Uwaga fever

The Kaams – Uwaga! (Boss Hoss/Area Pirata, 2012)

I Kaams spaccano e lo sapevamo già. Ora dopo la solita trafila di demo-cd, split 7″ e singolo, arrivano al traguardo del debutto sulla lunga distanza, targato nientemeno che Boss Hoss e Area Pirata. I più scafati avranno già capito, insomma, dove si va a parare: questo è un bel cd di garage punk italiano, contemporaneo ma filologico e prodotto da leccarsi i baffi. Il tutto è registrato all’Outside Inside di Montebelluna (dove passa il top della scena garage, rock’n’roll, lo-fi etc etc nazionale) e masterizzato in quel di Chicago da Carl Saff, uno che un paio di cosette le sa fare in questo campo…

Undici brani originali più una cover di Rosco Gordon (proposta con gli stessi intenti di rilettura che ne diedero i Them), pieni di Sixties garage, garage revival, accenni blues, r’n’b, frat e stomp. Diciamolo ancora: i Kaams spaccano. Mi spiace solo che dentro ci suoi il batterista della mia band… perché con un gruppo come questo, è facile capire cosa sceglierà di fare, quando e se mai verrà il momento. E avrà anche ragionissima.

Reality check: done.

Il garage longobardo è servito

The Monolithics/The Kaams – split 7″ (Boss Hoss, 2011)

Dopo una giornata di merda, faticosa e piovosa, è un piacere quasi proibito trovarsi faccia a faccia con un bicchiere stracolmo di Dolcetto Dogliani; se poi sul piatto dello stereo si piazza un dischetto come questo split tra  Monolithics e Kaams (due vecchie conoscenze di Black Milk, che i più attenti ricorderanno), per una manciata di minuti si riesce anche a staccare la spina e a viaggiare un po’.

Non fraintendiamoci: non ci sono trip psichedelici in ballo, né panorami new age. Il viaggio, qui, è nei cari, vecchi e pericolosi territori del garage rock’n’roll, quello di matrice neo-garage, figlio bastardo dei Sessanta e degli Ottanta, senza pretese né fronzoli.

I Monolithics attaccano con un bel pezzo “organoso” e scuro, con tocchi di Fuzztones, Cramps e Misfits (primissimo periodo, azzarderei) – il tutto condito dalla voce particolare che li contraddistingue, che a tratti ricorda Danzig; ma danno il meglio di loro stessi nella rivisitazione di “Take the time you need” (pezzo già incluso nel demo cd di qualche tempo fa): un brano di garage ficcante e ruvido, dal ritornello che ti si stampa in testa con un tempo da stomp selvaggio.

Il lato dei Kaams parte con un sonoro ceffone in puro stile Pebbles e compilation di Sixties punk minore, per poi traghettarci verso le acque sulfuree di un pezzo frenetico in puro stile Monks (“Why don’t you love me anymore?”) che fa sbattere la testa e trapana i timpani con incursioni di armonica e un solo di chitarra ai confini del rave-up.

Bravi, cazzo: tutti e due. Ah, dettaglio non da poco: il vinile è rosso maculato. Si gode.

Dio salvi il fuzz e i barbacani

The Barbacans – God Save The Fuzz (Boss Hoss, 2009)

E’ innegabile. Il garage fatto bene, senza pretese e con le palle, non sbaglia mai. Lo senti subito… bastano due-tre giri e si capisce immediatamente l’umore dell’intero disco: se è una cagata modaiola o – come nel caso dei Barbacans – un lavoro coi fiocchi (altro…)

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