Dalle stalle alle stelle

tabTab_Ularasa – Voglio dormire sotto le stelle (Destroyo Records/Dr. Pazuzu Records)

Cantautorato italiano intossicato da dosi da cavallo di eroina, acido e psicofarmaci assunti in maniera rigorosamente casuale. Il passaggio di Tab_Ularasa all’italiano è ormai cosa fatta: un procedimento evolutivo/involutivo naturale, senza forzature (altro…)

Ragazza cretina, come non amarti?

cretin girlsCretin Girls – s/t (Welcome In The Shit/Goodbye Boozy, 2014)

Colpevolmente in ritardo rispetto all’invio, recensisco questa cassetta nata dalla collaborazione di due Highlander dell’underground italico: Goodbye Boozy e Welcome in The Shit. Già dai due nomi dovrebbe esservi abbastanza chiaro l’ambito in cui i Cretin Girls (di Gainesville, Florida) si muovono (altro…)

Anomie e anomalie

Moster Dead – s/t (autoprodotto, 2011)

E via un’altra cassetta, a dimostrazione che la scena dei nastri, con il loro sapore di modernariato, è viva e vegeta. Anzi, sembra in espansione.
Il duo romano dei Moster Dead gravita nella galassia del lo-fi, del do it yourself, della sperimentazione anomala e anomica (ah le reminiscenze di sociologia dell’università); il tutto solidamente inquadrato in un contesto rock/punk/no wave minimale e spolpato.

L’intera faccenda nasce e si evolve intorno a basso, batteria e voce, seguendo sentieri contorti, con brani che spesso danno l’impressione di essere jam estemporanee in cui viene catturato un mood inaspettato e non programmato. Mi ricordano leggermente i Suicide – ma poco, a onor del vero; mentre li trovo più affini alle cose stralunatissime dell’Alan Vega solista, ma senza la scimmia rockabilly sulla schiena. Anzi, qui ci si trova anche a fare i conti con un po’ di psichedelia malata, di drug rock anni Novanta, di tribalismo post punk e di vocalizzi devianti molto arty… tutti elementi che rendono davvero eterogeneo il menu dei Moster Dead (tra l’altro ex Cactus ed ex Last Wank, per chi segue la scena italica da vicino).

Questa è musica bizzarra, adatta ai pomeriggi drogati – no fumo e fricchettonerie varie: solo roba chimica e possibilmente con una buona base anfetaminica – da spremere e far colare via sul pavimento. Musica da disagio, che mi ricorda il finir degli anni Ottanta con quelle lunghe giornate di tardo autunno passate a masticare Plegine, berci dietro Urbok e ascoltare canzoni in repeat. Roba forte.

Se volete il disco, lo trovate in free download su Bandcamp. Per la cassetta (oggetto pregevole davvero) invece dovete sborsare qualche euro e contattare la band.

MOSTER DEAD by MOSTER DEAD

Coldwave therapy for quick lobotomies

Words And Actions – Can’t Feel (autoprodotto, 2011)

Torna il duo alessandrino dei Words And Actions; dopo il nastro Life Of Farewells, si bissa con un’altra cassetta, in puro spirito Eighties. Più che di una semplice cassetta, in realtà, bisognerebbe parlare di un vero e proprio tape album, visto che Can’t Feel contiene ben 10 brani, che vanno a comporre un corpus monolitico di dark wave-cold wave a base di synth, drum machine e voci alla Ian Curtis/Andrew Eldritch.

Onestamente mi rendo conto di non essere la persona più adatta a giudicare e recensire con cognizione di causa un disco del genere – la mia ignoranza in campo di wave e sue correnti sotterranee è piuttosto crassa, a parte i pochi grossi nomi che tutti conoscono.
Quello che posso dire è che i WAA alle mie orecchie suonano credibili e filologici. Tanto a livello musicale, quanto a livello estetico – con quella grafica austera da epoca pre-desktop publishing. Per non parlare (scusate se mi ripeto) della scelta del nastro come mezzo per diffondere i loro pezzi.

Rispetto all’esordio poco o nulla è cambiato: le atmosfere sono intatte, la personalità del gruppo idem. L’unica vera differenza è la durata, che a mio personalissimo parere penalizza lievemente il lavoro; 10 brani sono un po’ tosti da ascoltare in sequenza. Non è un problema di qualità, ma proprio di intensità e stilemi legati al genere… roba da centellinare, che risulta più godibile in blitz di poche manciate di minuti, se non si è appassionati hardcore.

Questa recensione è ridicola, lo so. Ma il disco è veramente intrigante, a dispetto della mia incapacità – in questo momento – di gestire una comunicazione decente. Potete rendervene conto ascoltandolo in streaming su Soundcloud.

Intanto procuratevelo, è anche un oggettino di gran classe.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1228274 “Can’t Feel” cassette (nov 2011) by Words and Actions

Sim sala bim… ah no, abracadabra

Abracadabra ‘zine n. 2 (2011, 16 pagine)

Iniziamo subito con la matematica; questo è il numero due, ma in realtà è il terzo – perché il primo era il numero zero.

