Santa Muerte, pensaci tu

santa muerteSanta Muerte – Age Of Sorrow (Miacameretta, 2014)

Un singoletto gustoso, quello dei Santa Muerte. Che non sono i Santa Muerte dell’area milanese (nostra vecchia conoscenza), ma una band di Mola di Bari. I riferimenti pescano a piene mani tanto nell’acido pre-punk di band stile 13th Floor Elevators, quanto nelle suggestioni voodoo punk di Gun Club e progenie, ma anche nelle sfuriate di puro Italian gothic dei primi Not Moving. E un tocco di psichedelia più sul paisley (altro…)

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Il fantasma di Jeffrey Lee Pierce tra Tenerife, Berlino e Parigi

Dallas Kincaid & Evilmrsod – Subterranean Power Strain (autoprodotto, 2011)

Non so come mi abbiano trovato, ma porca puttana la miseria, meno male che l’hanno fatto. Non mi farò altre domande, perché qui c’è davvero roba che scotta e ve ne devo parlare.

C’è questo Evilmrsod, che si chiama Pablo Rodríguez, è di Santa Cruz de Tenerife, ma ora vive a Berlino. Lui – dopo essere stato in una rock’n’roll band di Tenerife – si è dato al blues/folk/rock acustico con risultati apprezzabili e apprezzati. Un giorno Evilmrsod, su Internet, conosce il rocker francese Dallas Kincaid, influenzato da gente tipo Jon Spencer, Cramps, Dogs, Ramones, Stones, Nick Cave, Jeffrey Lee Pierce, Hank Williams the third, Johnny Cash e Iggy Pop. E da qui nasce una bizzarra collaborazione. Bizzarra sulla carta, perché il risultato – ossia questo Subterranean Power Strain – è una bomba. Da godere senza remissione.

Le influenze sono chiare e pescano nel calderone del rock’n’roll malato, del punk blueseggiante, del blues punkizzato, del rock gotico western, ma anche del folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d’ossigeno.
Gli addendi, come potete vedere e sentire, sono semplici e noti, ma il risultato è stupefacente: musica di quella che ti entra nelle ossa e ti fa ricordare, anche solo per qualche istante preziosissimo, cosa hai provato al primo ascolto dei Gun Club, tanto per dirne una. O dei Cramps.

Menzione speciale per la voce spettacolare, che in più di un momento evoca il fantasma di Jeffrey Lee Pierce, facendoci credere per qualche istante che sia ancora vivo e vegeto e stia incidendo ancora ottima musica.

Uno dei dischi dell’anno, per quanto mi concerne.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158 SheryLynn by evilmrsod

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448 Pure by evilmrsod

Aggiungi un posto a tavola che c’è uno zombie in più

Magnolia Caboose Babyshit – Misocynic (autoprodotto, 2011)

Doh. Potrei iniziare con un complimenti per il nome, visto che è uno di quelli che non si vedono molto spesso (grabbato ai Mudhoney che con questo titolo coverizzarono un brano dei Blue Cheer). Ma sarebbe un po’ poco, francamente… e infatti – per fortuna – la faccenda è più interessante.

Dieci brani, poco meno di mezz’ora totale, per un cd autoprodotto di sano voodoo punk, rockabilly e horror punk garagioso (tipo primissimi Misfits, pre-Walk Among Us). Il primo brano lascia immediatamente il segno e setta il mood del disco: echeggia fortemente di Gun Club, ma con un cantato a tratti baritonale (molto) vagamente alla Danzig. Io quando sento odore di Gun Club drizzo orecchie, peli della schiena e tutto il resto. E infatti questi quattro Magnolia Caboose Babyshit from Recanati non deludono per nulla.

Certo, poi ci sono anche influenze più punkettone e rockettare in gioco, compresa una bella dose di rock australiano, ma il binario comune su cui la band si muove è – appunto – il punk intriso di atmosfere esoteriche stile rituale haitiano, tra guizzi blueseggianti stravolti, riverberi appiccicosi e tempi a tratti stomp. La voce, peculiare e sempre molto effettata, acuisce l’atmosfera da horror della Hammer, quasi fosse quella di un narratore intossicato e infido che ci vuol portare dentro alle sue storie, per non lasciarci mai più andare.

