con intermezzi punteggiati da un lamento vocale che si perde nella notte: mi piacerebbe ascoltarla in versione elettrica, questa canzone, e sono convinto che sarebbe una fucilata. La chiusura è un brano in linea coi precedenti tre: ombroso, pesante, demoniaco al punto giusto e sprizzante blues.

In definitiva, un dischetto coi baffi e i controcogli**i. Data la difficoltà nel reperirlo, il consiglio è di contattare Miss-Ipi tramite la sua pagina Myspace e chiedere i dettagli per acquistarlo. Non ve ne pentirete.

Miss-Ipi: lontano dal Mississippi

missipi21.jpgUna sorpresa di quelle che ogni tanto Myspace è in grado di regalare. Metti che un pomeriggio sei lì che gironzoli e ti trovi nella pagina di una one-girl-band e quello che ascolti è un misto cuneese-langarolo tra Robert Johnson, Billie Holiday, Betty Boop e un blues da bettola dopo il primo litro di grappa.

Roba da far accapponare la pelle per il brivido. Roba che – onestamente – proprio non mi aspettavo di scovare alle nostre latitudini. Sto parlando di Miss-Ipi… e non potevo farmi scappare l’occasione per intervistarla al volo. Ecco qua:

Quando hai iniziato a suonare ed esibirti come Miss-Ipi? Vieni da altre esperienze musicali o questo è il tuo debutto?
Ho iniziato solo a settembre, per la la verità non so neanche dire perché. Avevo una canzone in testa che faceva “down down down”, così ho preso la chitarra in mano e l’ho suonata. Poi non ho più smesso, nonostante io sappia suonare solo 4/5 accordi in croce: a me bastano e avanzano e me ne frego se la gente dice che dovrei prendere delle lezioni! È decisamente un debutto, più che altro mi ci hanno buttato dentro, io non ne volevo sapere…

Mi pare che ci sia una community di one-man-band piuttosto florida, ultimamente, in Italia (mi riferisco ai vari El Bastardo, Mr Occhio, Wasted Pido, tu stessa, Number 71…). Sei in contatto con alcuni di loro? Vi capita di suonare assieme? E soprattutto: cosa ne pensi di questa situazione?
Conosco… conosco… i tre brani che sono sulla pagina me li ha registrati proprio Mr Occhio; tra l’altro vi svelo anche che è lui che mi accompagna al dobro in “Just that song”.
One-girl-band non è una scelta in realtà, solo che trovare qualcuno che vuole suonare esattamente quello che voglio non c’è, così faccio da me che faccio prima! Ora però ho abbandonato la grancassa perché preferisco suoni diversi più legnosi, scarcassati. Mi sto costruendo una sorta di strumento da battere col piede e che possa contenere un microfono… ad ogni modo è vero: tanti one-man-band, meno one-girl-band e purtroppo i suoni si omogeneizzano.

Le tue influenze? E i tuoi cinque dischi da bunker antiatomico quali sono?
Direi la primissima Memphis Minnie e poi Sister Rosetta, ma mi rifaccio tanto anche alla voce di Betty Boop. Ad ogni modo oramai ascolto solo country blues, hollers, spirituals… i dischi che salvo: Dark Was the Nigth del Blind Willie, Here are the Sonics, The Monks Black Monk Time, 96 Tears, Pat Garrett & Billy the Kid e già dovrebbe andare bene!

Cosa alimenta il tuo blues? Patto col diavolo o misticismo infervorato?
Direi l’opposto del misticismo… mi alimento di fottuta realtà!

Ci puoi raccontare in cosa consiste il Circolo dei Briganti?
Scuola di vita! Sono coloro a cui devo buona parte della mia cultura musicale attuale e sono coloro che mi hanno buttato a fare musica. Si nascondono sotto le vesti di un’osteria ma in realtà sono solo un branco di anarchici poveracci e disinibiti dall’esistenza, tutti più o meno con tanta sfiga sulle spalle, di cui faccio parte anche io.

Come è possibile reperire il tuo disco? In rete non si trovano notizie. E’ frustrante… illuminaci.
Non si trova perché non esiste ancora. Ho autoprodotto solo una cinquantina di copie, ma i costi non sono sostenibili. Ma ve ne invierò uno al più presto, nell’attesa di registrare qualcosa di meglio. Vi ringrazio tantissimo, spero di essere stata brava… un bacio.
missipi3.jpg

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: