The PeΔrls Δre here

peralsThe PeΔrls – s/t (Rijapov, 2013)

Io negli anni Novanta, quando leggevo NME e iniziavo a vedere il termine “shoegaze”, mica avevo capito cosa cacchio fosse. E avevo la sensazione che fosse roba che non mi piaceva. Poi in realtà, ad esempio, i My Bloody Valentine li ascoltavo anche (rigorosamente sempre quando ero in botta pesante da trip o altra robetta spianante) e mi gustavano. Però, a oggi, ancora non mi è chiarissimo il concetto di shoegaze.

Le The PeΔrls si definiscono così, appunto, ma devo dire che oltre alle ovvie influenze prischedeliche/psicotrope, ci trovo molto più garage rock che altro, nel loro sound (altro…)

‘Cosa ci mettiamo?’

Abbiamo recensito il 7″ delle Bomb’o’Nyrics da non molto tempo e – dopo un breve contatto mail – abbiamo messo insieme un’intervista, per indagare un po’ di più sulla band e sui meccanismi che la fanno funzionare.
Queste quattro garage girls lombardo-piemontesi hanno le idee molto chiare, non cedono alle provocazioni – nemmeno quelle più blande, sotto forma di domande tipo “gioie e dolori di essere una all-girl band” – e vanno per la loro strada. Che è iniziata da poco, ma già vanta molti chilometri macinati.

Ladies and gentlemen, The Bomb’o’Nyrics.

Presentatevi singolarmente, una per una: chi siete, cosa fate, cosa avete fatto, dove andate… e soprattutto: perché?
Ombretta
: voce e polistrumentista con gli strumenti per una band: cembalo, maracas, kazoo e pocket theremin. La banda è stata la realizzazione di un sogno che inseguivo da tanto, tantissimo tempo.
Paola: bassista. Ho sempre fatto tutt’altro nella vita e da poco meno di un anno ho iniziato l’avventura con le Bomb’o’Nyrics. Dove sto andando e perché sinceramente non lo so, ma va benissimo così!
Simona: chitarra e cori, presente! Prima esperienza in una band… ho imparato da autodidatta in cameretta da quando avevo 15-16 anni, ho studiato 1 anno il flauto traverso e adesso mi butto col sitar. Letteralmente, yeah!
Sara: proto-batterista e urlatrice dietro ai tamburi. Ho suonato con gli Hyp Hykers di Novara e sto suonando con gli Headless Tambourine di Torino. Aspetto qualche anno e mi metto a suonare un altro strumento, la batteria mi sta demolendo.

Quando e come è nata l’idea di questa band? Quali sono stati gli avvicendamenti in formazione? Mi pare che a un certo punto aveste due chitarre e ci fosse un ragazzo nella line-up…
L’idea è nata circa due anni fa, nel 2009, dopo una festa Sixties. Il nucleo primordiale del gruppo era formato da Ombretta, Simona e Sara. Ci mancava un basso/lead guitar. Sara conosceva Nicola, che suonava con lei negli Hyp Hykers e gli chiese di venire a provare. Nic restò con noi per circa un anno. A gennaio 2011 arrivò Paola di Torino, al basso. L’attuale line-up è formata da quattro paia di ovaie.

A quanto vedo siete un po’ sparpagliate geograficamente (Torino, Milano, Vercelli, Alessandria…); come fate a provare?
Domanda che ci fanno sempre! È piuttosto complicato, ma riusciamo a trovarci tutti i weekend. Sostanzialmente, facciamo le prove “itineranti”: una volta ad Alessandria, una a Milano, una a Torino e una a Vercelli. Trascorriamo la domenica pomeriggio per metà in macchina e per metà in sala prove, ma almeno ci facciam passare la noia della domenica pomeriggio.

Il vostro garage è piuttosto filologico e fedele alla linea: ognuno può sicuramente scorgere delle fonti di ispirazione nel vostro sound… ma voi, avete effettivamente qualche nume a cui vi votate? Insomma, quando scrivete i pezzi avete in mente qualche band in particolare o…
Abbiamo tutte gusti differenti, ma riusciamo a trovare una linea da seguire. Punti cardinali sono senza dubbio le Headcoatees e tutta la scuola di Billy Childish, il garage-psych dei Back From The Grave, il lo-fi di Gories e Oblivians e ultimamente – soprattutto dal punto di vista vocale – le girl band garage-shoegaze tipo Dum Dum Girls e Golden Triangle. Precisiamo che siamo quasi tutte autodidatte, quindi nutriamo particolare simpatia per tutti i loser della storia della musica!

Tema: gioie e dolori di essere una all-girl band.
Beh, possiamo cambiare la domanda in: gioie e dolori di essere una band? Suonare in un gruppo in cui ci sono tutte ragazze non è molto diverso dal suonare in un gruppo misto. Tra i lati positivi c’è sicuramente il fatto che ci sbattiamo tutte all’ennesima potenza e in egual misura. Tra i contro, sorgono alcuni problemi quando dobbiamo decidere i vestiti di scena (“Il problema più grande: cosa ci mettiamo?” cit. Nic), ma una quadra si trova sempre.

