Non respirare, non serve

buioingolaBuioingola – “Dopo l’apnea” (Autoproduzione – 2013)

[di Mario Selaschetti]

Benvenuti nell’epoca dell’ipercapitalismo globalizzato dove nei supermercati la differenziazione dei prodotti che finiscono sugli scaffali è portata all’estremo per inseguire una domanda sempre più annoiata e in continua ricerca di nuove sensazioni. E così, tra un’acqua che ti aiuta a far pipì e uno Yogurt che ti fa evacuare, anche nel mondo musicale fioriscono migliaia di generi musicali differenti. Un po’ perché siamo tutti contaminati da questo Zeitgeist commerciale un po’ perché la mente umana non dorme mai e continua a mescolare e mescolare i propri stimoli, senza fine (altro…)

100 giorni e 100 notti con Sharon Jones

sharonjonescd.jpgSharon Jones & The Dap-Kings – 100 Days & 100 Nights, Daptone Records 2007

E’ incredibile come la musica nera trovi sempre il modo di affascinare e appagare: da quasi un secolo, ormai, gli afroamericani inventano e reinventano se stessi ed è impossibile stare fermi, qualsiasi cosa tirino fuori dal cilindro, dal pre-war blues alle tendenze moderne.

Se, da una parte, il soul trova raffinate forme “nu” (se siete blackmilkers di ampie vedute provate ad ascoltare il nuovo di Erykah Badu, ad esempio), dall’altra cresce forte e vigorosa la corrente che ritrova e rinnova il suono original.
Sharon Jones è una pedina cardine di quest’ultimo modo di fare soul e alla sua corte ci sono i Dap Kings, una band che più original non si può. Il disco in questione è talmente perfetto e preciso da lasciare senza parole. Non c’è una virgola fuori posto, la potente voce della Jones non è mai sopra le righe (e, con un’ugola così, sarebbe facile ricevere consensi solo salendo con le ottave), la misura è il puro stile.

La Jones dondola tra le battute degli uptempo arrivando sempre puntualissima, sotto i Dap Kings distillano quanto di più preciso si possa chiedere: tutto è perfetto, come scendere in pista da ballo con un un tonic suit tagliato su misura. Il contenuto di 100 Days & 100 Nights è un soul pieno, di marca 1965-66, fortemente legato al R&B. La mezz’ora della sua durata si divide tra brani veloci (come “Something’s Changed”, “Tell Me” o “Keep on Looking”), stomper (“Be Easy”, “Answer Me”) e slow sanguigni e sensuali (“When the Other Foot Drops, Uncle”, “Humble Me”). Qualcuno potrebbe sfoderare il termine “derivativo”, ma è destinato a essere messo a tacere dalla realtà. Perché questo disco appartiene al passato: il fatto che sia uscito nel 2007 è totalmente casuale. Puro latte nero dalla superficie vellutata.

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