Doppia dose

double dropPip Carter Lighter Maker – Double Drop (HeyMan, 2014)

Dopo circa un decennio di ottima autoproduzione senza compromessi, i Pip Carter Lighter Maker approdano al loro primo lavoro licenziato da una label; e per celebrare scelgono di attingere – in parte – al loro repertorio passato, recuperando alcuni brani dell’ultimo disco autoprodotto, abbinati a nuove composizioni… insomma, una sorta di showcase di ciò che è stato e di quello che è (altro…)

Scimmie, meteo e Brit-pop

Monkey Weather – Apple Meaning (Ammonia/Area Pirata, 2012)

Domodossola e il Brit-pop… no, non è il titolo di uno sketch di Mr Bean, ma la semplice composizione di questo cd dei Monkey Weather. E per Brit-pop intendo quella “cosa” che prima di diventare mainstream e omogeneizzata come un Plasmon al pollo, era un movimento fresco, frizzante, divertente e radicato nella tradizione legata ai migliori Sixties.

Questi ragazzi la lezione l’hanno imparata bene, non c’è che dire. E, per quanto un po’ troppo pop e puliti per i miei gusti, hanno ottimi momenti di ispirazione, con pezzi che fanno battere il piedino e qualche ritornello che, nelle mani del gruppo British di turno, potrebbe diventare un tormentone (magari una meteora di tormentone, ma in fondo il famoso quarto d’ora di notorietà si è accorciato a un paio di minuti massimo, quindi ok).
Del Brit-pop i Monkey Weather hanno assimilato anche la lezione a base di arroganza e spavalderia, due virtù a doppio taglio che possono dare anche un po’ fastidio – vedi, ad esempio, la lezione su cosa sia l’indipendenza contenuta nel libretto del promo kit; però a una band che sul banco di prova dimostra un buon talento, queste cose si possono anche perdonare. Almeno in nome dell’esuberanza della gioventù.

Date loro una chance o due o tre o quattro, se siete anglofili hardcore del pop fasciato nello Union Jack: ne sarete felici.

Made in Las Pezia

Made – Is It Different (Area Pirata, 2012)

Una band spezzina in pista da 15 anni: ecco chi sono i Made, usciti freschi freschi su Area Pirata con un cd  con 10 brani.

Sono alfieri di un sound profondamente British e pop: diciamo un Brit-pop/mod/indie/rock/garage molto melodico e che dorme avvolto in uno Union Jack… la melodia è padrona e signora di queste tracce, dando al tutto un mood spensierato e leggero, divertente; e forse è un po’ questo il problema per il sottoscritto, in questo particolare momento: troppa solarità. Ma ovviamente siamo nel reame del gusto personale e irrazionale, perché oggettivamente – e senza nessuna possibilità di smentita – i Made sono una band della madonna e questo è un dischetto che farà impazzire i fan del genere, per il suo piglio filologico (sempre magistralmente in bilico tra i Sessanta, i Settanta e i Novanta).

Del resto il loro precedente lavoro del 2009 era già un’evidente dimostrazione del valore della band: gente coi controcoglioni che suona musica senza tempo e sa scrivere pezzi che ti si stampano in testa. Quindi, abbandonando le cupezze contingenti, il giudizio non può che essere ottimo. Band di guerrieri del sottosuolo così sono sempre da supportare, per la causa e per il piacere di ascoltarle.

Ebbene sì, maledetto Carter!

Pip Carter Lighter Maker – Western Civilization (autoprodotto, 200?)
Pip Carter Lighter Maker – TheNightmareBeforeTheDayAfter (autoprodotto, 200?)
Pip Carter Lighter Maker – Candy ep (autoprodotto, 200?)
Pip Carter Lighter Maker – s/t (autoprodotto, 2008)

Sorpresa. Chi sono questi Pip Carter Lighter Maker? Onestamente non saprei rispondere nemmeno dopo averli ascoltati e avere cercato un po’ in Rete – sono italiani, forse modenesi, si sono formati 5-6 anni fa. Quello che so, invece, è che questi tizi si sono autoprodotti un tot di cd (autoproduzione hard, ma di classe: non i cd-r della Verbatim a 10 euro al pacco, con le copertine fotocopiate; ma neppure i cd stampati in fabbrica e tipografia… quella via di mezzo un po’ bohemienne e stilosa dei cd-r con le copertine stampate col computer su cartone pesante e i cd-r masterizzati, ma con la stampa sul dorso), questi tizi sanno il fatto loro e questi tizi sembrano una band anglosassone in odore di botto, pur non essendo affatto anglosassoni.

La parola d’ordine è psichedelia – in particolare nei due cd che più mi sono piaciuti nel lotto, ovvero Western Civilization e l’omonimo Pip Carter Lighter Maker – ma l’anima della band è anche fortemente pop. Attenzione, però… parliamo del pop Sixties, quello raffinatamente artigianale, quella forma d’arte che ha plasmato (non dimentichiamolo) le prime leve del punk rock settantasettino e le vecchie guardie del garage rock.
Forse sarò banale, ma ascoltando i due cd di cui sopra ho pensato ai Pink Floyd, a Syd Barrett e ai Velvet Underground, il tutto un po’ più ripulito e laccato, con una punta di modernità britpop (che emerge prepotentemente – rendendo un filo più commerciale il sound – in TheNightmareBeforeTheDayAfter e nell’ep Candy). Per fare un discorso più generale, pensate ai Brian Jonestown Massacre in trip più barrettiano/beatlesiano e con un’aura meno tossica, sporca e nichilista. Anzi, diciamo pure che nel suo essere psichedelica, la musica dei PCLM è molto solare e rimanda a immagini di giornate passate a rosolare al sole in un campo, ben pieni di birra e di oppiaceo. O di caro vecchio acido lisergico, se mai se ne trovasse ancora in giro.