E si viaggia così fino alla traccia numero cinque (“Women I Know”), che riesce a dare una virata inaspettata al tutto: un brano neogarage psichedelico e molto folk rock (diciamo roba alla Peter Sellers & The Hollywood Party, per darvi un’idea). Sia ben chiaro, non è un male, anzi… il pezzo ha un riff evergreen che dopo il primo giro t’ha già agganciato all’amo e ti fa stare lì a ciondolare mentre la musica và.
Chiusa la parentesi più intimista si torna all’aria sulfurea e alle atmosfere torride già descritte, tanto per non sbagliare.

Bel disco davvero e bel gruppo, a testimonianza – ancora una volta – che il garage rock in Italia mai è morto o declinato. Forse s’è solo un po’ nascosto, ma è vivo e vegeto.
Unico appunto: forse dieci brani tutti d’un fiato verso la fine si accusano… ma è una problematica che tutti noi che ascoltiamo e suoniamo questa roba conosciamo bene. Fa parte del gioco.
E ricordate, come dicono i Magnolia Caboose Basbyshit, che “chi va a letto prima di mezzanotte è un mascalzone”.

Canta coi cani

Singing Dogs – Dejavoodoo Blues (Primitive, 2011)

Sì, meno male che a volte capita. E quando succede si gode e per un paio di settimane ti passa la voglia di chiudere tutto. Già, quando ricevi cosette come questo 10″ dei Singing Dogs (cortesia della immensa Primitive Records) le paturnie e i mugugni si dissolvono. Per un po’ almeno.

Già l’impatto fisico e visivo non lascia dubbi: un vinilotto da 10″ con copertina b/n, grafica di gran classe che puzza di pennarello e fotocopie, per un duo (chitarra e batteria) che intitola il disco e la title track con quello che pare un omaggio ai canadesi Dejavoodoo – mai troppo ricordato duo seminale che stritolava insieme punk, garage, rockabilly e rock’n’roll (beccatevi i dischi, se li trovate, fatevi un favore).

Musicalmente, poi, preparatevi a un bel trattamento completo di shampoo-barba-capelli non appena la puntina cala sul microsolco: perché qui si fa sul serio con un rock’n’roll selvaggio, ora punkizzato, ora bluesato, ora garagiato. I Singing Dogs non abbracciano un genere preciso, ma frullano il meglio di tutti quelli appena elencati (e vogliamo metterci un leggero tocco di surf ed exotica, ma proprio leggero leggero? Mettiamocelo) con un’attitudine selvatica e urticante, che riporta alla mente i fasti di certe band Crypt dei tempi d’oro.

C’è poco da star qui a fare della poesia e a tentare di descrivere quello che per definizione si percepisce con le palle e lo stomaco, non col cervello… io vi consiglio VIVAMENTE di somministrarvi buone dosi di questa roba. E di regalarvi questo 10″. Poi ognuno è libero di sbagliare… fate voi.


SINGING DOGS “better of dead”
http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=15790843,t=1,mt=video
SINGING DOGS | Myspace Music Videos

Not Moving mega pack

notmovingNot Moving – st (Spittle, 2009)

Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di Not Moving, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock (altro…)

I ladri di radici vanno all’Inferno. E godono

stolenRnR Terrorists – Stolen Blues (Bubca, 2009)

Questa è facile. Potrei scrivere soltanto: “Ordinate questo cd e basta. Ci sono cose che si devono fare senza discutere o pensare”. Ma, oggettivamente, non sarebbe un gran servizio (altro…)

Bubca a go-go

bubBrothers and Sisters, I wanna see a sea of hands out there. Let me see a sea of hands. I want everybody to kick up some noise. I wanna hear some revolution out there, brothers. I wanna hear a little revolution.

Insomma, siete pronti a una (over)dose di lo-fipunkgaragebluesrockarolla coi controcoglioni? (altro…)

Un’antologia di scritti per Chris D

Minute_to_prayIn questi ultimi anni si sono un po’ perse le tracce di Chris Desjardins, il deus ex machina dei Flesheaters e dei Divine Horsemen.

Ci ha gettato in pasto giusto una manciata di cosette; la più eclatante (almeno per un quarto d’ora lo è stata) è una reunion a tempo determinato dei Flesheaters per il festival All Tomorrow Parties. (altro…)

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