Bedouin Soundclash: gospel di strada

bedouin.JPGBedouin Soundclash – Street Gospels (SideOneDummy Records, 2007)

I Bedouin Soundclash si incontrano nel 2001 all’università di Toronto e, spinti dalla passione per la musica raggae e dub, decidono di fondare una band. Il loro nome deriva da un album del 1996 dello sperimentalista israeliano Badawi. Già nello stesso anno vincono la battle of the bands organizzata dalla Queen’s University e, subito dopo, entrano in studio per registrare il loro album di debutto Root Fire.
Nel 2004, il bassista dei Bad Brains, Darryl Jennifer, deciderà di produrre il loro secondo lavoro “Sounding a Mosaic”, che li porterà alla ribalta in America e in Europa.
Street Gospels è quindi il frutto delle loro ultime fatiche in sala d’incisione, sempre supportati e prodotti da Jennifer e da una nutrita schiera di altri special guest del calibro di Money Mark (The Beastie Boys) alle tastiere e di Vernon Buckley (The Maytones) ai cori.
Il risultato è molto convincente: un mix di raggae, dub e pop fatto con maturità e competenza, cosa di questi tempi veramente rara, in un mercato discografico che butta la ribalta orde di ragazzini inesperti le cui uniche virtù sono la maglietta giusta e un visino accattivante.

Street gospel lo si ascolta molto volentieri: è solare, con brani orecchiabili che riescono a “crescerti dentro” uno dopo l’altro, senza annoiare. “Wall fall down” è una piacevole canzoncina che unisce le sonorità caraibiche a quelle pop, mentre “12-59 Lullaby”, scelta come colonna sonora del telefilm Grey’s Anatomy, è una delicata ballata pop in levare graffiata solamente dalla voce del cantato di Jay Malinowski. Notevole è “Hush”, pezzo a-cappella con un ottimo intreccio vocale: da qui si capiscono l’impegno a la serietà del gruppo, in quanto non tutti sono in grado di cantare senza ricorrere all’artificio di nascondere una stonatura sotto a un muro di chitarre elettriche. Nel complesso Street Gospels” è davvero un album che vale la pena comprare e ascoltare: certo, non è il caso di gridare al miracolo, ma si ha la possibilità di sperimentare un prodotto realizzato bene e sincero!

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