I crimini pop di Rowland

Rowland S. Howard – Pop Crimes (Liberation, 2009)

Laggiù in basso è sempre stato il luogo migliore.
Laggiù in basso non importa chi tu sia.
Laggiù in basso la Redenzione non ha senso.
E Rowland lo sa (altro…)

Nick Cave alla corte di Re Inchiostro

Nick Cave – Re Inkiostro I (Arcana, 1990)

“Sono rimasto un pò deluso dello… spessore. Di quanto sia esiguo.
Pensavo di aver scritto molto di più!
Mi dà l’impressione di aver passato anni a cincischiare”

(Nick Cave)

Nel 1988 vide la luce King Ink, raccolta di testi e scritti vari di Nick Cave, prontamente tradotta – due anni dopo – sotto l’egida di Alberto Campo per Arcana Edizioni.

E’ strano per un’artista tout court cominciare un processo di parodia e autocritica già da così giovane, non fosse che il personaggio in questione, Mr. Caverna, col concetto di giovane ha sempre avuto poco o niente da spartire, connotati somatici compresi.
La sub-creatura australiana – che ha avuto tra le sue ossessioni quella della grafomania – pensò bene di fare un punto della situazione, giunto dopo burrascosi e tormentati approdi  artistici verso la trentina, e buttar giù (nel senso di “liberarsi catarticamente di”) scorie e allucinazioni raccolte coi selvaggi Birtday Party, sceneggiature teatrali mai sceneggiate con o senza  “lingua di seprente” Miss Lydia Lunch, opinioni di schizo-lucidità sulla new wave anglosassone, aborti di cortometraggi onanisti.

I semi del male sparsi in un pugno di pagine, il tutto centrifugato in una lavatrice al vetriolo che imprime sui panni/pagine disegni, appunti, impressioni, cancellature e sottolineature da scolaretto ribelle e automutilato, in preda a un puro lirismo nichilista.

A distanza di anni, quello che potrebbe sembrare un diario maledetto o un ammutinamento esistenziale risulta – in maniera grottesca e  paradossale – un premeditato oggetto di marketing adolescenti asociali o, almeno, un gesto di megalomania mistica studiata a tavolino. Oltremodo giustificata considerando lo spessore del personaggio, sia chiaro!
L’autoreferenzialità di Re Inchiostro sfila i panni a un Re compiaciuto di esser Nudo (Nick the Stripper), di esser un tossico fasciato di un ego smisurato (più forte della medesima dipendenza da eroina che sconfiggerà a piacimento nel corso degli anni), di coltivare ossessioni mistiche e suicide messe a tacere con la scrittura, di covare depressioni e decadenze teutoniche spolverate e stirate sotto il sole di Sao Paulo. Inquietudini sistemate -poi – con l’avvento di una solida famiglia.

La contraddizione di fondo, che rende questo libro un Vangelo per gli aspitanti rocker, è che ciò che ispira una liturgia lirica di testi per canzoni  uccide. Ciò che ti redime in seguito, al contrario, sembra ucciderti all’inizio.
E’ implicito che questo libro non sia un testamento definitivo di Mr. Cave, ma soltanto un passaggio verso la luce, la redenzione, un processo creativo ed esistenziale molto simile a Mr. Zimmerman.
Senza la maledizione che lo accompagna, Nick Cave non avrebbe conosciuto l’ispirazione che l’ha salvato e portato a essere l’uomo sobrio di oggi. Con il Vecchio Testamento in una mano e un pugnale dall’altra è sicuramente un poeta romantico ancor prima che un musicista o performer.

Un diario romantico di nomadismo esistenziale, ecco cos’è questo Re Inchiostro; ma a differenza di Una stagione all’inferno, in cui Rimbaud fece di una stagione la vita, Cave ha modo di sopravvivere e di spargere altro inchiostro di semi maledetti.

