Synth wave d’oltralpe

bippp.jpgBippp – French Synth Wave 1979-85 (Everloving/Born Bad Records, 2008)

Come il punk, anche la nascita della new wave ha seminato band ovunque, molte delle quali rappresentavano allora ciò che oggi viene chiamato indie. Immaginate cosa doveva essere nel 1979-80 avere una band, incidere un singolo, e non avere Myspace per far conoscere la propria musica. La radio e le riviste specializzate, e più di tutti il passaparola (il primo metodo efficace di file sharing di ogni tempo), erano gli unici media capaci di far arrivare suoni sconosciuti ai più.

Anche in Francia non poteva non diffondersi una nuova onda di suoni elettronici, che nei primi anni Ottanta spopolava in Inghilterra grazie a band seminali come gli Human League, Visage e Depeche Mode, mentre in Europa la lezione era già stata ampiamente divulgata da Kraftwerk e Telex.
Bippp, French Synth Wave 1979-85 è la testimonianza di come quei suoni avessero ispirato molti musicisti e non musicisti francesi, e come il talento espressivo talvolta contasse più del saper suonare uno strumento. Nomi (sconosciuti anche ora) come Les Visiteurs du Soir, Comix, e Casino Music propongono tutti un electropop che non ha nulla da invidiare ai cuginetti inglesi: se gli Act giocano a fare il verso a Plastic Bertrand e Devo, i Ruth potrebbero essere i Visage francesi, e così via, in un gioco di rimandi mai banale, ma originalissimo e bizzarro (aprite le orecchie quando ascoltate il pezzo dei Vitor Hublot e indovinate a quale duo franco-tedesco assomiglia!). Se i suoni di questo genere non vi hanno mai annoiato, questa raccolta vi farà capire come il vecchio può essere più attuale di qualsiasi altra cosa.

Gli indefinibili Beat Happening

beathappeningalbumtn5.jpgBeat Happening – s/t (K Records, 1985)

Ci sono band alle quali le definizioni di genere sono sempre state strette. Indie pop? Lo-fi? College rock? Uno di questi gruppi inclassificabili sono sicuramente i Beat Happening e, in particolare, il loro primo omonimo album del 1985.

Calvin, Bret e Heather: tre nomi semplici e anonimi stavano dietro questa band che in sordina ha pubblicato 5 dischi, una raccolta di b-side e un box set che comprende tutto il loro materiale – uscito qualche anno fa per la K Records, fondata dallo stesso Calvin (Johnson). La stessa K racchiusa in uno scudo che Kurt Cobain si era tatuato sul braccio.

I Beat Happening hanno mosso i primi passi proprio mentre Jesus and Mary Chain, Vaselines, Pastels e Shop Assistants gettavano le basi di quello che poi avrebbe dato le prime forme al brit-pop. Facevano parte di questa nuova ondata di band, ma inconsapevolmente.
Locandine infantili disegnate a mano, concerti nelle università, festival indipendenti per studenti e musicisti alle prime armi… i BH sono stati proprio questo: catalizzatori del d.i.y. allo stato puro. E il loro primo disco – raccolta di canzoni per lo più incise in casa con un registratore portatile – rappresenta proprio questo. Pochi pezzi sono davvero registrati in studio: la bellissima e ipnotica “Our Secret”, l’acustica “Foggy Eyes”, la ruvida “Bad Seeds” (dal riff di chitarra molto Cramps) e soltanto un’altra manciata di canzoni. Il resto sono composizioni semplicissime catturate dal registratore, supportate solo dalla voce, da una chitarra acustica e da percussioni create all’istante: brani melodici e stonati, che sembrano arrivare dritti da uno sgabuzzino.

Per molti potrà anche non essere musica. Per molti suonare uno strumento è sinonimo di abilità nell’esecuzione, ma per tanti altri che tu sappia suonare o no, non ha alcuna importanza. Se siete di questa idea, Beat Happening è il disco che fa per voi.

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