Il ragazzo del garage

Garage Boy – Gonzo Muziko (Lepers Produtcions, 2011)

Non si può proprio dire che questi della Lepers Productions siano banali. Ho già avuto modo di recensire una delle loro creature (i Cristio) e di notare come con i loro gruppi il “l’ho già sentito” è sempre difficile lasciarselo scappare. Così quando ho iniziato ad ascoltare i Garage Boy sapevo già di predispormi all’inconsueto. E infatti l’album Gonzo Muziko è una vera catarsi di differenti generi musicali dal punk (e cowpunk) all’hip-pop, dal dub alla tecno, dal funk al pop anni Ottanta, da cui trae a mio avviso la maggior ispirazione linfa, il tutto con una spruzzata di campionamenti dei principali rumori e jingle della modernità (suonerie di cellulari, trasmissioni cine-televisive, etc.).

Dimenticavo i Garage Boy sono in realtà una one man band. La leggenda narra infatti che dietro a questo gruppo si celi un posteggiatore abusivo e clandestino proveniente dal Tagikistan. L’ironia di questa operazione di maquillage della propria identità in stile “Borat dei poveri” non è male e rende ancor più concettuale questo lavoro: questo è quasi sempre il destino delle creature musicali che nascono da una sola mente eclettica. Mi vengono in mente, pur con differenze sostanziali, gli esperimenti di Cornelius, DJ Shadow, Pepe Deluxe episodi di musica più vicina a tecno e discoteca, rispetto ai mondi più industriali di NIN e Ministry, comunque in alcuni episodi evocati. E non manca neppure qualche passo basso e batteria stevealbineggiante (“Gimmie Gimmie”, “Le Grand Passion d’Amour”) tanto per dare un ulteriore contributo alla voce eclettismo.

Ma non fatevi scoraggiare da questa patina di seriosità, perché Gonzo Muziko è molto bello e merita di essere ascoltato: a dire il vero non vi ci vorrà molto a restare intrappolati nelle sue ardite melodie, tanto da far emergere quasi una certa vocazione pop.
Tra i pezzi migliori il reggae dubbato di “La Moderna Vivo”, la onirica “Tajik-Soviet Fantasy” e il pezzo dall’ispirazione maggiormente punkeggiante e cioè il già citato “Gimmie Gimmie”.

Bravo Garage Boy, vai con l’avanguardia.
Pubblico di merda.

[Potete scaricare il disco di Garage Boy, legalmente e gratuitamente, nel sito della Lepers Productions, cliccando QUI]

Meat Puppets in Italia!

meat2.jpgPronti a segnare la data sull’agenda? Il giorno è il 17 luglio e il vostro impegno sarà in quel di Milano (al Rolling Stone), dove suoneranno i redivivi – anche se non si sono mai sciolti, in realtà – Meat Puppets (nati nell’anno Domini 1980, per volere dei fratellini terribili Curt e Cris Kirkwood, insieme a Derrick Bostrom).

L’eccentrico trio texano, con un passato da band della immensa SST e varie vicissitudini tanto a livello di organico, quanto di sound (dal punk ignorante degli esordi, al cowpunk, al rock stralunato…), sta ancora promuovendo l’ultimo album pubblicato: Rise Your Knees (2007).
Nonostante il disco sia una prova piuttosto annacquata e la forma dei tempi passati sia lontana, l’occasione è stuzzicante, anche solo per vedere il ritorno del bassista originale (Cris); un personaggino che negli ultimi 12 anni si è dilettato – tra le varie cose – con una vedovanza causa overdose della consorte, una simpatica dipendenza da eroina e varie sostanze, un periodo di galera e un colpo di pistola (ricevuto da una guardia giurata intervenuta per separarlo da una donna con cui stava litigando pesantemente).
Insomma: il fascino dei loser non è un’invenzione e il concerto non ce lo possiamo certo far scappare…

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