Nick Cave live @ Alcatraz

cave1.jpgNick Cave live @ Alcatraz, Milano, 28/05/2008

Scrollatosi di dosso un po’ di polvere e l’intimismo pianistico degli ultimi tempi – da Boatman’s Call ad Abattoir BluesNick Cave, forte delle nuove frontiere musicali varcate con il suo recentissimo progetto parallelo chitarrosissimo Grinderman, con Dig Lazarus Dig torna alle sonorità minimali e abrasive di dischi quali Henry’s Dream e Let Love in.
Di sicuro c’è maggior accessibilità e apertura – per non dire disponibilità e generosità – del “Reverendo Cavernicolo” verso il grande pubblico, per via di ritornelli orecchiabili e accattivanti sonorità pop(ular) da canticchiare in macchina, così come ai concerti.

Veniamo al dunque… discoteca Alcatraz di Milano, 28 maggio. Un caldo afoso e appiccicoso fa da cornice alla prima tappa del tour italico del menestrello australopiteco, lo stesso clima di quando lo vidi all’Arezzo Wave all’indomani dello struggente successo di “No more shall we part”; lo stesso bagno di folla, anche se ad Arezzo era gratis e, forse, c’era qualche migliaio di teste in più.

Non più dark o tossici, non più derelitti e galeotti persi su questa secca disperata landa che è il mondo: Nick Cave oggi attira il pubblico eterogeneo e trasversale di Madonna e dei grandi nomi del palinsesto rock. Consacrato come scrittore, musicista, filmaker e attore, Mr. Tupelo è soprattutto un meraviglioso entertainer. Lo si capisce dalla sua presenza scenica, che lo rende mattatore incontrastato, affiancato dalle sonorità chirurgiche e precise dei fedelissimi Semi Malvagi.
Scherza e gioca con il suo pubblico come un istrione, senza mai scadere nel compiacimento o nella parodia; e anche se un po’ scoppiato, rispetto ai tempi di Tender Prey, la passione e la carica di “Mercy Seat” sono sempre pronte in agguato, con l’attacco del piano e della sua voce baritonale (ormai più impostata e meno sguaiata del periodo maudit).

Dig Lazarus Dig è eseguito quasi completamente, tra ovazioni e siparietti di “Mille fucking grassie” sparati dall’ormai naturalizzato Nicola Caverna, improbabili imbracci e abbracci di Telecaster, capolavori invecchiati bene come il buon vino (“Tupelo”, “Red Right Hand”, “Nobody’s Babe”, “Ship Song”, “Papa Won’t Leave You, Henry” fino a una tenerissima e solitaria “Into my arms”, eseguita come da copione al piano, suo vecchio amore).

Il continuo mutamento e l’ossessiva ricerca di Nick Cave sono un atto di fede. E questo ossimoro vivente deve essere semplicemente accettato: come il dogma cristiano, non si discute… Egli converte anime di continuo e persino Lazzaro potrebbe rialzarsi, dopo un concerto del genere.
Salvifico!

Teenage Jesus & the Jerks… again

Se vi capitasse di essere in quel di New York intorno al 13 giugno, preventivate di fare un salto allo Knitting Factory: potreste beccarvi uno dei due concerti di reunion dei Teenage Jesus & the Jerks, miti della no-wave newyorkese capitanati dalla geniale pornostrega Lydia Lunch e dal folle musico James Chance. Si vocifera anche della presenza di Jim Sclavunos (ex Teenage Jesus & the Jerks, ex Sonic Youth e ora nei Bad Seeds dell’illustre Nicola Caverna). Ci saranno anche altre band durante la serata, ma la scaletta è ancora da scoprire.

La reunion (che il gruppo ci tiene a definire decisamente estemporanea, senza alcun piano per il futuro) è stata decisa per completare la presentazione del volume No Wave: Post-Punk. Underground. New York. 1976-1980 di Thurston Moore e Byron Coley, in uscita il primo giugno.

Sempre a giugno, inizierà una campagna di ristampe della Atavistic, che farà uscire tutti i lavori dei Teenage Jesus & the Jerks.
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