Siamo tutti figli di Abort

Nerorgasmo – s/t (FOAD, 2011)

La stagione del punk e dell’hc italiano – quella che si è srotolata in maniera anarcoide, frammentaria, ma implacabile nell’arco di tutti gli anni Ottanta – ha lasciato diverse band fondamentali, che ci invidiano in terre straniere (l’elenco dei soliti noti ve lo risparmio). Gente a cui sono dedicati da anni articoli, monografie, ristampe; per non parlare delle reunion più o meno patetiche / più o meno esaltanti.

Ebbene il caso dei torinesi Nerorgasmo, in quel succoso guazzabuglio di cui sopra, è atipico. La loro è una storia fatta di genio e nichilismo. Un nichilismo che permea la musica, ma prima di tutto le esistenze dei membri della band, con il fu Luca Abort Bortolusso in testa alla fila, a condurre la carica.

I Nerorgasmo non hanno mai goduto della mitizzazione toccata ad altri nomi a loro contemporanei (per intenderci: se chiedete a un ragazzetto, probabilmente vi citerà Negazione, Wretched e Indigesti) e – a posteriori – c’è un senso recondito in questo.
In un momento in cui l’impegno sociale – sotto forma di slogan, rivendicazioni massimaliste antisistema, acab come se piovesse etc etc etc – i Nerorgasmo erano l’ala nera che oscurava il sole, una pera di nichilismo infernale direttamente nella giugulare. Una band intrisa di disagio che si trasforma in rabbia implosiva: pochi slogan, ma quintali di lucida introspezione distruttiva, che sbriciola dogmi, riti, routine e gabbie delle vite alienanti a cui siamo legati come animali alla catena.

E il disagio, oltre a esplodere incontenibile nei testi di Abort, è anche la cifra stilistica del loro sound: un punk hardcore mai troppo veloce, scuro, inquietante, con tocchi leggermente dark (seppelliti sotto a tonnellate di distorsione e crudezza, non temete).
Senza timore di esagerare dico che è palese come i Nerorgasmo fossero i Void italiani: stessa attitudine sonora grondante sangue marcio e mal di vivere, stessa gelida e lucida negatività, stesso immaginario dantesco.

Musica per anime danneggiate; musica per cervelli che si sedano per non esplodere; musica per filosofi dimenticati, con la schiuma alla bocca e un quartino di roba in tasca. La tragedia incombe plumbea su ogni riff, su ogni riga di testo. Ed è catartica – se si ha la forza di resistere al suo peso – oltre che in grado di dare dipendenza. Infatti vi ritroverete ad ascoltare il cofanetto assemblato da FOAD Records in maniera ossessiva, a ripetizione, scoprendo ogni volta un riff nascosto, una frase lancinante o un passaggio dissonante che fa raddrizzare i peli sulla schiena.

Grande operazione, dunque, questa ristampa che arriva in formato di cofanetto digipack con cd, dvd e booklet. Il cd contiene tutto lo scibile inciso dai Nerorgasmo, in studio e live (comprese nove registrazioni inedite); il dvd è un documento speciale, visto che è una testimonianza dei Nerorgasmo dal vivo, assemblata utilizzando le riprese relative a due diversi concerti tenuti nel 1993 a Torino a El Paso.
Ne esiste anche una versione deluxe con gadget inclusi, ma potrebbe essere sfortunatamente terminata; ad ogni modo, non sono i gadget a dovervi interessare, ma piuttosto la grandezza e la forza espressiva di questa band.

Procuratevelo, imparatelo a memoria, consumatelo e ogni tanto tirate una bestemmia velenosa in onore di Abort, che in maniera tragicamente coerente con la sua visione nichilista è morto, portato via da un’overdose nel 2000.

Ordinatelo qui (saranno i 16 euro meglio spesi del decennio, garantito).

Un’antologia di scritti per Chris D

Minute_to_prayIn questi ultimi anni si sono un po’ perse le tracce di Chris Desjardins, il deus ex machina dei Flesheaters e dei Divine Horsemen.

Ci ha gettato in pasto giusto una manciata di cosette; la più eclatante (almeno per un quarto d’ora lo è stata) è una reunion a tempo determinato dei Flesheaters per il festival All Tomorrow Parties. (altro…)

Jay da antologia

jaycd.jpgJay Reatard – Singles 06-07 (In the Red, 2008)

Mai mi ero filato i Reatards e tutti i progetti in cui ha avuto – e ha – le mani in pasta Mr Jay Lindsey. Chissà perché poi… ma proprio non trovavo nessun motivo di interesse, così a pelle, in ciò che questo nativo di Memphis propone.
Errore, devo confessarlo. Pur essendo ancora ignaro di quasi tutto il suo repertorio, infatti, è piuttosto chiaro dall’ascolto di questa compilation di singoli (negli ultimi anni ha fatto praticamente solo singoletti vinilici il ragazzo: scelta grandiosa e decisamente “contro”) che c’è talento, attitudine, la giusta rozzezza e passione bruciante a go-go.

