Thanx god, no dub

Dubby Dub – Sorry, No Dub (Ammonia, 2012)

Uhm… mica male. L’apertura con un pezzo come “Love Kills” che mescola garage rock, punk 77 e un  goccio di Britpop è decisamente un bel biglietto da visita per questi ferraresi che si chiamano Dubby Dub (di cui confesso di avere ignorato l’esistenza fino all’arrivo del cd). Poi a guardare meglio si nota che la band non ha basso (per me: fico!), ma bensì tre chitarre e procedendo nell’ascolto si inquadra meglio il genere: un punk, rock, alternative esuberante, che frulla tutto ciò di buono che i Novanta hanno più o meno elargito – dal noise rock al punk revival, passando per il grunge, l’indie, lo stoner e le deviazioni garagistiche di International Noise Conspiracy e Hives.

Intriganti a sprazzi, divertenti senza dubbio, da risentire più avanti per inquadrarli meglio.

Li aspettiamo con ulteriori prove: nel frattempo rock on…

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Scimmie, meteo e Brit-pop

Monkey Weather – Apple Meaning (Ammonia/Area Pirata, 2012)

Domodossola e il Brit-pop… no, non è il titolo di uno sketch di Mr Bean, ma la semplice composizione di questo cd dei Monkey Weather. E per Brit-pop intendo quella “cosa” che prima di diventare mainstream e omogeneizzata come un Plasmon al pollo, era un movimento fresco, frizzante, divertente e radicato nella tradizione legata ai migliori Sixties.

Questi ragazzi la lezione l’hanno imparata bene, non c’è che dire. E, per quanto un po’ troppo pop e puliti per i miei gusti, hanno ottimi momenti di ispirazione, con pezzi che fanno battere il piedino e qualche ritornello che, nelle mani del gruppo British di turno, potrebbe diventare un tormentone (magari una meteora di tormentone, ma in fondo il famoso quarto d’ora di notorietà si è accorciato a un paio di minuti massimo, quindi ok).
Del Brit-pop i Monkey Weather hanno assimilato anche la lezione a base di arroganza e spavalderia, due virtù a doppio taglio che possono dare anche un po’ fastidio – vedi, ad esempio, la lezione su cosa sia l’indipendenza contenuta nel libretto del promo kit; però a una band che sul banco di prova dimostra un buon talento, queste cose si possono anche perdonare. Almeno in nome dell’esuberanza della gioventù.

Date loro una chance o due o tre o quattro, se siete anglofili hardcore del pop fasciato nello Union Jack: ne sarete felici.

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