Madunina calling

Club 27 – For Dishes and Souls (Rocketman Records, 2011)

I Club 27 si vestono come i Ramones, ma suonano come i Clash di London Calling (altro…)

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La parola al Club 27

franz.jpgPochi preamboli… questa volta abbiamo intervistato per voi Franz, bassista dei milanesi Club 27, discepoli del punk rock’n’roll senza fronzoli. Il losco soggetto che vedete qui a lato è stato – come di consueto – loquace e disponibile, quindi eccovi le sue dichiarazioni. Enjoy…

Franz, se avessi potuto salvarne uno solo della leggendaria e un po’ sfigata setta del Club dei 27… chi avresti risparmiato?
Beh, fammene salvare uno per sesso! Kurt Cobain e Kristen Pfaff (bassista delle Hole).

Ne è passata di acqua putrida sotto i ponti dai vostri esordi a oggi. Puoi raccontarci un aneddoto in particolare a cui sei legato nella saga dei Club 27?
Tipo quando siamo rimasti bloccati in aeroporto a Gatewich perché avevano sospeso tutti i voli a causa della neve.

Sono cambiati i vostri riferimenti musicali dall’inizio ad ora? e ti diverti di più a suonare adesso o agli albori?
Beh no, non direi. Alla fine la nostra musica viene fuori dai nostri ascolti comuni : punk 77, hc, r’n’r; so che sintetizzato in tre sigle sembra riduttivo ma non lo è affatto. Ci sono migliaia di canzoni e gruppi e spunti in queste tre sigle. Poi, al di là dei riferimenti comuni, ogni membro della band cerca di inserire nelle canzoni propri riferimenti, che ne so… fumetti, politica, film di guerra, hot rod, ecc.
Ma io penso che gli albori di una band siano sicuramente la parte più divertente… cioè, all’inizio fai una fatica cane a trovare le date e la band è sempre un po’ in balia di se stessa quando è sul palco ed è tutto una cosa nuova, poi la band cresce (sennò muore!) e fai i dischi e le date fighe ecc… però gli incipit sono sempre la parte migliore della storia.

Qualcosa sullo split 7″ con le Svetlanas e sulla vostra etichetta discografica?
Oh, sì… dunque l’idea delle Svetlanas era venuta a me l’inverno scorso al Den. Io avevo delle canzoni che gli altri Club 27 avevano scartato e una sera parlando con la Angela le ho detto che sarebbe stata una figata una band di sole donne s-vestite da escort russe, ma con falci, martello e iconografia da realismo socialista e mi è venuto in mente il nome Svetlanas.
Poi alla fine le Svetlanas sono diventate una altra cosa ed una band della madonna, poi con il Diste (ex bass di La Crisi e Sottopressione) alla batteria!
La Serpentine Records è un’etichetta svizzera che produce vinili e cd di gruppi che piacciono a loro. Nel senso che producono magari un 7″ punk italiano , poi un album cd death metal svedese, e magari un lp stoner texano. Christian Bamert, uno dei due soci, è un vero talent scout, va ai concerti e compra dischi e demo e poi contatta le band che gli interessano. Così ha fatto con i Club27 e le Svetlanas con lo split Rote Front. La copertina è di Silvano che è un disegnatore bravissimo (è il disegnatore ufficiale di Robert Stanton e disegna per la texana Bad Moon Comics)!

Tra poco andrete a Londra per un paio di concerti…c’è emozione a suonare in un locale storico della scena punk britannica come l’Hope and Anchor?
In effetti ci ho messo un po’ a rispondere a questa intervista e quindi a Londra ci siamo gia stati abbiamo suonato al Grosvenor (Brixton) ed è stato bellissimo, era pieno a tappo e sono stati tutti molto calorosi e gentili; tra l’altro non eravamo con la nostra formazione originale perché Richi (chitarra) si è rotto la spalla al concerto di capodanno al Surfer’s Den in una rissa con dei punk svizzeri, quindi lo ha sostituito Bert dei The Detonators. Invece all’Hope and Anchor non abbiamo suonato perché il cantante-chitarrista subentrato al posto di Joe è scappato la mattina dopo ed tornato in Italia. Robe da matti! Alla fine ci anche fatto un favore perché cantava male e suonava peggio. Beh, ora è tornato il vecchio Joe e la differenza si è vista al concerto del 12/02 al Magnolia, quando abbiamo suonato di spalla ai The Damned. Torneremo a Londra quest’autunno per fare altre date e suoneremo anche all’Hope and Anchor.

