Dexateens

dexabass.jpgQualche tempo fa scrissi una buona recensione per il nuovo album dei Dexateens, formazione americana proveniente dal polveroso stato dell’Alabama. La particolarità del loro ultimo lavoro Lost And Found, oltre alla distribuzione gratuita via Internet, è un ritorno ai suoni tradizionali dell’America rurale: il country, il blues e il soul.
In precedenza i Dexateens hanno dimostrato di saper spostare tutti a destra i potenziometri dei loro amplificatori valvolari: con i loro lavori Hardwire Healing (2007, Skybucket Records) e Red Dust Rising (2005, Estrus Records), il canovaccio southern rock è stato ampiamente vitaminizzato con generose dosi di garage e punk rock. Ora, con una storia ormai decennale alle spalle, Matt Patton (che dei Dexateens è il bassista) ci racconta come il ritorno alle radici sia stato naturale e sentito.

Ciao Matt, e benvenuto su Black Milk. Il vostro nuovo album suona davvero fresco e fa risaltare una grande cura nella composizione delle canzoni, stavolta più tradizionali… potresti raccontarmi il percorso che vi ha portato a Lost And Found?
Penso che la scrittura sia tornato poco alla volta verso il tipo di musica con cui siamo effettivamente cresciuti. La nostra è stata una dieta costante a base di vecchio country, gospel e altre forme di folk e roots music. Ci siamo invaghiti del punk da ragazzi, attorno ai vent’anni, e si sente nei nostri primi dischi, credo. Ma siamo tutti un po’ tornati indietro, negli ultimi anni, riscoprendo la musica della nostra infanzia.

Ogni singola canzone su Lost And Found suona davvero calda; l’album ha un’atmosfera rilassata e sembra davvero che la band stia suonando lì, con noi, nella stanza… come avete lavorato in studio?
John Smith ha scritto tutte le canzoni. Lui ha la capacità di esprimere concetti semplici, cose che toccano il cuore. Questo non significa che non sia in grado di scrivere pezzi più selvaggi, ma le sue canzoni in generale tendono ad avere un certo calore. Se aggiungi questa cosa al fatto che le registrazioni sono state fatte in presa diretta su nastro, capirai perchè hai avuto questa sensazione.

…e cosa ci dici riguardo la decisione di rilasciare gratuitamente l’album su Internet? La rete vi ha aiutato molto in questi ultimi anni?
Avevamo bisogno di un’uscita veloce per far fronte a una serie di impegni che ci siamo trovati a dover onorare. Siamo appena tornati dalla South by Southwest Music Conference ad Austin, Texas. Stiamo pianificando un tour degli States in maggio, di spalla ai Drive By Truckers. E’ sempre meglio avere un’uscita da promuovere per fare delle date dal vivo, e queste date si avvicinavano velocemente: il modo più rapido per pubblicare il disco, quindi, è stato quello di metterlo a disposizione gratuitamente. Non è neanche male che questo sia una sorta di “trend” che coinvolge band grandi come i Radiohead, ma anche altri gruppi provenienti dall’Alabama, come i Galapagos.

Com’è stato suonare al SXSW festival? Cosa pensi di tutto il carrozzone dietro a questo evento?
E’ facile essere fagocitati da un evento come SXSW, perché c’è un enorme numero di band che suona. Ho partecipato con diversi gruppi, negli anni, a quel festival. La prima volta andai con la band dei miei vicini, la T-minus Band. Ci accettarono e fu una grande sorpresa: non avevamo etichetta, nè dischi fuori. Siamo stati abbastanza fortunati da avere un discreto pubblico davanti a noi. Ce la siamo vissuta più come una vacanza. Per tornare all’argomento di prima, penso che la distribuzione gratuita del disco Lost And Found ci abbia aiutato ad avere un po’ più di attenzione per l’occasione.

I Dexateens sono insieme dal 1998… come ti sembra essere in una band da così tanto tempo? Come ti sei visto cambiare? E come hai visto il resto dei ragazzi crescere durante tutto questo tempo?
Le cose sono cambiate in molti modi. Il gruppo si è formato attorno ad un gruppo di amici all’Università dell’Alabama: puoi immaginare quanto fosse tutto spensierato allora. Sei giovane e fuori di casa per la prima volta. Eravamo un disastro. I nostri show duravano meno di 20 minuti ed eravamo meravigliosamente distruttivi e selvaggi. Ora siamo tutti separati da almeno 50 miglia di strada. John Smith vive a Yellow Springs, Ohio. E’ sposato ed è impegnato nel dipartimento d’arte di una piccola scuola privata lì. Elliott McPherson ha la sua famiglia e il suo lavoro di costruttore di mobili. Nikalous Mimikakis è entrato più tardi nella band: ristruttura case ed è un promettente impresario a Birmingham. Io ho aiutato mio padre con la sua attività di rilevamenti topografici negli ultimi due anni. Brian Gosdin è l’ultimo arrivato nella nostra famiglia: è il più giovane dei Dexateens. Ha un figlio piccolo e gestisce un famoso rock’n’roll bar, The Nick, a Birmingham.