Si tratta di Abracadabra, fanzine resident di casa Bubca. E’ un lavoro molto artistoide, forse criptico nella sua scarna natura di collage di foto (attimi più o meno trafugati dalle vie di Roma e da chissà dove), ma ha un suo fascino da What the Fuck!?!?. Il tutto col solito approccio retro-intransigente fatto di fotocopie low cost, graffette e copie numerate a mano (33 in tutto).

Ma in realtà la chicca di questo numero è l’allegato, una cassetta (e daje… ancora? Sì e va bene così) che contiene – citando le parole scritte sul biglietto di accompagnamento che c’era nella busta – “amici veri”. Un nastro riciclato, nella miglior tradizione Bubca, con dentro 14 (o forse 15 o 16 non si capisce bene puttana eva…) brani di band evidentemente vicine per spirito, attitudine, gusto e amicizia ai ragazzi della label.
E’ un modo, più o meno esplicito, per tirare una riga e separare bonariamente (ma anche no) il “noi” dal “loro”. Nella repubblica del Lo-Fi non tutti sono ammessi e questo nastro rappresenta una sorta di censimento ufficiale della sua popolazione; beati quelli che hanno la cittadinanza… noi stiamo fuori a guardare.

Qualche rapido cenno sui pezzi: i Geese sempre da pelle d’oca, ma ottimi anche Greg Ashley, Seff Clarke, John Wesley Coleman, Methadone Kitty & The Daily Dose… e poi non so, è un casino capire chi-suona-cosa, perché è tutto leggermente caotico. Ma la compilation fila via bene e ti fa venire voglia di ripetere il trip, magari con un paio di birre a corredo.

Fotti il marketing, questa è Bubcalandia

Geese/Petrified Woods – split (Bubca, 2011)

Io a quelli della Bubca farei un monumento, ma nel contempo li percuoterei con violenza insensata – battendo sulle loro zucche vuote con una mazza da baseball di quelle che vendono da Decathlon a 20 carte. E sapete perché? Ve lo dico subito… questa banda di down posseduti dal rock’n’roll, che sfornano dischi, cd e 7″ a ciclo continuo, hanno pubblicato questo split tape (un’altra cassetta, sì) che sul lato A ha una delle band più pazzesche e sconosciute che ho sentito negli ultimi tempi (gli australiani Geese, paladini di un rock/garage psichedelico da pelle d’oca)… ma hanno avuto l’idea GENIALE (geniale un cazzo, mortacci loro!!!) di farlo uscire in sole 15 copie. E su cassette riciclate di Speak Up (il mefitico rivistone per chi vuole imparare l’inglese in edicola).
Sul lato B uno dei milioni di gruppi satellite/progetti del Bubca Boyz, il defunto duo Petrified Woods che fa il suo porco lavoro con un blues/folk/roots acustico e melodico, a tratti spastico a tratti mistico-religioso (ma piagato da una registrazione un po’ troppo lo-fi, con saturazioni assassine che penalizzano una band altrimenti molto valida).
Ma, torno a ripetermi, la vera perla del nastro sono gli australiani, i Geese. Andate a sentirveli e comprate una delle 15 (…15, cazzo… siete dei testoni!) copie di questo nastro. E se vi risponderanno che la cassetta è terminata, facciamo una petizione perché ristampino il tutto su cd-r e non in limited edition psichiatrica. Io firmo. Per la madonna.

Ai confini degli anni Ottanta

Words And Actions – Life of Farewells (autoprodotto, 2011)

Questo duo alessandrino è quasi incontrovertibilmente composto da persone che gli anni Ottanta li hanno visti, nella migliore delle ipotesi, da un’aula d’asilo o poco più. Eppure il sound della loro dark wave è decisamente filologico e fedele, puzza di cantina di 30 anni fa, ha il colore del riflusso ideologico post anni Settanta (altro…)

Che bel duodeno che hai stasera

Duodenum – Live @ Borgata Boredom, Roma, 14/04/2011 (Bubca, 2011)

Non si fermano (quasi) mai i Duodenum. E quando non hanno musica appena registrata nel cesso di casa, buttano fuori quella presa dal vivo. Come accade per questa cassetta (ancora, sì) sempre marchiata Bubca, che immortala il live dello scorso aprile in occasione del festival Borgata Boredom a Roma.

Che dire… se nella scorsa cassetta – Radical Chic – i due del duodeno avevano mostrato quasi un lato più soft, ci tengono a contraddirsi e smentirsi con violenza in questa uscita; già, perché questo live non ha pietà per niente e nessuno, ma soprattutto per le vostre orecchie. Un vero pantano di voce riverberata, chitarra fangosa, batteria inesistente, grida da ambulante di Scampia dopo una pistolettata al ginocchio, punk slabbrato come i maglioni di Giuliano Ferrara e blues talmente decomposto da far rivoltare le budella.

Che vi piaccia o no, i Duodenum hanno una loro etica e poetica, difficilmente digeribile ai più forse, ma netta, chiara, integerrima e – più di tutto – incurante delle cazzate di chi (me compreso) si prende la briga di parlare di loro. E ciò mi piace sempre molto… pensate questo: di sicuro i Duodenum non si lamenteranno se direte che vi fanno cagare. I mille gruppi rock pseudopunk e cazzi vari italiani invece saranno sempre pronti a far polemiche. ‘Nto culu.

PS: sul lato B del nastro, un elegante corso di inglese – che non fa mai male.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: