Intolleranza al lattosio

latteLatte + – No More Than Three Chords (Rocket Man, 2014)

Le recensioni dei dischi che non ti piacciono sono sempre le più difficili. Soprattutto se si tratta di un non gradimento da argomentare perché dettato da motivazioni specifiche che esulano dal semplice “non vanno a tempo, scrivono pezzi del cacchio e suonano roba che farebbe vomitare pure il furetto sifilitico di Albertino”.

Ebbene, è vero: a me questo cd non è piaciuto per nulla e ho patito l’ascolto dal primo all’ultimo pezzo. Come non mi piacciono quasi tutti i cloni contemporanei (o meno contemporanei) e seguaci di Ramones, Queers, Screeching Weasel. Scrivo “quasi” perché un paio li salvo, ma perché ci mettono molto di loro per provare a uscire dal seminato canonico (vedi gli ultimissimi Manges, per fare un esempio scontato).

Sarà che nei primi Novanta di questa roba ho fatto una tale indigestione da avere sviluppato semplicemente il rigetto… sarà che effettivamente – più che per altri sottogeneri del punk – mi pare che si giri davvero sempre intorno allo stesso palo, come scimmiette impazzite.
Sarà quel che sarà.
Il risultato non cambia.

Sia ben chiaro: quello che vogliono fare lo fanno e con cognizione di causa, i Latte +, che hanno circa 17 anni di storia alle spalle e (a quanto leggo in giro) stavolta sono alle prese con un sound ramonesiano velocizzato che non era tipico delle loro uscite precedenti (confesso di ricordare il nome da anni, ma sarei un bugiardo se dicessi che ho memoria di avere sentito un loro disco prima di oggi).
Suonano compatti, cantano (deo gratias) in inglese e non in italiano con effetto “benvenuti nella Brianza punk rock del 1997” (lo so: ho scritto Brianza ma loro sono toscani… era per dare un’idea del territorio sonoro in cui ci si muove). Insomma, il disco in sé non è brutto, sbagliato o impresentabile… tutt’altro. E’ semplicemente – e tragicamente – uguale a mille altri, senza alcun tratto distintivo. E’ una perfetta raccolta di già sentito, un Bignami completo per fanatici del genere.

Io, però, ho dato 20 anni e più fa, ora non reggo più. Scusatemi, di sicuro sono un diversamente giovane alle soglie del catetere, ma proprio non ce la faccio a risentire queste cose. Questione di gusti, al 90% di sicuro. Ma anche questione che per me basta così e da un bel po’.
Poi, giustamente, ognuno fa ciò che crede e suona la musica che preferisce. Come dicevano quei vecchi sòla? It’s only roghenròl… se ti piace bene, se non ti piace passi oltre.

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