Questa è una domanda personale, per te… sei stato abbastanza fortunato da suonare con delle autentiche leggende viventi della musica nera americana, come Paul Wine Jones e Ralph “Soul” Jackson… qual è il voodoo incarnato in questi personaggi? Come riescono ad essere così intensi e magnetici?
Ecco, non voglio distruggere nessun mito con questa risposta. Questi personaggi sono unici e tremendamente speciali nel posto dove vivo e, giustamente, tu li vedi come personaggi mitici. Ma io penso che il loro vero genio sia il saper controllare una band. A me piace far casino quando sono su un palco, mi piace attirare l’attenzione: ma gente come Paul e Ralph ti fa capire chi è la vera star. Se provi a rubar loro la scena non duri. Ho suonato con Paul Jones durante gli ultimi anni della sua vita: non si ricordava il mio nome la prima volta che suonai con lui. Dopo due o tre anni siamo diventati una specie di famiglia. Sono persone grandiose e ti fanno capire chi comanda sul palco.

Avete un tour coi Drive By Truckers il mese prossimo e un album che non ha confini, libero nella rete… cosa vogliono i Dexateens a questo punto?
Continueremo a fare dischi. Questo è sicuro. Le offerte per i tour continuano ad arrivare e se sono buone faremo il possibile per accettarle. Ma lo studio è diventato il nostro ambiente più congeniale. Vogliamo fare un disco diverso in ogni occasione. Se pensi che siamo diventati un po’ più morbidi… aspetta. Faremo qualcosa di nuovo presto.
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La Bible Belt dei Dexateens

lostandfound1.jpgThe Dexateens – Lost and Found (free download, Skybucket Records 2008)

Ancora un’altra band sceglie la strada della libertà e della libera circolazione della propria musica: questa volta si tratta dei Dexateens, quintetto di Tuscaloosa (Alabama), già agli onori delle cronache per aver inciso per la storica Estrus Records e per aver attirato le attenzioni di Tim Kerr.

Questo nuovo album vede i nostri avvicinarsi ancora di più alle loro roots: se Hardwire Healing e Red Dust Rising (i loro lavori precedenti) mostravano una deragliante mutazione elettrica sulla base genetica del southern rock, questo Lost and Found sembra più “laid back”, rilassato, come se i ragazzi avessero deciso di scriverlo sulla veranda, come nel vecchio commercial di un celebre whiskey. E, come tutto ciò che si appiglia alla tradizione, richiede tempo: infatti Lost and Found è un “grower” che richiede qualche ascolto, ma poi si insinua nella mente e si fa canticchiare.

il brano d’apertura, “Lost and Found”, il pezzo più sudista, sta in equilibrio su un giro di accordi di due ottave e le tre chitarre annunciano che per loro ci saranno gli straordinari.
“Out On Your Own” svolta sul versante più agreste e traditional, evidenziando quanto lavoro a livello produzione sia stato fatto per ben preparare la release gratuita: in questo disco si sentono quasi le corde pizzicate, le bacchette sul cerchio della batteria e i calli sul MI grave del basso (ascoltate “Altar Blues”), insieme a un rovente impasto vocale. Quest’ultimo aspetto esce chiaro su “Enough Of Nothing”, un elettrico boogie rock in cui sono gli intrecci vocali a stupire.

Lost and Found è un disco fatto di canzoni genuine e sanguigne, capaci di farsi ascoltare, di emozionare (“Kid” e “Slender Thread”) e di dimostrare quanto la band abbia voglia di comporre, suonare e macinare chilometri su e giù per la Bible Belt, col sole sul parabrezza e il fiume Black Warrior a lato. Proprio questo è l’immaginario che mi ha incollato a questo album per un’intera settimana, e ascoltando le conclusive “You’re Gonna Love Me” e “Sweet Little Loser” sarà facile farsi contagiare. C’è dentro il rock, il blues, il country e il Sud.

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