Come vedi evoluta, o meno, la realtà del sottosuolo milanese di questi tempi?
A Milano & vicinity ci sono un mucchio di ottime band che non riescono ad avere un’etichetta e fanno fatica a suonare in giro e dei pagliacci incredibili che formano una band a tavolino, che hanno subito un’etichetta e ammorbano la gente con le loro banalità. Personalmente a me piacciono i The Detonators, The Savoyas, Bastardi e molte altre.

Come vi siete trovati a condividere il palco con i Damned e come nasce la tua amicizia con Captain Sensible?
E’ la seconda volta che suoniamo con i The Damned e penso che il 12/02 al Magnolia abbiamo fatto il nostro migliore concerto in assoluto. Sono tutti molto gentili, ci hanno fatto usare la loro batteria e Captain Sensible ha suonato con la t-shirt dei Club 27. E’ veramente un grande. Avrei voluto andare con loro a Bologna ma non ho potuto. Mi è spiaciuto molto.

Chi sono i veri “terroristen” adesso (vedi album dei Club 27)?
Sono la Rote Armee Fraktion. sono dei nostri eroi.

Tra i Ramones e il surf a chi potresti rinunciare?
Quando ho finito di surfare, in genere, mi ascolto un album dei Ramones e mi leggo Punisher War Journal. Non posso rinunciare né all’uno, né a l’altro.

Terroristi e surf

club27.jpegClub 27 – Terroristen (Oto/Goodfellas, 2006)

È vero, sono di parte. Ho conosciuto Franz di persona, dopo secoli che qualcosa mi spingeva verso il Surfer’s Den, covo della scena surf punk and roll, roccaforte dell’antifighettismo imperante nella logora e logorroica Milano da pere. Sapevo che ci bazzicavano le Svetlanas, riot punk band al femminile molto apprezzata dal sottoscritto sia musicalmente che ideologicamente; mi era giunta voce anche della seratona con Captain Sensible, il giorno prima della data dei Dannati al Musicdrome.
Il Surfer’s Den restava comunque una chimera, soprattutto perché è dalla parte opposta di Milano rispetto a dove abito io e – circonvallazione permettendo – avrei fatto prima ad andare a San Lorenzo, a Roma, per riappropriarmi dello spirito punk 77.

Alla fine c’è voluta la presentazione di Iggy Pop, cuore di Napalm per smuovere il culo, vincere arsura, pigrizia e zanzarone giganti e giungere al Den.
Amore a prima vista. Si entra in un locale che non c’entra un cazzo con quello che si è soliti vedere e respirare da queste parti: surf attaccati alle parti; Ramones sparati a manetta (come l’aria condizionata), che fa molto California sun; filmati in loop di baldi surfer alle prese con onde più o meno anomale ; e poi – ovviamente – Franz e la sua gang.
Ancora una volta la gente fa a differenza. Nell’arco di poche ore il deus ex machina del Surfer’s Den (nonché bassista dei Club 27) si racconta amabilmente tra una birra e un bicchieri in frantumi. Qui c’è tutto lo spirito grezzo e autenticamente punk che ancora non avevo trovato tra le paludi padane.
Franz racconta storie di surf, dei Ramones e dei Club 27: la sua esistenza è legata indissolubilmente a questa trilogia, e ha lo spirito di un adolescente teppista che non vuole sapere di apparire come il guru della cricca.

Mentre si imbastiscono discorsi sull’ortodossia punk e stalinsta, Franz mi passa l’ultima e sola fatica dei Club 27 su formato cd: Terroristen, datato 2006. Lo metto nello stereo sulla strada verso Milano ovest e spacca di brutto: 12 tracce (più bonus) di ruvidissimo, sguaiato e sdrucito punk and roll di marchio Ramones , che straborda già nelle prime tracce.
Ma i testi e l’attitudine di Tonite i Die e Kill a Lama rimandano a influenze Clash: attitudine ed ortodossia. C’è anche lo spazio per una ballatona come Sweet Eyes, per i cuori più teneri
Terroristen suona come un disco lontano da cliché commerciali e nostalgie di un mondo punk che era meglio prima, per chi preferisce una sbronza a base di alcool puro e Marshall fumanti, piuttosto che la reclusione di un’esistenza virtuale e nerd.

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