Tom aspetta… noi forse no

Tom Waits – Bad As Me (Anti, 2011)

Come si fa a mettere su un nuovo disco di Tom Waits senza lo spettro della noia già al primo ascolto?
Difficile che il menestrello di Pomona deluda le aspettative, eppure a 60 anni suonati, con una carriera e una rispettabilità ingombranti, potrebbe pure permettersi una derapata fuori dal seminato… non sto parlando di spingere sull’acceleratore dell’eccentrismo o andare su di giri con arrangiamenti strampalati e ubriachi – a destabilizzare le sicure e oliate rotaie di un ruvido blues o di una ballad notturna che sembra uscita da uno Springsteen in putrefazione (due situazioni in cui Waits sia maestro da sempre); nemmeno gli si chiede di impartire lezioni alle ultimissime generazioni di giovani saltimbanchi cantautori stonati strampalati. Piuttosto, invece, lo si potrebbe vedere intento a perlustrare nuovi territori vocali e orchestrali, arrischiarsi e perdersi dentro l’ignoto, come i suoi illustri colleghi Dylan e Cave – che seppur sfiorando il fallimento commerciale, per poi rinascere dalle ceneri di pessime recensioni, sono riusciti ad affrancarsi, ammutinandosi alle loro stesse impolverate icone.

Waits no. Da Bone Machine del ’92 all’attuale Bad As Me, passando per Mule Variations va predicando liturgicamente quel “minimalismo in levare” scabro, essenziale, rauco fino all’osso. Sotto la benedizione e gli influssi di bulbosi fantasmi pionieri del blues dell’oltretomba alla Howling Wolf e Captain Beefheart.

Che sia veramente malvagio questo Mr. Waits? O forse è solo un’altra maschera demoniaca di cartone, inoffensiva, che sfila per il Mardi Gras nel giorno sbagliato.

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Addio Captain Beefheart

Il 2010 non si smentisce e nelle sue pendici decide di assestare un altro brutto colpo al rock’n’roll e alla sua mitologia.

Don Van Vliet alias Captain Beefheart (69 anni) è morto il 17 dicembre in California, a causa di complicazioni legate alla sclerosi multipla di cui soffriva.

A darne notizia è stato un portavoce della galleria d’arte Michael Werner di New York City, dove molti dei suoi dipinti sono esposti: Van Vliet, infatti, si era ritirato dalla musica nel 1982, per dedicarsi alla pittura. Lascia la moglie Jen, con cui era sposato da 40 anni e che si è occupata di lui durante la malattia.

Captain Beefheart tra il1967 e il 1982 ha inciso tre dischi live, un ep e ben 14 album in studio:

* Safe as Milk (1967)
* Strictly Personal (1968)
* Trout Mask Replica (1969)
* Hot Rats (con Frank Zappa, 1969)
* Lick My Decals Off, Baby (1970)
* Mirror Man (1971)
* The Spotlight Kid (1972)
* Clear Spot (1972)
* Unconditionally Guaranteed (1974)
* Bluejeans & Moonbeams (1974)
* Bongo Fury (con Frank Zappa, 1975)
* Shiny Beast (Bat Chain Puller) (1978)
* Doc at the Radar Station (1980)
* Ice Cream for Crow (1982)

Los Angeles Nuggets a settembre

nug-big.jpgLa Rhino, che sarà pure sussidiaria di una major, ma caspita se fa roba buona, annuncia l’uscita di un nuovo cofanetto della serie Nuggets. Si tratta di Los Angeles Nuggets 1965-1968, nei negozi dal 22 settembre 2009. Quattro cd, un centinaio abbondante di pezzi (e si mormora di qualche inedito). Guardate la tracklist andando al link qui sopra e fatevi un’idea…

Come al solito ci sarà un booklet allegato, che – pare – sarà particolarmente curato e in formato coffee table (avete presente i libroni con copertina rigida? Ecco).

Prepariamo i soldini, che sarà una discreta mazzata. Ma ne varrà la pena.

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