Life (after death)

Keith Richards, Life (Feltrinelli, 2010, 560 pag.)

“Sono esperienze importanti. Mi piaceva essere strafatto.
Se stai sveglio, riesci a comporre quello che tutti gli altri si perdono mentre dormono”
(Keith Richards)

Nell’accaparrarmi Life – l’autobiografia di Keith Richards uscita in Italia per Feltrinelli – il mio consueto e smodato entusiasmo mi gioca un brutto scherzo: dimentico la carta di credito al negozio dove l’ho acquistato. Ovviamente tutto si complica se la città in questione è a circa 300 km dalla mia residenza; quindi, facendomi due conti, libro e spedizione della carta (per farmela recapitare a casa) uguale 50 euro netti, praticamente il doppio del prezzo del libro.

Ma al vecchio Keith “The Skull” Richards si perdona davvero tutto. Ci ha insegnato, con il suo occhio da coccodrillo imbalsamato, a schernire ogni evento umano e superumano, e per questo ridicolizzerebbe anche la mia coglionaggine  con quella risata catarrosa ormai annoverata nel manuale del rock and roll.

Il libro in questione è un tomo di più di 500 pagine, che spazza via in quanto ad aneddotica e a pelo sullo stomaco ogni diceria, biografia autorizzata e non, pubblicazione più o meno apocrifa su Keith – incluso il libro del suo spanish pusher/autista Tony Sanchez.
Certo che ci si stupisce a immaginarsi un Richards ormai ri-bollito e ingobbito dal peso della sua Telecaster, intento a scrivere le proprie memorie con una freschezza al sapore di acne adolescenziale, con una memoria degna del miglior Johnny Mnemonic con cui sventaglia tutto l’ambaradan di storie e ricordi (dalla sua infanzia di stenti al recentissimo e sfarzoso film di Scorsese sugli Stones).
Comunque il mistero di tale abilità letteraria non viene svelato nel corso delle pagine: o meglio, è svelato solo in parte e Keith, a quanto pare, ha sempre tenuto una specie di diario segreto di bordo come si conviene a un degno capo zingaro del rock and roll.

Il leit-motiv di Life è il suo sfrenato amore-ossessione per il blues, con lo studio delle tecniche chitarristiche dei padri fondatori di Chicago e del Mississipi. Ci impartisce lezioni di sei corde, anzi di cinque corde con accordatura aperta; spiega l’invenzione, a volte distratta, ma efficacissima, di riff che hanno fatto la storia del rock come “Satisfaction” o “Jumpin’ Jack Flash”; confessa la sua indiscussa passione per le droghe, soprattutto pesanti, ma senza compiacimenti o false morali – ci passa sopra come un tank, come è passato sopra a tutto nel corso della sua esistenza donne comprese.

E poi, ancora, narra della sua adolescenza trascorsa a Dartford, sobborgo malfamato di Londra; ripercorre l’amicizia storica con Jagger, sfociata con gli anni in conflitto e rivalità;  restituisce il profilo psicologico di un Brian Jones imbarazzante, vittima di scherno da parte del resto degli Stones una volta diventato caricatura di se stesso, soprattutto nel periodo finale della sua esistenza; scredita colleghi e falsi amici, ma esalta anche i suoi più stretti “malviventi” compagni di strada; strapazza le sue compagne di vita e compagne per una notte da buon burbero introverso. Ed  enumera le sue interminabili e proverbiali notti insonni passate a provare brani e inventarsi riff,  tanto che probabilmente – considerando il suo tempo di veglia rispetto alle rare ore di sonno – verrebbe da domandarsi se non sia davvero l’Immortale del Rock.

Natale, tempo di marchette…

Chiamatela marchetta, se volete. E infatti è vero. Però visto che le cose si fanno in piccolo, visto che è difficile far sapere che sono state fatte, visto che pochi leggono, visto che mancano gli inciuci giusti, visto un po’ quel che vi pare, vi beccate i consigli per gli acquisti anche qui. E che sarà mai… (altro…)

3.7.69 – Brian Jones, morte di un Rolling Stone… ops, I did it again!

bjsmallL’anno scorso è accaduto per Iggy Pop, cuore di napalm. E ci risiamo: l’angolo dell’autopromozione senza pudore. Il qui presente, in pratica, ha scritto e pubblicato un nuovo libro, uscito il mese scorso per Tsunami Edizioni di Milano (distribuito da NdA). (altro…)

Brian Jones: estratto da Death by Misadventure

BJ copertinaE’ un po’ che ci lavoro, ora siamo agli sgoccioli. E cominciamo a fare un po’ di market(t)ing.

Se tutto va bene verso l’estare uscirà – per la mitica Tsunami Edizioni – il mio libro Brian Jones. Death by Misadventure (il titolo è ancora provvisorio e potrebbe cambiare).

Si tratta di una bio-crime-grafia dedicata alla morte del chitarrista degli Stones. (altro…)

Jumping Jack Flash…

Uno dei Pezzi con la P maiuscola. Quando gli Stones facevano paura e non erano un Muppet Show da geriatrico. “Jumping Jack Flash

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