Misteriosi? Forse. Fuori moda? Di sicuro. Ma geniali e filologici da far paura. Consigliati – a meno che non abbiate necessità di violenza sonica a livello costante: in quel caso, meglio che vi rivolgiate altrove.

PS: un curioso dettaglio… dei quattro cd recapitati, almeno tre sembrano usati; la superficie su cui passa la lente del lettore è infatti tutta graffiata e macchiata come accade ai cd che vengono lasciati in giro e maltrattati. Chissà che storia hanno. Magari banalissima, magari bizzarra. Chi lo sa… e per una volta è bello così.

Un divano (di plastica) è per sempre

Plastic Made Sofa – Charlie’s Bondage Club (Smoking Kills, 2010)

Esordire con un album di 10 pezzi di cui uno solo poco al di sopra dei tre minuti vuole dire tanto, non immaginate quanto. Insomma è sintomatico di quella famosa “attitudine” che nel rock – cari miei – è tutto (altro…)

British rock’n’roll in Sicily

Chamberlain – Good Old Days (autoprodotto, 2010)

C’è tanto sound della terra d’Albione nei siciliani Chamberlain – ma proprio un casino. E’ quasi imbarazzante come, nonostante le radici evidentemente mediterranee e italiane, questi cinque ragazzi abbiano metabolizzato gli stilemi tipici del rock British (altro…)

Made in Mod

Made – They don’t Understand (Area Pirata, 2009)

I Made sono sulla piazza da 13 anni circa. E non è poco per una band. Ci vuole costanza, voglia, passione e – diciamolo senza mezzi termini – le palle esagonali. Perché è un attimo che la vita ti arrota e ti pialla, tra sbattimenti di lavoro, straordinari, malattie, impegni di famiglia, gente che si riproduce e non ha più testa, conversioni sulla via di Damasco e tutto il campionario di situazioni/eventi che mandano egregiamente a puttane i gruppi nel lungo periodo.

I Made in questi 13 anni si sono guadagnati la fama di band di punta del giro mod italiano, ma hanno avuto relativamente poca fortuna a livello di uscite e materiale prodotto: solo due album, uno split ep, e un ep (più la manciata di brani d’ordinanza nelle compilation di turno). Come dire… poca roba.
Ma fortunatamente, a fronte di un’attività live costante e di un’effettiva qualità della loro musica, la scarsa produzione non li ha fatti collassare sotto il peso del tempo. E quindi eccoli, grazie ad Area Pirata, con il loro secondo lavoro sulla lunga distanza: un cd che esce in limited edition di sole 500 copie, con copertina digipack.

Gli otto brani (sette originali e una cover dei Cars di Ric Ocasek) di They don’t Understand sono decisamente un manifesto chiarissimo dell’essenza del gruppo: mod, pop britannico, rock e una dose di punk. Nessuna pretesa, ma anche tonnellate di onestà e conoscenza del genere. Sarà per questo che praticamente tutti i pezzi sono – come si diceva una volta – a presa rapida e ti restano da subito appiccicati alle orecchie. Decisamente un risultato ottimo, per una band che professa questo tipo di sonorità.

A tratti mi hanno ricordato i Long Tall Shorty più recenti, ma ovviamente qui dentro ci sono gli Who, i Jam, gli Small Faces, il genoma di Oasis e Blur, i Cheap Trick… insomma ci siamo capiti. Musica divertente, dura senza essere pesante, pop senza stufare, rock senza strafare. Dategli senza esitazione una chance. Magari due. E ricordate che ce ne sono solo 500 in giro…

Bad girls or not?

priscd.jpgThe Priscillas – 10.000 Volts (Nags Head, 2009)

Primo disco dopo una serie di singoli per le Priscillas, quartetto londinese a prevalenza femminile (l’unico uomo è infatti il batterista Phil Martini, ex dei Tokyo Dragons). Questo 10.000 Volts cerca di trovare un equilibrio tra varie influenze, dal garage alla Holly Golightly all’indie-brit pop di band come Long Blondes, passando per il powerpop, Blondie, le girl band anni Sessanta e un pizzico di glam, che non fa mai male.

Il risultato è sicuramente apprezzabile, seppur con qualche passaggio a vuoto – dovuto a una produzione forse troppo pulita, oltre che all’eccessiva durata. Sono infatti ben 14 i brani in scaletta, per 50 minuti di musica; l’eliminazione dei pezzi più lenti (ad esempio la ballata quasi-soul “Outer Space” o “The King Is Dead”, con una tromba mariachi un po’ pacchiana) avrebbe sicuramente giovato.
Le cattive ragazze londinesi (Jenny Drag, Guri Go-Go e Kate Kannibal’s, per la precisione) dimostrano infatti di saperci fare molto di più quando il ritmo aumenta e ci si avvicina a linguaggi garage e power-pop, che le hanno non a caso rese famose con i loro live set infuocati.
In questo senso citazioni più che meritate per il singolo “(All The Way To) Holloway”, power-pop con perfetta melodia catchy; per “Jimmy In A Dress”, che ha la sua forza nel crescendo irresistibile e sfacciatamente pop degli ultimi 90 secondi; e poi per “Fly In My Drink”, su cui aleggia lo spirito di Blondie, oltre che per “Oh Keiko”, “Come Out!” e “Y.O.Y.”, i brani più garage del disco. Brevi, tirati e incisivi, come il genere comanda.

Quindi: buona la prima, ma la prossima volta sono richieste un po’ più di sporcizia e qualche orpello in meno. Siete cattive ragazze o no?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: