Se vuoi entrare nel Giro, devi fare poche domande

Il Giro (marzo 2011)

Dopo l’exploit con uscita a sorpresa e distribuzione carbonara dello scorso luglio, torna Il Giro, la fanzine più interessante, divertente e maniacale del momento per tutti gli appassionati di reperti musicali esoterici di area garage, beat, neo Sixties. Ma anche di calcio e vintage culture.

E’ quasi imbarazzante recensire materiale del genere, perché si batte in loop sui medesimi concetti: è una figata, ah che sballo la cara vecchia fanzine cartacea, c’è la passione, c’è la qualità, ci trovate le monografie da sbavare, ci sono le interviste oscure, etc etc etc.

Ebbene è tutto verissimo. Tragicamente vero, per me che devo scriverne senza rischiare di sembrare un mezzo ritardato; deliziosamente vero per chi leggerà queste pagine. Quindi l’antifona è immutata: se vi piace leggere di musica, se apprezzate quello di cui si diceva in apertura, se il concetto di fanzine old school è radicato nel vostro personalissimo giardino dei ricordi libidinosi, allora dovete sbattervi un pochino e procurarvi Il Giro. Dico sbattervi perché non la troverete facilmente dai vostri spacciatori di fiducia, ma solo nel giro (eh già), e in un numero limitato di copie.

In questo numero vi potrete rifare gli occhi con una monografia sugli oscuri Sea-Ders (band freakbeat libanese), il consueto e godurioso angolo sul Texas punk, i micidiali Squires direttamente dal 1965, un report losangeleno da lacrime, un ripescaggio dei grandi Catacombs (neo-garage italiano fine anni Ottanta), una lunga intervista a Le Scimmie (band italiana anni Sessanta di beat tutta al femminile)… e poi ancora molta roba, ma proprio molta.

La chiave di lettura è ancora una volta quella che privilegia l’aspetto oscuro ed esoterico, per cui non dovete preoccuparvi se sapete poco o nulla dei gruppi di cui si parla; anzi è proprio il bello, perché gli articoli de Il Giro sono concepiti appunto per portare alla luce situazioni e gruppi altrimenti destinati alla nicchia estrema. E ben venga, dunque… anzi: meno si sa e più si gode a leggere queste pagine.

Kommando over garageland

The Movements – Come on Kommando!/We Want The Lot (PH, 201o)

Forse dio/allah/buddha o almeno un cazzo di ingegnere globale esiste. Perché altrimenti non farebbe arrivare certi dischi nei momenti in cui non ce la si fa più.

Ma non divaghiamo troppo, ché questo 7″ dei The Movements (da Göteborg, vecchia conoscenza di Black Milk) è davvero una bella bombetta. In pratica è successo che a Tubinga, in Germania, c’è questa squadra di calcio che si chiama Kommando e che passa per essere una vera accademia di freak in calzoncini e scarpette da calcio; i giocatori del Kommando si innamorano del sound dei The Movements e li contattano chiedendo loro di scrivere l’inno ufficiale della formazione. Detto fatto… ed è così che nasce “Come on Kommando!”, un pezzone neo-garage con uno di quei riff evergreen che ti fanno venire voglia di prendere la chitarra e suonare a volume 11, stile Spinal Tap. Sul lato b del viniletto a 45 giri in questione, invece, si trova un brano più vecchio del gruppo, che è comunque ottimo: più crepuscolare e cupo, ritrae una grande band che tiene fede all’alto nome del garage nordeuropeo. Poi, in tutto questo, ovviamente c’è la componente calcistica, che per molti appassionati è un bonus stellare… del resto si sa: musica e calcio non sono estranei e spesso sono esplosivi se piazzati assieme, amplificando le due diverse follie che stanno dietro a due passioni così viscerali e totalizzanti.

Grande band. E pare che per il decennale della loro nascita sia in uscita un album per l’italiana Misty Lane/Teen Sound…

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