Chi non tormenta in compagnia…

summerSei ancora alla ricerca del vero tormentone dell’estate 2014?
Fermati, ora sei a posto. Fatti   t o r m e n t a r e   da “NOW IT’S SUMMER!” (altro…)

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Serata Cacaoke, ricchi premi e cotillons

cacaokeVVAA – Cacaoke (Osso Sacro, 2014)

Non c’è un cazzo da fare. Bubca – che in questo frangente inaugura il marchio Osso Sacro – è LA label italiana se siete amanti del do it yourself, dello spirito e dell’etica punk rock, della spontaneità, del lo-fi, del rock’n’roll in tutte le sue sfaccettature purché sanguigno e immediato (altro…)

La ballata del corpo sciolto

sonounamerdaVV.AA. – Sono una merda compilation (Drug City Records, 2012)

Un ottimo distillato di merda, liquoroso e aromatico, per chiudere un 2012 che la merda l’ha adottata come bandiera e vessillo. Questa compilation è licenziata da Drug City, una costola – o label parallela – dell’onniscente e sempiterna Bubca, quindi drizzate le orecchie.

Il concept è semplice: scovare la merda, darle visibilità e santificarla – nel nome dello scatarramento intransigente su tutto ciò che è mercato, scena, trend, moda e altre cagate simili.
Nella rosa dei magnifici 30 non si entrava se non si produceva merda sonica – laddove il concetto di merda è articolato e sfuggente, se non lo possedete in maniera innata (altro…)

The days of wine and roses

VV.AA – Welcome Back To The Eighties Colours (Psych-Out, 2012)

Da un pool di personaggini come Roberto Calabrò, Lodovico Ellena e Cosimo Pecere si è materializzata un’idea che in qualche modo è la logica prosecuzione di un discorso iniziato negli anni Ottanta, quando la Electric Eye pubblicò i due volumi della compilation Eighties Colours, e proseguito poi con l’omonimo librone enciclopedico di Calabrò del 2010.
Ma prima di pensare “oh cacchio, ancora una compilation di pezzi ripescati dai vecchi dischi” fermate un secondo il motore e ascoltate, perché in realtà la faccenda è gustosa (altro…)

Sim sala bim… ah no, abracadabra

Abracadabra ‘zine n. 2 (2011, 16 pagine)

Iniziamo subito con la matematica; questo è il numero due, ma in realtà è il terzo – perché il primo era il numero zero.

Si tratta di Abracadabra, fanzine resident di casa Bubca. E’ un lavoro molto artistoide, forse criptico nella sua scarna natura di collage di foto (attimi più o meno trafugati dalle vie di Roma e da chissà dove), ma ha un suo fascino da What the Fuck!?!?. Il tutto col solito approccio retro-intransigente fatto di fotocopie low cost, graffette e copie numerate a mano (33 in tutto).

Ma in realtà la chicca di questo numero è l’allegato, una cassetta (e daje… ancora? Sì e va bene così) che contiene – citando le parole scritte sul biglietto di accompagnamento che c’era nella busta – “amici veri”. Un nastro riciclato, nella miglior tradizione Bubca, con dentro 14 (o forse 15 o 16 non si capisce bene puttana eva…) brani di band evidentemente vicine per spirito, attitudine, gusto e amicizia ai ragazzi della label.
E’ un modo, più o meno esplicito, per tirare una riga e separare bonariamente (ma anche no) il “noi” dal “loro”. Nella repubblica del Lo-Fi non tutti sono ammessi e questo nastro rappresenta una sorta di censimento ufficiale della sua popolazione; beati quelli che hanno la cittadinanza… noi stiamo fuori a guardare.

Qualche rapido cenno sui pezzi: i Geese sempre da pelle d’oca, ma ottimi anche Greg Ashley, Seff Clarke, John Wesley Coleman, Methadone Kitty & The Daily Dose… e poi non so, è un casino capire chi-suona-cosa, perché è tutto leggermente caotico. Ma la compilation fila via bene e ti fa venire voglia di ripetere il trip, magari con un paio di birre a corredo.

Una mano lava l’altra

VV.AA. – La mano (La mano, 2010)

Una compilation di gruppi accomunati dallo spirito rock’n’roll e dal fatto di essere piaciuti al team La mano, ovvero l’entità illuminata che promuove questa iniziativa e che è decisa a sollevare un po’ di casino nel nome del rock (altro…)

Cose selvagge a 45 giri

VV.AA. – The Wildest Things in the World (Bosshoss/Giuda l’Onesto/Area Pirata)

Quattro band, una traccia a testa, et voilà: la compila è servita. In questo 7″ in joint venture tra Bosshoss, Giuda l’Onesto e Area Pirata troviamo un gruppo italiano, uno inglese e due sudamericani, tutti accomunati da un notevole amore per le sonorità garage Sixties (altro…)

Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare

cover-aavv-post-remixes.jpgVV.AA. – Post Remixes Vol. 1 (La Valigetta, 2008)

La dannata tecnologia ha decretato, tra le altre cose, la morte delle compilation – spesso su fantastiche cassette – che facevano venire a galla scene musicali altrimenti sconosciute e sconoscibili. Ora ci si limita, perlopiù, a mettere insieme gruppi diversi per tributare l’artista X o promozionare la propria etichetta: si è arrivati persino ad assemblare band del proprio roster per tributare un artista del medesimo roster, pazzesco.
In verità c’è ancora chi raschia il fondo del barile e, che so, riunisce i gruppi di base di Puttalam (Sri Lanka) affidando loro il compito di coverizzare i Liquid Liquid, ma è altrettanto pazzesco.

Grazie al cielo, nella sua apparente banalità, l’operazione messa in piedi da La Valigetta va in controtendenza perché è sostenuta da un’idea. E questa idea è di una semplicità imbarazzante: i ragazzi che stanno dietro alla label di Cremona hanno chiamato a raccolta alcune band chitarristiche ed hanno chiesto loro di risuonare in chiave rock pezzi elettronici di un certo successo. Basta poco: che ce vò?

E sì ci vuole poco se i Perturbazione si travestono da Perturbazione e succhiano l’anima degli All Seing I, scartavetrando quella coolness che ha fatto di “The Beat Goes On” una hit da locale alla moda. Se i Tre Allegri Ragazzi Morti italianizzano il tormentone “Around The World” dei Daft Punk pensando ai Cure. Se i sempre ottimi Mojomatics mettono il turbo a quel capolavoro di “Mexican Radio” dei Wall Of Voodoo. Se i Numero 6 fanno ciao ciao alle t-shirt aderenti degli Eiffel 65 e indossano camicette hawaiane prima di misurarsi con “Too Much Of Heaven”. Se i neo paladini indie Canadians suonano “Playground Love” degli Air come fossero dei Pixies imbottiti di roipnol. Se gli Ex-Otago ci fanno rivivere amoretti e amorazzi sulla spiaggia versiliana di Sapore di Mare 2 e massimociavarrizzano quella immonda truzzata immonda di “The Rhythm Of The Night” dei Corona.
Ci vuole ancora meno se s’insaporisce l’insalata con un bel racconto bladerunneriano dello scrittore Marco Mancassola, musicato da quei folli degli Useless Wooden Toys. Le cose ben riuscite sembrano tutte dannatamente semplici.

Basta poco, che ce vò?

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