Da profano, arrivato con l’ultimo treno, ammetto di essere rimasto piuttosto colpito da questo personaggio; e dire che lo conoscevo marginalmente e quasi solo per un episodio primaverile che l’ha visto protagonista di una serie di polemiche e intemperanze online, in seguito a un concerto con problemi di security e – di conseguenza – interrotto dal signor Reatard (leggete questo post preso direttamente dal blog di Jay per sentire la sua campana). Jay è una discreta testa calda (per non dire di ca**o), ma con una dose da cavallo di talento.
I singoletti di questa compilation sono un gustoso mish-mash di garage rock, garage Sixties, punk, Sixties pop, lo-fi, post punk, rock e r’n’r blues/punk sbiellato (diciamo quello tipico del Goner Sound): il tutto apparentemente potrebbe sembrare eterogeneo, ma basta un ascolto per sentire tangibilmente che c’è un filo conduttore in tutto ciò. Oltre alla figura di Jay, c’è un’attitudine e una certa personalità nel songwriting, sempre tenendo in mente che non  stiamo parlando di uno sperimentatore (per fortuna!) o di un pioniere di nuovi suoni.
Un bell’ascolto, quindi, tanto variegato, quanto sanguigno e punk (a modo suo). Poco aggiunge, sinceramente, il dvd bonus che contiene alcuni live show caotici e tumultuosi… sarà che non sono un fan, in genere, dei video dal vivo. Un bel documentario sul personaggio, piuttosto, sarebbe un’ottima visione! Se qualcuno vuole raccogliere il suggerimento…

Per chiudere aggiungiamo che – oltre a scrivere (tanti: è prolifico come un coniglio infoiato) bei brani – Mr Reatard in studio spesso suona tutti gli strumenti (mentre dal vivo si avvale, ovviamente, di musicisti… gli ultimi con cui sta suonando sono davvero personaggi che non sfigurerebbero in un documentario su disadattati e postadolescenti suburbani).
Come se non bastasse, nel 2008 Jay ha iniziato – e sta per completarla – una collana di singoli vinilici pubblicati a raffica (e i nedizioni piuttosto limitate) dalla Matador. La collana si chiuderà con il sesto, in ottobre, a cui seguirà un’altra compilation su cd come questa, che li conterrà.

50 anni di Stax

51vp0yli4hl_ss500_.jpgAAVV – Stax 50th Anniversary Celebration (Stax Records, 2007, 2CD)

Spettacolare box che accende la cinquantesima candelina sulla torta della label di Memphis. Questo doppio cd riassume, per sommi capi, una serie di singoli rappresentativi della sterminata produzione dell’etichetta (periodo 1961-1969 sul primo disco, 1969-1974 sul secondo).

Il primo round di questo rovente southern jukebox salta agevolmente da Booker T a Carla Thomas (che apre con “Gee Whiz”), da Rufus Thomas (“Walking The Dog”) a Sam & Dave, da Eddie Floyd (“Knock On Wood”) a un magnetico Albert King (“Born Under A Bad Sign”).
Il secondo round è da knockout tecnico: una miniera di Seventies Soul sanguigno, sensuale e raffinatissimo. Dalla seta delle Emotions (“So I Can Love You”), al fascino muscolare di Isaac Hayes (la sua “Walk On By” è un lento assassinio per orchestra e voce), dallo stile definitivo dei Dramatics (“Watcha See Is Watcha Get”), al “message” degli Staple Singers (“Respect Yourself”), dal killer funk dei Bar Kays (“Son Of Shaft”, che si apre col verso “I’m the Son of a Bitch”) alle “faccende tra donne” di Shirley Brown (“Woman To Woman”).

In queste cinquanta canzoni c’è l’essenza della comunità afroamericana tra i Sixties e i Seventies: la sofferenza, la passione, il riscatto, il successo e l’eccesso. Tutto il suono che inzuppa l’anima, tra i blocks di periferia, su di una macchina scassata con il profumo di ciambelle e caffè lungo che esce da un sacchetto di carta sul sedile del passeggero.

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