Trans d’Egitto non perdona

tueTrans Upper Egypt – s/t (Monofonus Press, 2014)

Col solito colpevole e incurabile ritardo (prometto: se continua così entro maggio chiudo) riesco a recensire questo lavoro dei Trans Upper Egypt, che si cimentano in otto brani di psych, drug rock, space rock,wave e lo-fi. Un mix speciale e gestito in maniera personalissima (come del resto già ci hanno dimostrato nelle uscite precedenti), che li ha portati all’attenzione di un certo mainstream hip internazionale di stampo neo-psych… e il bello è che loro, alla faccia del business e di queste cazzate, sembrano fregarsene riccamente. In pratica: massimo rispetto.

Moderni Can, Hawkwind degli anni Duemila e rotti, Velvet Underground di borgata… chiamateli come volete. Il risultato è comunque sempre Trans Upper Egypt e basta. Tra frazioni dinamiche e altre dilatate, al limite con l’improvvisazione alla Grateful Dead, l’album si dipana intossicato e intossicante, senza mai far cadere la tensione: ed è difficile, nel 2015, trovare un disco che incuriosisca senza mai annoiare.

Se fossimo negli anni Novanta parleremmo di eccellenza italiana. Siccome queste cazzate hanno fatto tragicamente il loro tempo, parliamo solo di musica che va sentita, fatta da un gruppo speciale. E se non vi bastasse, c’è sempre Sanremo per voi.

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