Avete gusti simili in fatto musicale? Cosa seguite in particolare?
Sentiamo cose diverse, ma ricordiamo che ci siamo conosciute proprio ai concerti e alle serate in giro per il Nord Italia. Denominatore comune è il ’60s garage, ma poi ognuna di noi ha la sua “cup of tea”.  Ombretta ama garage punk e Eighties garage, freakbeat, latin jazz e soul; a Paola piace il rock dai classici alle correnti indie e alternative iniziate con gli anni Novanta, ma anche blues e black music; Simona è più per il brit-pop/folk/psichedelia e a Sara piace il r&b/punk/lo-fi.

Domanda da malato del vinile: il vostro 7″ ha il buco centrale piccolo… perché? Sarebbe stato perfetto col classico foro vintage, quello per cui serve l’adattatore.
Per non farci tagliare le gambe, ahah! (Chi compra il disco la capirà)

Come e dove avete registrato i due brani del singolo?
Abbiamo registrato a Torino da Robbho di House of Rock. Prima abbiamo fatto chitarra-basso-batteria e poi abbiamo sovrainciso le voci. L’idea era di mantenere un basso profilo, ma per questa prima esperienza in sala registrazione abbiamo deciso di affidarci a chi ne sa più di noi.

La scelta di autoprodurvi il disco da cosa deriva?
E’ stata una scelta dettata dalle circostanze. Dopo esserci informate sui pro e contro dell’autoproduzione abbiamo deciso di non affidarci a un’etichetta (anche se a un paio abbiamo scritto) e di fare da noi. Abbiamo pieno controllo su modalità di vendita, gestione dei dischi e -soprattutto- possiamo rientrare completamente nelle spese, senza passare attraverso il filtro delle etichette. Se un gruppo oggi ha la possibilità di suonare molto in giro è bene che si giochi la carta dell’autoproduzione. La distribuzione, a parere nostro, sarà più efficace.

Come nascono i vostri brani (chi li scrive, insomma)? Suonate qualche cover e – se sì – quali e perché?
Nel complesso i brani vengono realizzati insieme. Simona o una di noi arriva in sala con un giro di accordi o con un motivo (di solito registrato ad minchiam col cellulare) e da lì si costruisce insieme la struttura del pezzo. I testi sono scritti o insieme o da Ombretta, che se li deve cantare, ma la collaborazione è continua. Suoniamo diverse cover, anche se stiamo cercando di ridurre il numero a favore dei pezzi di nostra produzione. Facciamo “Wild Man” dei Tamrons, “What a Way To Die” delle Pleasure Seekers e alcuni pezzi degli Headcoats. Ci piace riadattare anche canzoni rhythm&blues, come “Chills & Fever”, e la filosofia che ci guida nella scelta delle cover è: 1) mi piace questo pezzo 2) proviamolo 3A) viene bene: ok, si fa 3B) viene uno schifo: ok, lasciamo stare. Tutto qui.

Cosa bolle in pentola per il futuro? Spiegateci le vostre prossime mosse e impegni…
In primavera ci piacerebbe fare un mini-tour per promuovere il disco e ovviamente ci piacerebbe fare uscire un altro 7″, o, meglio, un album. Ma intanto veniteci a vedere! Suoniamo il 16 dicembre allo Spazio 211 a Torino con i nostri amici Sick Rose, il 30 dicembre al Taurus di Ciriè con King Salami e il 31 si festeggia il capodanno al Taun.

Girls in the garage

Thee Bomb’o’Nyrics – Tonite/Tu N’es Pas Là (Autoprodotto, 2011)

Il nome delle Bomb’o’Nyrics circola da un po’ e vi è ronzato nelle orecchie se frequentate il fatidico “giro”. Ora, però, se non avete ancora avuto occasione di vederle live o di conoscerle direttamente, potete toccare con mano (ma non come pensate voi, pirloni),  grazie a un bel 7″ autoprodotto, in vinile rosso caramella, da piazzare sul vostro piatto stereo.

Una all-girl band quindi, con innegabili radici nella tradizione Sixties e bubblegum: tutto è molto filologico, a partire dal look e dal feeling che emana il dischetto.
I due brani sono semplicemente come dovrebbero essere e come ci si aspetta che siano: melodici ma non zuccherosi, punk ma non sguaiati, selvaggi ma non esageratamente lo-fi.
Se vogliamo “Tonite” è più di stampo garage revival, con un riff portante che incattivito dai suoni del caso sarebbe quasi alla Morlocks; mentre la b-side dal sapor francese – almeno nel titolo – è decisamente più Sixties (con un tocco modernizzante di Cynics, così per buona pesa).

Non si sono inventate nulla, insomma, le Bomb’o’Nyrics, ma è proprio questo – come già detto decine e decine di volte – il pregio fondamentale. Il perpetuare con passione e fedeltà una tradizione che paradossalmente sembra viva e vegeta, ma solo perché là fuori c’è tanta gente che ci si appiccica per moda. E la moda, come la storia insegna, uccide più dell’aids.
Procuratevi il disco e fatevi un favore: non pensate subito o solo alle minigonne e agli stivali – cioè pensateci, che son cose piacevoli… ma prima piazzate la musica.

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